Il mercato finanziario non è un “fantasma”

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Nei giorni scorsi è apparsa (inosservata) la notizia dello studio della banca d'affari americana Morgan Stanley e pubblicato da BusinessInsider, che usando un calcolo più esteso (non solo il debito degli Stati ma anche il debito delle istituzioni finanziarie/banche; quello non finanziario, delle imprese; il debito delle famiglie), indica nel REGNO UNITO il paese più indebitato al mondo, con il rapporto debito/PIL del Regno Unito pari al 900%.
Se aggiungiamo i dati sul debito USA che è di 4 punti superiore all’intero debito dei Paesi dell’area Euro, risulta chiaro che nei comportamenti del “mercato finanziario” entrano in gioco non solo e non tanto le valutazioni “oggettive” sulle affidabilità e solidità dei singoli stati, quanto la propria auto-difesa di dominio incontrastato coniugata con l’appartenenza nazionale.
Infatti il “mercato finanziario” non è un’entità astratta, indistinguibile, fumosa, non identificabile, quasi un “fantasma”, ma è fortemente condizionato, per non dire governato di fatto, da 10 gnomi malefici (veri eredi ed interpreti autentici delle politiche reagan-tatcher) cioè 5 banche d’affari e 5 SIM (società di intermediazione mobiliare), che sono tutte anglo-americane, che peraltro si avvalgono di 3 agenzie di rating (anch’esse statunitensi): questa è la vera spiegazione del perché nessuno pensa di attaccare le banche inglesi o il Regno Unito; anzi, ciò spiega molto il recente rifiuto di Cameron di non appoggiare le decisioni europee del 9 dicembre scorso, motivato appunto dalla richiesta (non accolta) di avere esenzioni e deroghe per la City e per le Banche inglesi.
Per lo stesso motivo anche gli USA ed il dollaro risultano al riparo da speculazioni finanziarie; la conferma si è avuta ad agosto 2011, quando il declassamento degli Stati Uniti da tripla A ad AA+ da parte dell’agenzia di rating Standard&Poor’s (che a settembre 2008 dava l’affidabilità massima -tripla A- a Lehman Brothers, pochi giorni prima del suo fallimento, che diede inizio alla crisi) ha avuto come effetto non solo le ultime massicce speculazioni, ma anche poco tempo dopo, che il massimo responsabile di Standard&Poor’s, è stato costretto alle dimissioni.
Ovviamente le agenzie di rating rimangono il braccio operativo dei 10 gnomi malefici che perseverano nell’attacco ai Paesi dell’Euro, con l’obiettivo recondito di far saltare la moneta unica europea, sia per consolidare lo strapotere mondiale nonché ottenere ulteriori terreni speculativi e di profitto, salvo continuare sul piano interno USA ad usare indebite pressioni per favorire il tea-party ed i repubblicani, sostenitori e teorici del neo-liberismo senza vincoli e controlli.
E l’Europa? A parte tentativi di difesa ritardati e molto parziali, perciò non molto efficaci, sembra impotente di fronte ai tentativi dei mercati finanziari (orchestrati dai 10 gnomi malefici anglo-americani) di smantellare l’euro, con l’attacco ai singoli stati (Grecia, Portogallo, Irlanda, Spagna, Italia, anche Francia e Germania non sembrano al riparo). Fra l’altro con la palese contraddizione dei suoi massimi esponenti: da un lato Merkel e Sarkosy fanno finta di dimenticarsi che nel 2003 Germania e Francia chiesero ed ottennero deroghe sullo sforamento dei parametri europei, dall’altro Rhen –Commissario economico europeo e Junker –Presidente Eurogruppo, che assieme al duo “Merkosy”, nei rispettivi paesi appaiono difensori del proprio modello sociale nazionale, mentre dal pulpito “europeo” ripropongono ai paesi i difficoltà, cure draconiane neo-liberiste quale unica soluzione per curare le crisi originate dal capitalismo neo-liberista (valga per tutti l’esempio Grecia, che all’inizio poteva essere salvata con un intervento tempestivo e meno devastante, utilizzando minori risorse di quelle che sono state e continuano ad essere necessarie, mentre i continui rinvii europei nelle decisioni e l’imposizione di politiche di tagli neo-liberisti ha prodotto l’unico risultato di avere un paese (ben oltre i propri demeriti e privilegi insostenibili) che è quasi in bancarotta oltre che disastrato sul piano sociale, occupazionale, dei redditi, con scarse possibilità di risalita; tant’è che c’è chi insiste a teorizzare un default pilotato per la Grecia, che l’inettitudine europea ha finito di affossare.
Ripeto una considerazione più volte espressa: COME MAI SI PERSEVERA NEL RIPROPORRE CURE DA CAVALLO DI STAMPO NEO-LIBERISTA PER RIMEDIARE ALLE CONTINUE E RICORRENTI CRISI FINANZIARIE ORIGINATE DAL CAPITALISMO NEO-LIBERISTA? Probabilmente l’obiettivo recondito è quello di porre fine una volta per tutte, a quel che resta del modello sociale europeo, imponendo smantellamenti del welfare e scaricando i sacrifici solo tra la middle-class ed i più esposti, evitando nel contempo che chi è causa dei disastri ne paghi il costo.
Sembrano dissolte, quasi scomparse, le teorie di politica economica di Keynes e di Galbraith, l’economia sociale di mercato, la solidarietà marxiana, la dottrina sociale della chiesa ed il solidarismo cattolico, etc., a fronte del dominio incontrastato del pensiero neo-liberista, peraltro sposato integralmente dalle istituzioni internazionali ed europee.
Nonostante ciò, credo che questo 2012, possa rappresentare l’anno della speranza, perché sia in Francia che in Germania (oltre che negli USA) ci saranno le elezioni, che mi auguro possano determinare un Mitterand od un Khol (padri nobili dell’euro); cioè leader che siano in grado di anteporre l’Europa ai loro interessi personali, di partito o nazionali; perché quest’ultima crisi scaricata sull’euro e sull’Europa, ha evidenziato in modo irrefutabile che l’attuale “europa in mezzo al guado” non ha prospettive; se resta ferma muore e muore l’euro, quindi l’unica strada obbligata è attraversare il guado ed andare sulla sponda di un’Europa che si integri e con chi ci sta (Gran Bretagna fuori) passando dall’unione monetaria, a quella economica e sociale, per una governance dell’economia (anche finanziaria) in grado di imporre regole e che istituisca organi che governino il mercato in funzione di interessi e benessere comune non misurabile solo in termini di profitto; per approdare infine all’unione politica europea, che a quel punto potrebbe condizionare il resto del mondo ed offrire il modello sociale europeo quale alternativa planetaria al neo-liberismo (che palesa la sua vera natura autoritaria e refrattaria alla democrazia, in quanto assolutamente compatibile, per non dire complice, con regimi dittatoriali od ove imperano limitazioni antidemocratiche delle libertà e diritti civili e politici, come ampiamente dimostrato in Cina).
L’Europa non si salva se non si unisce definitivamente, e nessun paese può pensare di salvarsi dalle ceneri dell’Euro, perché tutti nessuno escluso (compresi i “rigoristi oltranzisti” che nascondono l’illusione non dichiarata di poter trarre, al termine della crisi, un vantaggio competitivo rispetto agli altri paesi), verranno sbranati dall’avidità sconfinata ed irresponsabile dei mercati finanziari e dei loro gnomi malefici, con il risultato della prosecuzione del dominio incontrastato dell’egoismo neo-liberista nel mondo senza più oppositori o detentori di modelli sociali alternativi (proprio per questo ai loro occhi pericolosi e da abbattere); in sostanza non ci sarà più speranza per un futuro migliore per i molti che sono “il 99%” (Occupy Wall Street), condizione che invece resterà esclusivamente confinata e relegata ai soliti pochi ricchi ed ingordi.
Perciò rimango fermamente convinto che sia indispensabile oltre che urgente (cogliendo l’opportunità offerta dalla crisi), riuscire ad interpretare la speranza di una società migliore, più equa e più giusta, che solo una accelerazione dell’unione europea può fornire (da monetaria ad economica, sociale e politica, che assuma quale paradigma l' “European Social Model”), per un risveglio di una società civile in grado di riappropriarsi del proprio futuro.
(Flavio PELLIS – Segr.Gen. AReS)
Se aggiungiamo i dati sul debito USA che è di 4 punti superiore all’intero debito dei Paesi dell’area Euro, risulta chiaro che nei comportamenti del “mercato finanziario” entrano in gioco non solo e non tanto le valutazioni “oggettive” sulle affidabilità e solidità dei singoli stati, quanto la propria auto-difesa di dominio incontrastato coniugata con l’appartenenza nazionale.
Infatti il “mercato finanziario” non è un’entità astratta, indistinguibile, fumosa, non identificabile, quasi un “fantasma”, ma è fortemente condizionato, per non dire governato di fatto, da 10 gnomi malefici (veri eredi ed interpreti autentici delle politiche reagan-tatcher) cioè 5 banche d’affari e 5 SIM (società di intermediazione mobiliare), che sono tutte anglo-americane, che peraltro si avvalgono di 3 agenzie di rating (anch’esse statunitensi): questa è la vera spiegazione del perché nessuno pensa di attaccare le banche inglesi o il Regno Unito; anzi, ciò spiega molto il recente rifiuto di Cameron di non appoggiare le decisioni europee del 9 dicembre scorso, motivato appunto dalla richiesta (non accolta) di avere esenzioni e deroghe per la City e per le Banche inglesi.
Per lo stesso motivo anche gli USA ed il dollaro risultano al riparo da speculazioni finanziarie; la conferma si è avuta ad agosto 2011, quando il declassamento degli Stati Uniti da tripla A ad AA+ da parte dell’agenzia di rating Standard&Poor’s (che a settembre 2008 dava l’affidabilità massima -tripla A- a Lehman Brothers, pochi giorni prima del suo fallimento, che diede inizio alla crisi) ha avuto come effetto non solo le ultime massicce speculazioni, ma anche poco tempo dopo, che il massimo responsabile di Standard&Poor’s, è stato costretto alle dimissioni.
Ovviamente le agenzie di rating rimangono il braccio operativo dei 10 gnomi malefici che perseverano nell’attacco ai Paesi dell’Euro, con l’obiettivo recondito di far saltare la moneta unica europea, sia per consolidare lo strapotere mondiale nonché ottenere ulteriori terreni speculativi e di profitto, salvo continuare sul piano interno USA ad usare indebite pressioni per favorire il tea-party ed i repubblicani, sostenitori e teorici del neo-liberismo senza vincoli e controlli.
E l’Europa? A parte tentativi di difesa ritardati e molto parziali, perciò non molto efficaci, sembra impotente di fronte ai tentativi dei mercati finanziari (orchestrati dai 10 gnomi malefici anglo-americani) di smantellare l’euro, con l’attacco ai singoli stati (Grecia, Portogallo, Irlanda, Spagna, Italia, anche Francia e Germania non sembrano al riparo). Fra l’altro con la palese contraddizione dei suoi massimi esponenti: da un lato Merkel e Sarkosy fanno finta di dimenticarsi che nel 2003 Germania e Francia chiesero ed ottennero deroghe sullo sforamento dei parametri europei, dall’altro Rhen –Commissario economico europeo e Junker –Presidente Eurogruppo, che assieme al duo “Merkosy”, nei rispettivi paesi appaiono difensori del proprio modello sociale nazionale, mentre dal pulpito “europeo” ripropongono ai paesi i difficoltà, cure draconiane neo-liberiste quale unica soluzione per curare le crisi originate dal capitalismo neo-liberista (valga per tutti l’esempio Grecia, che all’inizio poteva essere salvata con un intervento tempestivo e meno devastante, utilizzando minori risorse di quelle che sono state e continuano ad essere necessarie, mentre i continui rinvii europei nelle decisioni e l’imposizione di politiche di tagli neo-liberisti ha prodotto l’unico risultato di avere un paese (ben oltre i propri demeriti e privilegi insostenibili) che è quasi in bancarotta oltre che disastrato sul piano sociale, occupazionale, dei redditi, con scarse possibilità di risalita; tant’è che c’è chi insiste a teorizzare un default pilotato per la Grecia, che l’inettitudine europea ha finito di affossare.
Ripeto una considerazione più volte espressa: COME MAI SI PERSEVERA NEL RIPROPORRE CURE DA CAVALLO DI STAMPO NEO-LIBERISTA PER RIMEDIARE ALLE CONTINUE E RICORRENTI CRISI FINANZIARIE ORIGINATE DAL CAPITALISMO NEO-LIBERISTA? Probabilmente l’obiettivo recondito è quello di porre fine una volta per tutte, a quel che resta del modello sociale europeo, imponendo smantellamenti del welfare e scaricando i sacrifici solo tra la middle-class ed i più esposti, evitando nel contempo che chi è causa dei disastri ne paghi il costo.
Sembrano dissolte, quasi scomparse, le teorie di politica economica di Keynes e di Galbraith, l’economia sociale di mercato, la solidarietà marxiana, la dottrina sociale della chiesa ed il solidarismo cattolico, etc., a fronte del dominio incontrastato del pensiero neo-liberista, peraltro sposato integralmente dalle istituzioni internazionali ed europee.
Nonostante ciò, credo che questo 2012, possa rappresentare l’anno della speranza, perché sia in Francia che in Germania (oltre che negli USA) ci saranno le elezioni, che mi auguro possano determinare un Mitterand od un Khol (padri nobili dell’euro); cioè leader che siano in grado di anteporre l’Europa ai loro interessi personali, di partito o nazionali; perché quest’ultima crisi scaricata sull’euro e sull’Europa, ha evidenziato in modo irrefutabile che l’attuale “europa in mezzo al guado” non ha prospettive; se resta ferma muore e muore l’euro, quindi l’unica strada obbligata è attraversare il guado ed andare sulla sponda di un’Europa che si integri e con chi ci sta (Gran Bretagna fuori) passando dall’unione monetaria, a quella economica e sociale, per una governance dell’economia (anche finanziaria) in grado di imporre regole e che istituisca organi che governino il mercato in funzione di interessi e benessere comune non misurabile solo in termini di profitto; per approdare infine all’unione politica europea, che a quel punto potrebbe condizionare il resto del mondo ed offrire il modello sociale europeo quale alternativa planetaria al neo-liberismo (che palesa la sua vera natura autoritaria e refrattaria alla democrazia, in quanto assolutamente compatibile, per non dire complice, con regimi dittatoriali od ove imperano limitazioni antidemocratiche delle libertà e diritti civili e politici, come ampiamente dimostrato in Cina).
L’Europa non si salva se non si unisce definitivamente, e nessun paese può pensare di salvarsi dalle ceneri dell’Euro, perché tutti nessuno escluso (compresi i “rigoristi oltranzisti” che nascondono l’illusione non dichiarata di poter trarre, al termine della crisi, un vantaggio competitivo rispetto agli altri paesi), verranno sbranati dall’avidità sconfinata ed irresponsabile dei mercati finanziari e dei loro gnomi malefici, con il risultato della prosecuzione del dominio incontrastato dell’egoismo neo-liberista nel mondo senza più oppositori o detentori di modelli sociali alternativi (proprio per questo ai loro occhi pericolosi e da abbattere); in sostanza non ci sarà più speranza per un futuro migliore per i molti che sono “il 99%” (Occupy Wall Street), condizione che invece resterà esclusivamente confinata e relegata ai soliti pochi ricchi ed ingordi.
Perciò rimango fermamente convinto che sia indispensabile oltre che urgente (cogliendo l’opportunità offerta dalla crisi), riuscire ad interpretare la speranza di una società migliore, più equa e più giusta, che solo una accelerazione dell’unione europea può fornire (da monetaria ad economica, sociale e politica, che assuma quale paradigma l' “European Social Model”), per un risveglio di una società civile in grado di riappropriarsi del proprio futuro.
(Flavio PELLIS – Segr.Gen. AReS)
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