Verità per Federico Aldrovandi. Dal blog beppegrillo.it
- added May 14, 2008
- 4 responses
-
-
-
- VideoDocg
- ha aggiunto questo
-
Scrivo la storia di quel che è successo a Federico, mio figlio.
È morto il 25 settembre, il giorno di natale sono stati tre mesi…
Ho sempre pensato che sopravvivere ad un figlio fosse un dolore insostenibile. Ora mi rendo conto che in realtà non si sopravvive. Non lo dico in senso figurato. È proprio così. Una parte di me non ha più respiro. Non ha più luce, futuro…
[................]
Federico era a piedi. Era partito da casa in macchina con Michy, che poi non era andato a Bologna.
Erano ormai le cinque del mattino. [...]
[...]
Poi l’ha chiamato anche suo padre. Sul cellulare di Federico il padre è memorizzato col solo nome, Lino.
Una voce ha risposto.
Ha imperiosamente chiesto chi fosse al telefono, ed ha chiesto di descrivere Federico.
Poi si è qualificato come agente di polizia, ed alle nostre domande ha risposto che avevano trovato il cellulare su una panchina dalle parti dell’ippodromo e che stavano facendo accertamenti. Ed ha riattaccato.
Immediatamente ho cercato in Questura, e ho cercato anche ripetutamente un amico che ci lavora.
Nulla.
[...]
La polizia è venuta ad avvisarci solo verso le 11. dopo che lo avevano portato via.
Il suo corpo è rimasto sulla strada dalle 6 alle 11.
E non mi hanno chiamata. Era mio figlio. Nessuno ha il diritto di tenere una mamma lontana da suo figlio!
[...]
La polizia ha detto che un’abitante della zona aveva chiamato perché sentiva delle urla.
Dicevano anche che si era ferito sbattendo da solo la testa contro i muri.
Questo si è rivelato falso. Smentito dalle verifiche. Federico era sfigurato dalle percosse.
[...]
Hanno detto che non voleva farsi prendere. Che ha lottato ed è salito anche in piedi sulla macchina della polizia. I medici hanno riferito che aveva lo scroto schiacciato, una ferita lacero-contusa alla testa e numerosi segni di percosse in tutto il corpo. Ho potuto vedere solo quella sul viso, dalla tempia sinistra all’occhio e giù fino allo zigomo, e i segni neri delle manette ai polsi. L’ho visto nella bara. Il suo corpo non sembrava più allineato e simmetrico. Il mio bambino era perfetto, e stupendo. L’hanno distrutto…
E la polizia mi raccontava che era drogato. Che si era fatto male da solo. Che tutto questo era successo perché era un povero tossico e noi sfortunati…
Lo vogliono uccidere due volte. Le analisi hanno confermato che quel che aveva preso era irrilevante. Non certo causa di morte né di comportamenti aggressivi. Semmai il contrario.
[...]
Ha certo cercato di scappare. Di non farsi prendere. Visto com’era ridotto si capisce come lo abbiano fermato. Quando lo hanno immobilizzato, ammanettato a pancia in giù non ha più avuto la forza di respirare.
Chissà quando se ne sono accorti?
L’ambulanza è stata chiamata quando ormai non c’era più niente da fare. E nemmeno allora lo hanno portato all’ospedale per provare un intervento estremo. Lo hanno lasciato lì sulla strada. Cinque ore. Poi lo hanno portato all’obitorio. E solo allora sono venuti ad avvisarci.
Perché?
Se fosse vero che dava in escandescenze da solo perché non è stata chiamata subito l’ambulanza?
Perché atterrarlo in modo tanto violento e cruento? Era solo. Non c’era nessuno. Era disarmato. Non era una minaccia per nessuno.
Perché aspettare tanto prima di avvisare la famiglia? Chiaro. Per non farcelo vedere…
Se lo avessimo visto così cosa sarebbe successo? Che risonanza avrebbe avuto?
[...]
Ad oggi ancora non sono stati depositati ufficialmente gli esiti degli esami medici. Sono emersi solo alcuni dettagli che ho citato prima.
Quel che non mi da pace è il pensiero del terrore e del dolore che ha vissuto Federico nei suoi ultimi minuti di vita. Non ha mai fatto male a nessuno. Credeva nell’amicizia che dava a piene mani. Era un semplice ragazzo come tanti. Come tutti i ragazzi di quell’età si credeva grande ma dentro non lo era ancora. Aveva tutte le possibilità di una vita davanti, e una gran voglia di viverla…
... continua sul Blog della Madre di Federico Aldrovandi
È morto il 25 settembre, il giorno di natale sono stati tre mesi…
Ho sempre pensato che sopravvivere ad un figlio fosse un dolore insostenibile. Ora mi rendo conto che in realtà non si sopravvive. Non lo dico in senso figurato. È proprio così. Una parte di me non ha più respiro. Non ha più luce, futuro…
[................]
Federico era a piedi. Era partito da casa in macchina con Michy, che poi non era andato a Bologna.
Erano ormai le cinque del mattino. [...]
[...]
Poi l’ha chiamato anche suo padre. Sul cellulare di Federico il padre è memorizzato col solo nome, Lino.
Una voce ha risposto.
Ha imperiosamente chiesto chi fosse al telefono, ed ha chiesto di descrivere Federico.
Poi si è qualificato come agente di polizia, ed alle nostre domande ha risposto che avevano trovato il cellulare su una panchina dalle parti dell’ippodromo e che stavano facendo accertamenti. Ed ha riattaccato.
Immediatamente ho cercato in Questura, e ho cercato anche ripetutamente un amico che ci lavora.
Nulla.
[...]
La polizia è venuta ad avvisarci solo verso le 11. dopo che lo avevano portato via.
Il suo corpo è rimasto sulla strada dalle 6 alle 11.
E non mi hanno chiamata. Era mio figlio. Nessuno ha il diritto di tenere una mamma lontana da suo figlio!
[...]
La polizia ha detto che un’abitante della zona aveva chiamato perché sentiva delle urla.
Dicevano anche che si era ferito sbattendo da solo la testa contro i muri.
Questo si è rivelato falso. Smentito dalle verifiche. Federico era sfigurato dalle percosse.
[...]
Hanno detto che non voleva farsi prendere. Che ha lottato ed è salito anche in piedi sulla macchina della polizia. I medici hanno riferito che aveva lo scroto schiacciato, una ferita lacero-contusa alla testa e numerosi segni di percosse in tutto il corpo. Ho potuto vedere solo quella sul viso, dalla tempia sinistra all’occhio e giù fino allo zigomo, e i segni neri delle manette ai polsi. L’ho visto nella bara. Il suo corpo non sembrava più allineato e simmetrico. Il mio bambino era perfetto, e stupendo. L’hanno distrutto…
E la polizia mi raccontava che era drogato. Che si era fatto male da solo. Che tutto questo era successo perché era un povero tossico e noi sfortunati…
Lo vogliono uccidere due volte. Le analisi hanno confermato che quel che aveva preso era irrilevante. Non certo causa di morte né di comportamenti aggressivi. Semmai il contrario.
[...]
Ha certo cercato di scappare. Di non farsi prendere. Visto com’era ridotto si capisce come lo abbiano fermato. Quando lo hanno immobilizzato, ammanettato a pancia in giù non ha più avuto la forza di respirare.
Chissà quando se ne sono accorti?
L’ambulanza è stata chiamata quando ormai non c’era più niente da fare. E nemmeno allora lo hanno portato all’ospedale per provare un intervento estremo. Lo hanno lasciato lì sulla strada. Cinque ore. Poi lo hanno portato all’obitorio. E solo allora sono venuti ad avvisarci.
Perché?
Se fosse vero che dava in escandescenze da solo perché non è stata chiamata subito l’ambulanza?
Perché atterrarlo in modo tanto violento e cruento? Era solo. Non c’era nessuno. Era disarmato. Non era una minaccia per nessuno.
Perché aspettare tanto prima di avvisare la famiglia? Chiaro. Per non farcelo vedere…
Se lo avessimo visto così cosa sarebbe successo? Che risonanza avrebbe avuto?
[...]
Ad oggi ancora non sono stati depositati ufficialmente gli esiti degli esami medici. Sono emersi solo alcuni dettagli che ho citato prima.
Quel che non mi da pace è il pensiero del terrore e del dolore che ha vissuto Federico nei suoi ultimi minuti di vita. Non ha mai fatto male a nessuno. Credeva nell’amicizia che dava a piene mani. Era un semplice ragazzo come tanti. Come tutti i ragazzi di quell’età si credeva grande ma dentro non lo era ancora. Aveva tutte le possibilità di una vita davanti, e una gran voglia di viverla…
... continua sul Blog della Madre di Federico Aldrovandi
-
senza parole....
-
Questo video meriterebbe molti più voti e commenti di quelli che ha avuto, non capisco come possa passare così inosservato.
Spero che la mamma di Fabrizio non sia così sola in tribunale e che riesca ad avere giustizia, solo così può trovare la forza di andare avanti.-
-
-
-
- costan_tina
- 2 months ago
-
-
Bestie senza morale, vestiti da protettori, camuffati da buoni attendono l'agnello per infierire.
Angelo veglia su tua madre. -
Finchè non sarà fatta piena luce sulle circostanze della morte di Federico (ammesso che questo possa accadere) grava sulla giustizia italiana e sugli agenti che lo hanno arrestato una colpa che compromette l'intera credibilità degli attori di tutta la vicenda, compresi i vari testimoni che hanno dichiarato e poi ritrattato. La verità è - in questo e in centinaia di casi analoghi - un bene prezioso che sembra destinato a essere perduto per sempre. La giustizia può fare il suo corso solo a condizione che non cali il velo dell'oblio e la rimozione dalla memoria collettiva, e questo dipende da tutti, tutti noi. E' evidente che una grossa parte della vicenda è stata strumentalizzata, distorta artatamente, e che le responsabilità ci sono eccome. Se solo consideriamo le manette ai polsi del ragazzo, questo particolare - da solo - già basta e avanza per rivelare queste responsabilità. Il non ricovero d'urgenza in un pronto soccorso è emblematico, e così i risultati autoptici che hanno rivelato la morte per asfissia. Non è credibile che anche se il ragazzo avesse avuto crisi violente contro gli agenti questo fatto non possa essere stato gestito semplicemente immobilizzandolo, e non certo causandone la morte per percosse, schiacciamento dello scroto, dissanguamento e perdita della funzione respiratoria. La quantità di stupefacenti assunta non sembra essere di una tale portata da averne causato la morte per overdose, stando alle perizie medico-legali. Manifesto tutto il mio cordoglio alla madre e al padre di Federico, la mia soliderietà in questa tragedia assoluta, e partecipo la loro sacrosanta e suprema esigenza di giustizia. Non è possibile esprimere altro se non la consapevolezza che è necessario, indispensabile, lottare senza sosta e senza fine per rendere la memoria una piaga sociale che resti aperta, che mai si chiuda, che mai smetta di collocare il dolore che ne consegue nella speranza di recuperare verità. Queste verità possono emergere solo dal senso civico ed etico dei testimoni, dalle valutazioni dei magistrati e dei periti, dalle decisioni del tribunale. Se esiste una congiura allora dobbiamo sperare che venga svelata, ma da chi ha il potere, il coraggio e le prove per farlo. Ritrattare una testimonianza in alcuni casi deve portare all'incriminazione del teste per aver reso falsa testimonianza, anche se fosse stato ipoteticamente minacciato. Questa è una delle strade da perseguire. Le mie considerazioni non possono essere di grande aiuto, e mi scuso, ma chi ha preso visione di tutti gli atti processuali può fare molto in questo senso. E non credo che esistano molte altre possibilità, anche se lo spero.
-
-
-
-
- smarescaserra
- 2 months ago
-
Login/Registration is required to add a response.
