L'appello di Gino Strada "Donate a noi il 5 per mille"
- added May 16, 2008
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- manimangiri
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Dalla "folle idea" di voler costruire un centro di cardio-chirurgia in Africa che fosse uguale a quelli che ci sono in Europa o negli Stati Uniti, Gino Strada è uscito forse stanco, sicuramente soddisfatto. A sentirlo parlare del Centro Salam di Khartoum, che in un anno ha già operato con successo quasi 500 pazienti, si capisce che dietro a uno dei volti simbolo dell'impegno umanitario e del pacifismo italiano c'è ancora e soprattutto un medico che crede "nella medicina basata sui diritti umani".
L'Africa senza medici. Come arrestare questo esodo?
"La medicina è una cosa molto bella e affascinante se può essere esercitata con qualità. Lo è molto meno se non si hanno mezzi per la cura e la prevenzione. Sono convinto che se ci fossero centri di eccellenza dove praticare, non ci sarebbero così tanti medici che scappano dall'Africa".
Un ospedale all'avanguardia non è un controsenso dove manca tutto?
"E' stata la nostra scommessa. Dimostrare che non ci sono pazienti di serie A e B. Che è possibile realizzare il meglio della medicina anche in Africa".
Ma la scarsità di fondi rimane un ostacolo.
"Anche nell'ottica della raccolta fondi sono convinto che l'eccellenza sia la chiave. L'anno scorso Emergency ha avuto un aumento del 24% dei donatori con il 5 per mille. A noi ovviamente i soldi, anche le più piccole somme, servono moltissimo. Costruiamo ospedali che curano pazienti tutti i giorni, non facciamo interventi mordi e fuggi"
Come valorizzare i medici locali?
"Intanto, bisogna crederci e volerlo. In tutte le nostre strutture l'obiettivo è lasciare prima o poi la gestione al personale locale. In molti centri di Emergency è già così. A Khartoum, partirà un corso quadriennale in cardiologia e altre specializzazioni. Ho fiducia che tra 10 anni troveremo in sala operatoria soltanto colleghi africani".
(a. g.)
(16 maggio 2008)
L'Africa senza medici. Come arrestare questo esodo?
"La medicina è una cosa molto bella e affascinante se può essere esercitata con qualità. Lo è molto meno se non si hanno mezzi per la cura e la prevenzione. Sono convinto che se ci fossero centri di eccellenza dove praticare, non ci sarebbero così tanti medici che scappano dall'Africa".
Un ospedale all'avanguardia non è un controsenso dove manca tutto?
"E' stata la nostra scommessa. Dimostrare che non ci sono pazienti di serie A e B. Che è possibile realizzare il meglio della medicina anche in Africa".
Ma la scarsità di fondi rimane un ostacolo.
"Anche nell'ottica della raccolta fondi sono convinto che l'eccellenza sia la chiave. L'anno scorso Emergency ha avuto un aumento del 24% dei donatori con il 5 per mille. A noi ovviamente i soldi, anche le più piccole somme, servono moltissimo. Costruiamo ospedali che curano pazienti tutti i giorni, non facciamo interventi mordi e fuggi"
Come valorizzare i medici locali?
"Intanto, bisogna crederci e volerlo. In tutte le nostre strutture l'obiettivo è lasciare prima o poi la gestione al personale locale. In molti centri di Emergency è già così. A Khartoum, partirà un corso quadriennale in cardiologia e altre specializzazioni. Ho fiducia che tra 10 anni troveremo in sala operatoria soltanto colleghi africani".
(a. g.)
(16 maggio 2008)
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- manimangiri
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