DEMOCRAZIA ELETTRONICA
- added June 17, 2008
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- smarescaserra
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La democrazia partecipativa in rete ha senso quando le idee che si vogliono cambiare esistono in rete, quando i soggetti da “colpire” per le loro idee sbagliate, antiquate, liberticide ecc. si muovono in rete, agiscono con disinvoltura in rete e vogliono loro stessi “colpire” quella parte di rete ostile alle loro idee. Se questi soggetti antidemocratici agiscono al di fuori della rete, la democrazia elettronica, digitale, può far poco.
La democrazia telematica può organizzare un consenso virtuale tra soggetti democratici che agiscono in rete, ma poi questi soggetti hanno bisogno di vedersi fisicamente e di agire fisicamente.
Un soggetto telematico, per essere presente in rete in maniera convincente, ha bisogno di visibilità, di consenso, di interazione. Se questo soggetto ha idee antidemocratiche, facilmente viene colpito, facilmente si crea attorno a lui una efficace opposizione.
Ma se questo soggetto usa la rete in maniera superficiale, poco interattiva, come semplice vetrina, la battaglia dei soggetti democratici non può essere svolta unicamente coi mezzi della rete: occorre anche un impegno diretto, personale, fisico, occorre agire in campi che con la rete hanno poco o nulla a che fare.
Questo significa che chi si butta nella rete, con idee democratiche o antidemocratiche, può farlo solo a condizione di doversi assumere delle responsabilità, dei rischi.
La rete fa paura: l’interazione troppo spinta può essere pericolosa (anche sul piano semplicemente tecnico), fastidiosa da gestire (perché disperde le energie, spreca il tempo), può causare spamming o infezioni da virus, può scoppiare in liti furibonde, denunce, esagerate incomprensioni (spesso anomale nella vita reale).
Quanto più le idee sono “politiche” tanto più suscitano delle reazioni “ideologiche”. L’Italia è fatta così. Spesso non si vedono veri dibattiti culturali, tra persone civili, che vogliono capire, che vogliono cercare motivazioni sociali, scientifiche ecc. Ma vi sono soltanto insulti tra persone trincerate su schieramenti opposti, come se fossero in guerra.
La domanda che a questo punto verrebbe da porsi è: davvero la democrazia digitale aiuta la democrazia reale? Il fatto che l’interazione sia più semplice, tra persone geograficamente molto distanti tra loro, davvero incide positivamente sulla democrazia in generale? Non si sta forse caricando la democrazia telematica di aspettative superiori alle sue stesse forze e capacità?
La democrazia telematica può organizzare un consenso virtuale tra soggetti democratici che agiscono in rete, ma poi questi soggetti hanno bisogno di vedersi fisicamente e di agire fisicamente.
Un soggetto telematico, per essere presente in rete in maniera convincente, ha bisogno di visibilità, di consenso, di interazione. Se questo soggetto ha idee antidemocratiche, facilmente viene colpito, facilmente si crea attorno a lui una efficace opposizione.
Ma se questo soggetto usa la rete in maniera superficiale, poco interattiva, come semplice vetrina, la battaglia dei soggetti democratici non può essere svolta unicamente coi mezzi della rete: occorre anche un impegno diretto, personale, fisico, occorre agire in campi che con la rete hanno poco o nulla a che fare.
Questo significa che chi si butta nella rete, con idee democratiche o antidemocratiche, può farlo solo a condizione di doversi assumere delle responsabilità, dei rischi.
La rete fa paura: l’interazione troppo spinta può essere pericolosa (anche sul piano semplicemente tecnico), fastidiosa da gestire (perché disperde le energie, spreca il tempo), può causare spamming o infezioni da virus, può scoppiare in liti furibonde, denunce, esagerate incomprensioni (spesso anomale nella vita reale).
Quanto più le idee sono “politiche” tanto più suscitano delle reazioni “ideologiche”. L’Italia è fatta così. Spesso non si vedono veri dibattiti culturali, tra persone civili, che vogliono capire, che vogliono cercare motivazioni sociali, scientifiche ecc. Ma vi sono soltanto insulti tra persone trincerate su schieramenti opposti, come se fossero in guerra.
La domanda che a questo punto verrebbe da porsi è: davvero la democrazia digitale aiuta la democrazia reale? Il fatto che l’interazione sia più semplice, tra persone geograficamente molto distanti tra loro, davvero incide positivamente sulla democrazia in generale? Non si sta forse caricando la democrazia telematica di aspettative superiori alle sue stesse forze e capacità?
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- smarescaserra
- 2 months ago
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