I guai della RAI
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- toussaint
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A chi, a torto o a ragione, sbandierava ai quattro venti il conflitto di interesse di Berlusconi, magnate dell’editoria e presidente del consiglio italiano, dobbiamo ricordare come gli scenari della televisione italiana siano cambiati da dieci anni a questa parte. Se allora esisteva effettivamente una situazione di duopolio Rai- Mediaset che avrebbe finito per favorire Berlusconi in politica, in quanto proprietario di una fetta consistente del sistema televisivo, oggi c’è da fare i conti con un altro magnate proveniente da oltre oceano, ovvero Murdoch. La vera novità di questi ultimi 5-10 anni è proprio Sky, che sta rosicchiando quote di mercato e naturalmente telespettatori a Rai e Mediaset. Quest’ultima si è premunita con investimenti nel digitale terrestre, mentre la televisione di Stato italiana si dibatte in una crisi che probabilmente non ha precedenti.Una recente ricerca della Cgil settore comunicazione, ha messo in evidenza i rischi potenziali ed effettivi che l’azienda sta correndo.
Del mastodontico apparato interno ( 11.436 dipendenti a tempo indeterminato, 1872 a tempo determinato, 43.000 collaboratori) si sa e si sapeva. Questo naturalmente genera costi che poi debbono essere ammortizzati con adeguati ricavi, che nel caso dell’azienda in questione si individuano prevalentemente nella pubblicità e nel canone che tutti noi paghiamo. I costi del personale sarebbero accettabili ( almeno fino ad un certo punto; quelli della Rai crescono ogni anno…) se rappresentassero la stragrande maggioranza dei costi totali. Questo in Rai non è così, dal momento che a tali costi per così dire interni si debbono aggiungere costi esterni determinati dall’acquisto di format, programmi di intrattenimento e fiction. Se dunque il telegiornale viene creato dal personale interno, per trasmettere una fiction si deve pagare la società che la produce. Si stima così che quasi il 65% dei ricavi Rai se ne vanno in queste operazioni. Ma questo, quanto potrà durare ?
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