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L'amore nei poeti latini

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Non si può dire, però, che la donna goda di una grande considerazione nell’immaginario collettivo dei poeti latini. Ovidio, in questo, rappresenta un’eccezione in un mondo in cui la misoginia la fa da padrona. A parte il caso patologico di Giovenale che inveisce ferocemente contro l’impudicizia e licenziosità delle donne di ogni strato sociale, mettendole tutte in uno stesso calderone, il resto del panorama letterario ha toni più dimessi ma che convergono sempre nella stessa direzione. Se Orazio mostra di prediligere modelli femminili che si rifanno pedissequamente alla tradizione di una Roma contadina e virtuosa, gli altri poeti più in vista mettono a fuoco donne certamente più emancipate, con la conseguenza di doverne stigmatizzare i comportamenti. Properzio, per esempio, disegna la sua amata Cinzia come una persona vagamente ambigua e contraddittoria, capace di slanci amorosi e brutture che hanno il gusto amaro della meschinità. Il poeta soffre del tradimento perpetrato dalla sua amata, ma cerca di farsene una ragione. L’amore, però, è momentaneamente salvo, anche se scalfito nelle fondamenta. E Il finale spezza ogni illusione, perché scioglie inesorabilmente il legame tra il poeta e la sua amata, che viene vista per la prima volta nella sua reale essenza di donna, volubile e problematica.
Scorrendo le pagine di antologie latine troviamo gli stessi temi dominanti, di polemica cioè nei confronti delle donne, anche in altri poeti latini. Consapevole dei copiosi tradimenti da parte delle donne è sicuramente Tibullo, anche se spesso i suoi strali non sono lanciati contro tali rappresentanti del genere femminile, bensì contro gli uomini che le inducono in tentazione. Per Catullo, invece, si dovrebbe fare un altro discorso, partendo dal rapporto totalizzante ed esclusivo con la sua amata Lesbia, la cui figura è passata indenne all’oblio del tempo che passa. Noè la sola donna al quale dedica i suoi Carmi, ma certamente la più significativa anche per gli insulti che le lancia tra una rima e l’altra. Lesbia è il paradigma della femminilità volubile e infedele, ma ispira un desiderio cui non è possibile rimanere estranei. La realtà è che quasi tutti i poeti latini sono consci della follia dell’amore che spinge l’uomo nelle braccia della mollezza e di una devastante sensualità. “Amantes amentes” sentenzierà Terenzio, ovvero: “ Gli amanti sono dei folli”. L’amore è percepito con un potenziale distruttivo molto forte, tanto che i poeti latini non fanno che ripetere questa frase: “ Nec tecum possum vivere nec sine te”, ossia “ Non posso vivere con te, né senza di te”. La passione amorosa è contraria all’armonia e alla serenità e crea una senso di smarrimento molto forte. Soltanto Petronio non lo avverte, anche perché il suo Satyricon è fondamentalmente un romanzo amorale, dove albergano creature dedite alle più basse turpitudini.
L’amore latino ha in ogni secolo i suoi cantori e mano a mano che ci si avvicina al declino dell’Impero si assiste ad un ammorbidimento dei toni. Con Apuleio vediamo come esso tenda a divenire parte di una spiritualità più generale, simboleggiata dall’incontro tra Cupido e Psiche nel racconto che costella la parte più affascinante del romanzo “Le metamorfosi”. Il messaggio lanciato dall’autore latino sembra essere questo: l’amore senza l’anima non ha un futuro. Soltanto se i due termini stanno insieme l’uomo potrà giungere all’immortalità. Era il primo passo verso il superamento della concezione dell’amore inteso come eros ed un passaggio verso le sponde di quella che i cristiani avrebbero chiamato agape. L’amore, insomma, da quel momento sarebbe stato vissuto con meno passione e più familiarità.
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