La Cina e l'omosessualità alla vigilia delle Olimpiadi
- added July 22, 2008
- 0 responses
-

-
-
-
- MarioCirrito
- added this
-
-
- related topics
-
- News and Politics (38511)
- News (20738)
- Sex and Love (4624)
- Notizie (4519)
- Gay (1831)
- GLBT (1281)
- World News (1233)
- Lesbian (371)
- Mondo (75)
- olimpiadi (74)
- Famiglia (31)
- olimpiadi pechino (10)
- famiglie (5)
BABILONIA pubblica la ricerca della sessuologa cinese Li Yhne sui sentimenti dei cinesi nei confronti dell'omosessualità. Lei propone la depenalizzazione delle orge e della prostituzione mentre Pechino apre due locali per drag queen. Una svolta prima delle Olimpiadi? E la sociologa Chiara Bertone spiega l'omofobia italiana.
Si chiama Li Yhne, è cinese, ha 56 anni ed è molto famosa in Cina. Da tempo analizza i comportamenti sessuali dei cinesi e le norme statali che li regolano. L'ultima sua ricerca riguarda l'atteggiamento dei cittadini cinesi nei confronti della popolazione glbt (gay, lesbica, bisessuale, transessuale). Lo studio, pubblicato sull'ultimo numero di Babilonia è quanto meno sorprendente.
Il 20 per cento dei cinesi ritiene che non ci sia nulla di male nell'omosessualità a fronte del 30 per cento che dice che è sbagliata, anche se solo in parte. Il restante 40 per cento ritiene l'omosessualità un comportamento esecrabile.
Quanti cinesi hanno conosciuto un gay o una lesbica?
Solo il 7 per cento degli intervistati afferma di aver conosciuto un gay o una lesbica. Secondo la ricercatrice, questo è dovuto alla mancata conoscenza degli individui gay e lesbiche, all'ignoranza che si ha sull'omosessualità.
In realtà, secondo la ricerca di Li Yhne ben 6 persone su 10 si dichiarano pronti a diventare amici di un omosessuale.
Sul contesto lavorativo, i contrasti si accentuano. Si spacca a metà l'opinione tra chi accetta e chi è contraria alla presenza di individui omosessuali tra gli insegnanti scolastici e chi vorrebbe spostare di classe i figli una volta scoperta l'omosessualità dell'insegnante.
Allo stesso tempo, nove cinesi su dieci sono favorevoli all'eguaglianza di diritti tra eterosessuali e omosessuali per quello che riguarda le opportunità di accesso al mondo del lavoro.
Entrando nel contesto familiare, tre quarti della popolazione accetterebbe un figlio o una figlia omosessuali, anche se molti sperano in un cambiamento dell'orientamento sessuale.
Restando nell'ambito familiare, sette persone su dieci sono contrarie a concedere forme di riconoscimento alle unioni tra persone dello stesso sesso.
Va comunque ricordato che l'omosessualità è stata depenalizzata solamente 11 anni fa e non figura nella lista delle malattie mentali redatte dall'Ordine degli psicologi cinesi.
Sullo stesso numero di Babilonia, la sociologa Chiara Bertone spiega il progetto Family Matters, presentato a Firenze.Nella lunga intervista, su come padri e madri devono comportarsi verso un figlio o una figlia omosessuali spiega: «Più che di regole i genitori necessitano di informazione sull'omosessualità, che li rassicuri rispetto al senso di colpa. Dire chiaramente che l'omosessualità non è un problema. (...) Siamo una società omofoba. Anche in famiglia è data per scontata l'eterosessualità, tale da non vedere la possibilità che un figlio sia gay o lesbica. Anche se dei segnali venivano dati era così forte l'aspettativa di eterosessualità da oscurare ogni altra possibilità di decifrare segnali di disagio. L'omofobia che esiste a vari livelli rende ciechi all'idea che il proprio figlio possa essere omosessuale».
Si chiama Li Yhne, è cinese, ha 56 anni ed è molto famosa in Cina. Da tempo analizza i comportamenti sessuali dei cinesi e le norme statali che li regolano. L'ultima sua ricerca riguarda l'atteggiamento dei cittadini cinesi nei confronti della popolazione glbt (gay, lesbica, bisessuale, transessuale). Lo studio, pubblicato sull'ultimo numero di Babilonia è quanto meno sorprendente.
Il 20 per cento dei cinesi ritiene che non ci sia nulla di male nell'omosessualità a fronte del 30 per cento che dice che è sbagliata, anche se solo in parte. Il restante 40 per cento ritiene l'omosessualità un comportamento esecrabile.
Quanti cinesi hanno conosciuto un gay o una lesbica?
Solo il 7 per cento degli intervistati afferma di aver conosciuto un gay o una lesbica. Secondo la ricercatrice, questo è dovuto alla mancata conoscenza degli individui gay e lesbiche, all'ignoranza che si ha sull'omosessualità.
In realtà, secondo la ricerca di Li Yhne ben 6 persone su 10 si dichiarano pronti a diventare amici di un omosessuale.
Sul contesto lavorativo, i contrasti si accentuano. Si spacca a metà l'opinione tra chi accetta e chi è contraria alla presenza di individui omosessuali tra gli insegnanti scolastici e chi vorrebbe spostare di classe i figli una volta scoperta l'omosessualità dell'insegnante.
Allo stesso tempo, nove cinesi su dieci sono favorevoli all'eguaglianza di diritti tra eterosessuali e omosessuali per quello che riguarda le opportunità di accesso al mondo del lavoro.
Entrando nel contesto familiare, tre quarti della popolazione accetterebbe un figlio o una figlia omosessuali, anche se molti sperano in un cambiamento dell'orientamento sessuale.
Restando nell'ambito familiare, sette persone su dieci sono contrarie a concedere forme di riconoscimento alle unioni tra persone dello stesso sesso.
Va comunque ricordato che l'omosessualità è stata depenalizzata solamente 11 anni fa e non figura nella lista delle malattie mentali redatte dall'Ordine degli psicologi cinesi.
Sullo stesso numero di Babilonia, la sociologa Chiara Bertone spiega il progetto Family Matters, presentato a Firenze.Nella lunga intervista, su come padri e madri devono comportarsi verso un figlio o una figlia omosessuali spiega: «Più che di regole i genitori necessitano di informazione sull'omosessualità, che li rassicuri rispetto al senso di colpa. Dire chiaramente che l'omosessualità non è un problema. (...) Siamo una società omofoba. Anche in famiglia è data per scontata l'eterosessualità, tale da non vedere la possibilità che un figlio sia gay o lesbica. Anche se dei segnali venivano dati era così forte l'aspettativa di eterosessualità da oscurare ogni altra possibilità di decifrare segnali di disagio. L'omofobia che esiste a vari livelli rende ciechi all'idea che il proprio figlio possa essere omosessuale».
-
-
-
-
- MarioCirrito
- 2 months ago
Login/Registration is required to add a response.
