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BERLUSCONI:1000 EURO BEBE'? TE LI DO' IO!

  1. smarescaserra
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Bisogna ammettere che nel protagonismo del Premier Silvio Berlusconi sussistono aspetti davvero unici, come dare di tasca sua a chi li rivendica i 1000 Euro promessi come premio-incentivo alle coppie che hanno avuto di recente un bambino, in attesa che diventi un provvedimento ufficiale.

Sistema Giustizia a parte, lodo Alfano a parte, questa dichiarazione presente nell'articolo sul Tempo, probabilmente lascia di stucco il lettore. Credo sia la prima volta nella storia della Repubblica che un Presidente del Consiglio metta le mani nelle proprie tasche per elargire 1000 Euro a qualche cittadino.

E questo va a sommarsi a tutta la sfera di protagonismo, populismo e "premierizzazione" o "presidenzialismo" di cui viene - tra le altre cose - accusato.

In particolare però, questo è veramente uno fra gli aspetti maggiormente pittoreschi della sua personalità. Berlusconi vuole essere amato, ha bisogno d'affetto, di larghissimo consenso e di fede in lui: tutta una fenomenologia psicologica della personalità che si è - in larga scala, cioè in maggioranza - affermata in molte fasce della popolazione.

La sua tentazione d'essere un Re (e non il Principe), di avere un regno, quindi di "regnare" - che appare evidente - va paradossalmente a coniugarsi con le sue origini comuni, con il suo orgoglio di aver sempre lavorato per emergere, di aver creato aziende che hanno dato decine di migliaia di posti di lavoro come Mediaset.

Né và dimenticato il suo ruolo di uomo-spettacolo, di imprenditore dell'intrattenimento televisivo, di manager dello star-sistem, di presidente-proprietario del Milan, quindi di editore. Tutti connotati significativi ed emblematici della svolta che ha impresso ai parlamenti da lui presieduti.

La politica, allora, appare sempre più - a suo dire - come un personale sacrificio fatto in nome del popolo italiano che ha rischiato d'essere preso in ostaggio dai comunisti e dalle loro logiche dirigistiche. E questi 1000 Euro sembrano sancire definitivamente un patto con gli italiani che gli hanno creduto, e che - diversamente - non hanno creduto ai suoi detrattori, accusatori, e a tutti quelli che vorrebbero vederlo in galera, a scontare crimini di ogni tipo, e che lo hanno ufficialmente designato "capro espiatorio" dell'Italia post-craxiana. Omnia munda mundis.
smarescaserra

30 responses // BERLUSCONI:1000 EURO BEBE'? TE LI DO' IO!

  • ..che tenerezza di uomo....
    Finalmente ha deciso di restituire qulche soldo agli italiani? Possibile?!
    RAYMI
  • Qualcuno ha visto American Gangster?
    Tipo la scena della distribuzione dei polli ai disperati?
    varude
  • Potrebbe anche far venire in mente le monete d'oro che il Marchese del Grillo infuocava sui tizzoni del camino e poi gettava dal balcone al popolo...Comunque non sono del tutto convinto che agli occhi del popolo il bonus-bebè di 1000 euro sia vissuto come un'umiliazione del Principe. Il punto più interessante potrebbe essere questo.
    smarescaserra
  • Una volta Camilla Cederna (la giornalista che fece dimettere da presidente Giovanni Leone), scrisse di Pertini che pagava di tasca sua: "Ti amo Presidente, ma non esagerare".
    No, no. L'accostamento Pertini-Berl è quasi sacrilego, lo so. Ne sono certo.
    E poi, mille euro per noi son tanti, mica per l'imperatore. Basta che telefoni a Tremonti, una nota spese e ne ha incamerati 3 mila.
    Ma, più seriamente, ancora col fascino di uno che regala mille euro e governa come un feudatario?
    Mi sa che Montanelli, dall'alto dei cieli, dovrà ancora attendere per il suo celebre monito.
    MarioCirrito
  • La parte "sinistra" cattolica potrebbe rilanciare: 1500 euro alle coppie gay che adottano un bambino...e la Chiesa 2000 euro agli africani per acquistare la scorta di condom...
    smarescaserra
  • Sa, non l'ho capita la sua smargiassata, mi perdoni. A quale devo ridere? Alla prima? Alla seconda? A entrambi?
    MarioCirrito
  • Egregio Signore,
    io non ho nulla da perdonarle, Lei non mi ha fatto nessun torto. Anche se Lei trae spunto dal mio nome e cognome, la <<smargiassata>> è esattamente quello che ho fatto: certo una smargiassata amara che utilizza l'assioma del paradosso logico, che riassume nell'ironia apparentemente greve, nella semantica delle affinità dei significanti e significati, un'altrettanto amara realtà insita nelle cose.

    Lei può dire e pensare ciò che più Le piace, ci mancherebbe.

    Resti nelle Sue convinzioni, e non mi chieda di avvilirLa spiegandole il senso nascosto della mia battuta: è una richiesta imbarazzante, spero sia d'accordo su questo.

    Un certo tipo di uso del linguaggio - che io pratico da circa quarant'anni - seleziona le persone e la loro interazione dialettica: o le avvicina o le allontana, e - in tutti i casi - le fa conoscere molto bene nella costruzione del pensiero.

    La ringrazio di essersi fatto conoscere da me.
    Ma, su ciò che ho detto, purtroppo c'è molto poco da ridere.

    Cordialmente.
    smarescaserra
  • Un antico filosofo, Nicola Cusano, sosteneva che la perfezione fosse prerogativa solo di Dio e che mai l'uomo avrebbe potuto raggiungerla.
    A chi gli domandava quale fosse, di conseguenza, il senso dell'affannarsi dell'uomo, del suo cercare di migliorarsi, visto che mai avrebbe potuto raggiungere l'assoluto, il Nostro rispondeva che, pur se la perfezione è irraggiungibile, lo sforzo di avvicinarlesi il più possibile può già dare un senso alla vita.

    È solo un concetto filosofico che probabilmente mal si adatta alla fattispecie in esame, così come qualsivoglia paragone con altre figure della storia recente o passata: per il semplice fatto che, grazie a Dio, così come è indiscutibile (per chi crede) la Sua perfezione, altrettanto indiscutibile è l'unicità dell'uomo.

    Altrettanto inequivocabile è la posizione di quanti considerano Berlusconi una sorta di condensato di tutti i mali presenti nel mondo e nell'umanità e con loro è meglio non discutere affatto, perché contro il vangelo - purtroppo è opinione diffusa che ce ne siano tanti (l'iniziale minuscola è voluta) - nulla si può. Costoro, anche se Berlusconi diventasse un novello Francesco d'Assisi, spogliato di tutto per gli altri e vestito di un saio, penserebbero al lancio pubblicitario di una nuova industria tessile, se non peggio.

    Ma io sono un romantico e forse un idealista o forse un "lavato di cervello", non lo so. So solo che continuo a pormi delle domande e non sempre riesco a darmi delle risposte - per fortuna, perché se vi riuscissi prima o poi raggiungerei quella verità che per gli uomini è sinonimo di morte mentale.

    Beh, qualunque cosa io sia, mi domando:

    - essendo Berlusconi il 3° uomo più ricco d'Italia, perché alla storia del bonus non ci hanno pensato gli altri due che lo precedono in classifica? E la facile risposta che gli altri possono non avere un interesse mediatico è plausibile ma non del tutto convincente.

    - ma se una persona è tanto ricca, per sé e per alcune generazioni a venire, e soprattutto ha superato la settantina e non ha proprio la salute di un torello, perché non pensa a godersi la vita che gli rimane? Sì, i problemi con la giustizia (ammesso che li avrebbe se non fosse entrato in politica)... Beh, ma non c'è sempre un'Hammamet da qualche parte?

    - vuoi vedere che sotto sotto c'è quell'antica sfida dell'uomo a superare se stesso ogni volta con maggior tenacia e a non accontentarsi mai? vuoi vedere che sotto sotto, avendo ottenuto tutta la "materia" possibile, il suo sguardo sia rivolto a qualcosa di intangibile - che si chiami fama, storia, amore - a qualcosa di ideale?

    Mi aspetto di essere tacciato di ingenuità, se non di cecità (o peggio, a seconda dei "francesismi" degli interlocutori), ma certe domande - perdonatemi - continuo a pormele: forse perché amo quelle cose che col denaro non si possono comprare.
    -
    comesoffro
  • Lo sguardo di Berlusconi potrà anche essere rivolto alla "fama", ma agli italiani che cavolo frega della fama di Berlusconi?
    Lo sguardo di Berlusconi sarà anche rivolto alla storia...ma a quale storia? La storia fatta di potenti e di sfruttati o una storia nuova, in cui gli interessi personali sono messi da parte in nome del BENESSERE collettivo?
    Uno sguardo d'amore... scusa, ma l'hai visto in faccia? Non foss'altro per una questione di fisiognomica.... Amore verso chi, verso cosa? L'amore va a spasso col RISPETTO, e lui calpesta persino i diritti (COSTITUZIONALI!) di chi vuol manifestare, solo per dirne una. Il suo amore è verso il mantenimento della sua condizione e di quella dei suoi compari. Punto.
    Se cerchi dei valori sinceri, puri, guarda altrove, non farti prendere in giro da "uno che non si accontenta mai", come dici.
    E a prescidere dalla persona, se anche un qualsiasi altro politico di un altro colore mi venisse a dire "ti do soldi di tasca mia", mi sentirei umiliata e presa in giro, e gli sputerei in faccia, perchè non siamo in monarchia, non ci sono doni del re, quei soldi dovrebbero darmeli di DIRITTO, perchè ho sempre pagato le tasse e sono sempre stata onesta!! Svegliati dal torpore, comesoffro, vai in libreria e prenditi un manuale base di tecniche di creazione del consenso, mi sa che sei caduto vittima del grande raggiro che B. ha tanto ben preparato e portato avanti in questi anni.
    L'idealismo fa bene, l'ingenuità un po meno.
    RAYMI
  • Tutto previsto, non mi dici niente di più di quello che dialogicamente non sia già presente dentro di me.

    L'unica differenza sta nel fatto - come espressamente detto sopra - che, proprio per l'abitudine di frequentare le librerie, preferisco anteporre i dubbi alle certezze.

    Questo ovviamente non vuol dire che io manifesti qualsiasi forma di avversione per coloro che le abbiano ben salde, tutt'al più sorrido... consapevole - questo sì - del fatto che la Storia la si scriva nei secoli, non negli anni. Questione di punti - e di tempi - di vista.
    comesoffro
  • @ comesoffro

    Non sono molto d'accordo sul dubbio: Berlusconi le palle ce l'ha e lo ha dimostrato ampiamente.

    E' grottesco - poi - credere che un leader del nostro tempo non sia ferrato e obbligato ad esserlo nella "creazione del consenso", specie se si tratta di un leader populista che dev'essere - prima d'ogni altra cosa - un grande comunicatore (come se anche gli altri non ci provassero, poi).

    Aldilà di questo, tutto si può credere, tutto pensare.

    Io credo che nella politica italiana si sono avvicendati nel tempo i peggiori, e le conseguenze si vedono.
    Preferisco mille volte Berlusconi - con tutto ciò che gli viene attribuito e che bisogna dimostrare incofutabilmente - che quelli del passato.

    Io penso che chi non ha la minima idea di cosa significhi mettere sù un'impresa, finanziarla, avviarla, proteggerla - e che non se ne può fregare di meno (tralaltro perchè non ha ambizioni di questo genere, quindi...) - non possa che vedere il male e la corruzione ante litteram in un uomo come Berlusconi.

    Ma sarebbe stata la stessa cosa se si fosse trattato di un qualunque altro imprenditore di successo, che avesse scalato la politica con risultati analoghi.

    Quello che una certa gente non perdona - prima ancora del potere - è il successo, e in esso vede tutti i privilegi che equivalgono esattamente - in questo tipo di equazione - al frutto della corruzione.

    La società borghese e calvinista in america e nel sistema anglosassone ha questo concetto ribaltato: il miliardario self made man è un esempio per i giovani. I sogni sono al centro della vita e il capitale un obbiettivo a cui si può aspirare liberamente, senza per questo sentirsi né rei per definizione, né corrotti.

    Le banche americane finanziano progetti, idee, potenzialità che sanno vedere negli imprenditori quali tenacia, creatività, capacità di crescere e tenere il mercato.

    Le banche italiane danno qualche soldo solo in base al reddito dichiarato. Non sanno neanche quanto valgono le idee e le competenze professionali degli imprenditori. Nè vogliono saperlo.

    Il retaggio culturale della sinistra e del cattolicesimo popolare ha creato una cappa nella mente di una parte degli italiani dove ricchezza=delitto.

    Uno dei tabù più diffusi in quest'area culturale è proprio la ricchezza. Ma poi i fatti...

    Basta mettere sù anche un bancone di frutta con i propri soldi e lottare per questo bancone, per vedere le cose e lo Stato da una prospettiva differente, provare per credere.
    smarescaserra
  • @ smarescaserra

    In genere antepongo il dubbio alla certezza soprattutto per una finalità dialogica e quindi gnoseologica, visto e considerato che di "certezze" ce ne sono troppe e di dubbi troppo pochi.

    Questo non significa che non abbia una mia linea di pensiero: solo che hegelianamente la metto "a disposizione" di una possibile antitesi, salvo poi l'amaro riscontro di una serie interminabile di "muri certi", piantati lì, nel deserto delle idee o quanto meno di quelle originali.

    Anch'io sono più che convinto degli attributi di Berlusconi e di come il successo imprenditoriale abbia fin troppo spesso come corrispettivo naturale invidie, gelosie e quindi - cultura tipicamente italiana - diffamazione.

    Basta fare un salto indietro di pochi decenni per trovarci di fronte ad un altro grande vilipeso dell'imprenditoria italiana, un certo Gianni Agnelli. Il ricco, il padrone, lo sfruttatore, l'osteggiato dalle sinistre. Tutto questo senza mai pensare che il suo "regno" osteggiato e vilipeso - frutto di genialità, capacità, dedizione e rischio personale, roba da poco ovviamente - costituiva uno dei baluardi dell'economia italiana e non solo (e dava anche da mangiare a qualcuno!).

    Se andiamo ancora più indietro nel tempo, ne capiamo forse il motivo: basta soffermarsi su quell'apparentemente insignificante cambio di terminologia (da "meriti" a "bisogni") operato da Marx per avere chiara la situazione. Già perché i meriti possono essere qualcosa di oggettivo, mentre i bisogni sono necessariamente soggettivi e il più delle volte indotti. Da cosa nasce infatti l'indigenza se non dal pretendere qualcosa di non preventivamente meritato e che - anche per effetto delle logiche consumistiche - avvertiamo come bisogno? Lascio ovviamente all'intelligenza di chi mi legge la capacità di valutare come una teoria universale comporti necessariamente le dovute eccezioni particolari.

    Ma Agnelli ebbe la fortuna di poter rimanere fisicamente fuori (a parte la carica senatoriale onoraria) dai giochi politici, considerata l'azione di pressing operata dai patti internazionali sull'Italia. Fortuna della quale non ha potuto godere Berlusconi, il quale è stato necessariamente costretto a pestare i piedi a qualcuno.
    Di conseguenza, alle diffamazioni originate dalla ricchezza e dal successo, si sono aggiunte quelle derivanti da quel pestaggio di piedi mai perdonato.

    Se così non fosse, come ci spiegheremmo il fatto che i "peggiori" del passato se la siano sempre cavata alla grande mentre il "meno peggio" di oggi sia sottoposto ad una gogna mediatica quotidiana? E meno male che - com'è opinione diffusa - controlla l'80% dei mezzi di informazione! Figuraimoci se non fosse così!

    Chissà se è lecito applicare l'istituto della legittima difesa anche alla diffamazione e alla persecuzione giudiziaria.
    comesoffro
  • Un esempio fresco fresco di persecuzione giudiziaria.
    comesoffro
  • Un esempio fresco fresco di diffamazione punita
    comesoffro
  • Trovo che la decisione di Berlusconi di anticipare il bonus assomigli molto alle elargizioni che Principi o signorotti feudali effettuavano alla plebe nei momenti opportuni.
    Atti tesi solo a magnificare la propria persona, a gratificare il proprio ego e a conservare consensi e plausi da buon capo popolo/padrone.
    Sinceramente la trovo finanche offensiva verso coloro che intende gratificare ma purtroppo non credo che le coscenze siano attualmente così sensibili da afferrare questo risvolto negativo.
    Perchè, per esempio, non ha accelerato l'iter legislativo che riguarda il provvedimento in questione come le leggi che riguardavano la sua salvezza giudiziaria?
    Ora a prescindere da ogni considerazione se in Italia uomini di successo suscitano invidia o rancore ( ma ci sono molti esempi nello sport e nello spettacolo che dimostrano esattamente il contrario) non ci si può dimenticare come Berlusconi abbia potuto raggiungere il successo.
    Finanziamenti oscuri, protezioni politiche capillari da Craxi e il Psi, presunte ma molto reiterate accuse di collusioni mafiose, sequela di leggi che, volente o no, che piaccia o meno, lo hanno INDISCUTIBILMENTE favorito.
    Forse non è per questi fatti che può aver suscitato, in una parte della popolazione un giustificato ostracismo?
    Certo doti ne ha,altrimenti non sarebbe arrivato dove si trova ma anche personaggi ( nessun paragone intenzionale) come Hitler, Stalin o Franco le avevano.
    E' vero che la classe politica che lo ha preceduto non ha certamente brillato nè convinto ( altrimenti uomini come lui avrebbero terminato l'ascesa assai presto ) ma avevano un pò più di rispetto per la cittadinanza e in alcuni rari casi erano anche dei veri statisti.
    O vogliamo paragonare Berlinguer a Berlusconi?
    Solo l'iniziale del cognome li può accumunare!
    Il tempo è galantuomo dice un adagio popolare e un giorno tante cose si sapranno.
    Saluti
    jerofante
  • Non sono certo tra coloro che vogliono difendere Berlusconi (attività perniciosa) perchè non credo che aldilà della necessaria attività dei suoi legali egli abbia bisogno di essere difeso da qualcuno. Nè sarei disponibile a schierarmi per una cosa del genere.
    Le politiche di "sostegno alle famiglie con figli" sono state pensate anche dal governo dell'Unione, e in una forma forse "meno diretta e tangibile" (aggiungo i link successivamente).
    Quello che il mio item ha inteso evidenziare è solo un aspetto della personalità del soggetto. E credo di essere stato inequivocabile nel definire questa tentazione a regnare la "personalità del Re".
    Un'attività "offensiva", ma non per tutti, come si diceva, e che potrebbe essere il vero ed unico argomento interessante: la dignità e l'autonomia psicoaffettiva - messa in relazione ai comportamenti interattivi e ai fondamenti sociali e democratici - delle persone, oppure - volendo usare un termine impervio - della "massa".
    Ma le domande che possono affollarsi - di fronte ad un atteggiamento del genere (anticipo, oppure "faccio io") sono veramente tante e d'ogni tipo.
    E tutte interessanti all'occhio di un osservatore non ideologico - quindi non preconcettuali - ma aperte ad una analisi "esatta", quindi circostanziata da elementi storici indiscutibili. E la circostanza che mi riguarda non è di certo rivolta a chi ne mistifichi l'intento per farlo vanamente coincidere con inesperte tentazioni personali di rivendicazioni di giustizia sociale ed etica comportamentale nei confini di una storia italiana - dei nostri giorni - che pone proposizioni (si spera) di approfondimenti ed analisi che siano fatte alla luce di un reale interesse di discernimento. E non di sostanza preconcetta che, purtroppo, affastella le menti di un'area culturale che si spreca nel nonsense politologico, e che accumula bilanci positivi di inutilità votati alla causa di una discussione che abbia almeno la dignità delle autointerrogazioni interessanti. Quindi, aldifuori degli sprechi di giudizi, si può anche procedere a definire nelle valutazioni un gesto, o una serie di gesti (che sono la materia del populismo) che attendono valutazioni etiche, sociali, storiche. E che comprendano anche e soprattutto l'aspettativa di uno sguardo sereno, connaturato solo ed esclusivamente agli "addetti ai lavori", nel senso più ampio e libero dell'espressione.
    Francamente - per dirla in parole semplici - se il nostro Premier fa una cosa del genere, a me interessa. Le sfaccettature estetiche sono e sono state il centro del mio personale interesse verso la vita, cioè la chiave di volta dell'intero impianto del mio guardare alla collettività.

    CONTINUA
    smarescaserra
  • SEGUE

    E sono convinto che l'energia mentale, quindi etica, che si infonde ad un'analisi del genere non è affatto energia sprecata.

    Le domande - dicevo - possono abbracciare una superficie notevole. Ma, aldilà del personale rapporto di autostima che Berlusconi intrattiene oggi con le sue notevoli e molteplici identità sociali - è evidente che l'atto in sé riguarda tutti i cittadini consapevoli.
    Ci domandiamo se la civitas è oggetto d'intemperanze personalistiche e di modellazione del plastico oggettivo-soggettivo, e, in questo, ravvediamo la possibilità di discuterne nel senso di doverne individuare i limiti di un attentato alla dignità dell'abitante della collettività democratica.
    Ci domandiamo se sia solo la spinta a ribadire, e ad affermare nuovamente il ricorso all'intervento della personalità (e al suo culto) a motivare un agire del genere.
    Ci domandiamo se sia l'ottusità del delirio del potere, o la "Volontà di potenza" Nietzscheiana a fare anticipare i mille alle coppie, oppure un senso dello Stato "tutto da scrivere" e - se fosse - un argomento che può essere accettato (tra quelli di cui vale la pena studiare) solo nella misura di un'analisi che percorre il brivido di un cambiamento significativo, dove la coscienza dello Stato si dilata al punto da mettere in gioco un coivolgimento interpersonale diretto e umanizzato, rispetto alle logiche asettiche attuate finora dalle tendenze "poltronistiche" e statalistiche, dove lo Stato è un'entità dovutamente spersonalizzata-spersonalizzante.
    Ci chiediamo se sia necessario che rinasca Max Weber per poter disporre di una tavolozza tanto ampia da duplicare il saggio estendone una giusta e meritata parte alla "Politica come vocazione".
    Oppure decidiamo - congiuntamente - che la sancta simplicitas di Berlusconi è un'arma disarmante e naif, che - di conseguenza - se dovessere essere nei fatti tale, non lo era affatto nelle intenzioni.
    Perchè - mi si conceda - è alle intenzioni che ormai tutti guardiamo, e non a torto!

    CONTINUA
    smarescaserra
  • SEGUE

    Allora - come forse adesso si vede - il mio item non era coniugato con una news aberrata currentiana. Piuttosto era - nel titolo "mio" - un tentativo di catalizzare l'interesse di persone che non si svegliano la mattina accerezzandosi con le certezze che hanno, ma piuttosto - come è mio buon costume fare, ma non sono l'unico a quel che vedo - rompendosi un po' il capo o la coscienza con dei "perchè" che sono - quantomeno - vitali, e non affetti da quella grave e greve carenza ch'è poi la "certezza". Un'ossidazione naturale del liquor che ci esime subito - fin da giovani - dal lambiccarci i neuroni credendo sia un arricchimento del percorrere in modo diretto la strada maestra, mentre stiamo andando solo verso il deserto delle domande (una sorte che non auguro neanche al mio peggior nemico).
    Le circostanze "storiche" - tornando ai mille - ci dicono che l'uomo in questione ha mostrato - che piaccia o castri qualcuno - di avere gli attributi (scusami comesoffro: la mia era pura strumentalizzazione del tuo intervento per giungere altrove, grazie del trampolino!) per essere dove si trova a pieno diritto. Questo diritto gli è stato conferito da tutte le potenze, le professionalità, le credibilità e le costituzionalità dei suoi antagonisti, quindi...Se diversamente fosse, oggi il Signor Silvio Berlusconi si troverebbe all'asinara anzichè a presiedere il parlamento italiano, a meno che non si voglia decretare la morte psichica e sociale di tutti i magistrati del paese, quindi la loro impotenza o corruzione. Accuse gravissime, illazioni pazzesche, teoremi "da far tremare i polsi" (per citare jerofante) gli vengono attribuiti: sono fondati?, sono gratuiti?, sono solo il costrutto decostruttivo di menti distorte, sono il frutto delle invidie, la funzionale e logica ritorsione di piedi pestati (come dice comesoffro)?
    Ho una grande tentazione!
    Ma non è possibile che Berlusconi sia la naturale fenomenologia di un'Italia che merita questo fenomeno!? Non è possibile credere che tutta l'Italia lo abbia a gran voce evocato (fino a materializzarlo) perchè - per esempio - era annoiata dai palinsesti Rai!? E così era asfissiata dai politici di professione!?
    Tutto si può dire, ma negare che alla prima botta di governo Berlusconi non abbia mostrato il suo piccolo scroto in formazione sarebbe solo propaganda della parte avversa. Abbiamo visto quest'uomo crescere. Soffrire le "logiche dei gabinetti e dei corridoi". Lavorare peggio di due "negri" messi insieme. Autoimprigionarsi in un ruolo laddove avrebbe potuto espatriare - con squilli di accoglienza - dovunque avesse deciso di trasferirsi nel mondo come grande imprenditore. Assoggettarsi ad un bombardamento senza soluzione di continuità da parte dell'Italia più conservatrice dei poteri costituiti. Confrontarsi con le più grandi leaderschips delle più grandi nazioni al mondo senza farci sfigurare, se non agli occhi di chi (è comunque oggetto d'introiettamenti precostituiti) e coloro che vorrebbero un Premier pronto a fare proschiunesis davanti a chissà quale "Maestà" europea o mondiale, per quel senso o sentimento sordido e maleodorante di "insicurezza costituzionale" (mi riferisco alle costituzioni che vigono solo nelle menti di quei provinciali che si vergognano d'essere italiani). E che invece ha sfoderato (non c'è estensione di attributi sessuali) un temperamento invidiabile, per molti che se la fanno addosso solo se devono parlare davanti a quattro amici ad uno sposalizio (e quanti ce ne sono!) figuriamoci in consessi di portata planetaria.

    CONTINUA
    smarescaserra
  • SEGUE

    Le "intenzioni" dell'uomo io le vedo, e ci sono tutte.
    E sono intenzioni di "grandezza". Una qualcosa che sembra essere cascata da un secolo all'altro; che mette in gioco tutto; che ci fa ricordare che l'elogio della follia oggi non è più praticabile per moltissimi che hanno chinato il capo.

    Uno Stato è fatto da uomini. E chi lo rappresenta deve avere autorità su se stesso e su ciò che dice.

    I secoli giudicheranno. Ma le persecuzioni vengono da persone che sono capaci di dire (in sancta simplicitas): " Io a questo lo sfascio!"

    Che ostentazione di potere! Che delirio di onnipotenza! Che sfascismo-fascismo!

    Buon referendum abrogativo: ne riparleremo dopo l'estate.
    smarescaserra
  • smarescaserra
  • @ jerofante

    Ho sempre considerato Berlinguer un amico.

    Ma i tempi della politica sono cambiati perchè è cambiato il mondo.
    smarescaserra
  • Beh, dopo tutto questo, può rispondere solo il silenzio del pensare.

    Grazie, smarescaserra.
    comesoffro
  • @smarescaserra

    Dici di non voler difendere Berlusconi e poi lo fai meglio di Ghedini.
    Naturalmente è un tuo sacrosanto diritto visto che lo fai anche con delle buone argomentazioni.
    Ho già avuto occasione in un precedente intervento
    di elencare alcune doti del personaggio, ribadite qui genericamente e quindi non voglio ripetermi.
    Il problema però non è se l'uomo è valido o meno;se è in possesso di volontà, dedizione al lavoro e ambizioni.
    Il problema è l'obiettivo cui lui dedica le sue potenzialità.
    Le esplica nell'interesse primario dello Stato?
    Ha a cuore il benessere e il progresso della popolazione?
    Mostra rispetto adeguato verso le minoranze?
    Accetta critiche, giuste o ingiuste, da chicchessia?
    Non mi risulta.
    Le ha esplicate e le esplica esclusivamente nel conseguimento del successo personale.
    Prima imprenditoriale e poi politico.
    E nel farlo esprime una interpretazione squisitamente cinica e priva di ogni "dubbio" etico della cosiddetta cultura del Potere.
    Poteva espatriare dici...ma le sue maggiori attività( Mediaset, Mondadori,Milan,Fininvest) non poteva portarle con sè.
    Inoltre aveva ed ha la responsabilità oggettiva verso i possessori di alcune delle XXII Holding( misteriose) che compongono il quadro azionario della Fininvest.
    Poteva essere all'Asinara continui...ma per condannare presunti colpevoli occorrono prove certe anche se la loro colpevolezza è evidente oltre misura e poi bisogna che si arrivi anche al verdetto cosa che lui ha evitato, con delle leggi apposite, diverse volte.
    O sbaglio?
    Ci rappresenta molto bene all'estero?
    E' un compito arduo per ogni Premier questo, ma lui è quello che ha ottenuto le performance peggiori; basta leggere con assiduità i commenti della stampa estera.
    Inglese, tedesca, americana, spagnola, perfino giapponese.
    La verità è ch'egli ha capito molto bene pregi e difetti del popolo italiano.
    Soprattutto i secondi.
    Riporto una sua frase:
    " il popolo italiano non è fatto solo di intellettuali....l'italiano medio è un ragazzo di seconda media che non siede nemmeno ai primi banchi...è a loro che debbo parlare"
    ( S. Berlusconi--Corriere della Sera--10 dicembre 2004)
    Questo è ciò che lui pensa.
    Questo è ciò che pensano altri.
    E forse malvolentieri anch'io.
    Lui vuole sfruttare queste dedolezze a suo vantaggio.
    Gli altri sono daccordo?
    Io no.
    jerofante
  • Ho letto solo adesso l'ultimo passo del tuo intervento.Ciò che dici è interessante ma è...vero?
    Sei sicuro che non sia solo un'esibizione di facciata ad uso esclusivo dell'elettorato interno?
    Sei sicuro che nei colloqui privati, lontani da orecchi indiscreti, il personaggio non sia molto diverso?
    Se avessi potuto leggere una sua lettera privata a Zapatero di alcuni anni fa forse ti sorgerebbero dei dubbi...
    E se avessi potuto ascoltare alcuni commenti privati di Spogli forse i dubbi aumenterebbero....
    E se ti fossero stati riportati alcuni giudizi privati di Bush(!!) qualche dubbio si tramuterebbe in certezza....
    Chi vivrà vedrà.
    Saluti
    jerofante
  • @ jerofante

    L'obbiettivo di Silvio Berlusconi è uno solo, ed è anche il mio: restituire al popolo italiano la fierezza della sua creatività superiore alla media adeguandola al nostro tempo, che vuol dire "determinare assolutamente le condizioni necessarie perchè lo Stato diventi solo la naturale estensione delle aspirazioni dei cittadini e null'altro, come leggi e come costi": benessere e libertà di gestire la collettività senza passare sotto le forche caudine del coagulo dell'ancient regime, duro a morire, che ha ingaggiato una guerra senza quartiere contro chi ha anticipato i tempi di una naturale evoluzione nella direzione di una spesa e, quindi, di una contribuzione pubblica giusta ed equa, sostenuta dai guadagni eccellenti e insuperabili delle imprese private (architettura economica dello Stato) e non dalla spremitura delle tasche (ciclica maledizione delle rivendicate "aristocrazie intellettuali", nutrite dalla convinzione d'essere tali cresciuta sui testi mal recepiti di Marx, Engels, Luxemburg, Gramsci, Trotsky, etcetera, e sulle epistemi del comunismo visto dalla "tranquilla Italia atlantica", che hanno trasfigurato volgarmente l'impossibile rivoluzione del "partito armato" in una presunta intellighenzia, e nella loro aspirazione a sedere nelle stanze dei bottoni, dalle quali manipolare questi ragazzi di seconda media - loro sì che non hanno le palle per definirli per quello che sono). E' da questa area politica, e dal loro sistemico e sistematico esercizio ginnico di occupazione delle aree subordinate alle logiche dirigistiche, senza rispetto alcuno per la libera espressione della creatività degli italiani capaci - quelli che non conoscono ferie pagate, né assenteismi cronici, né sfruttamento delle pubbliche amministrazioni e della cosa pubblica, né concorsi politicizzati che per cinquant'anni hanno interfacciato e saldato le reti clientelari e gli apparati burocratici affinchè la macchina dello Stato prendesse in mano le vite (cioè le massime aspirazioni al posticino o posticione "fisso") degli italiani medi - che l'obbiettivo vuole farsi strada proteggendo la nazione da anacronismi e sfruttamenti che ne avrebbero determinato il crollo pressochè totale. Le grandi aziende statali, che hanno avuto forse una loro ragion d'essere dopo gli zar, la statalizzazione della proprietà privata, la confisca dell'eredità, l'appiattimento della società e la nascita della nomenclatura, la vergogna della delazione e dello spionaggio accusatorio di chiunque, le epurazioni dei testimoni dei cambi di propaganda, il "taglio della lingua" fatto ai veri intellettuali, la cancellazione della fede, sono tutte le epistemi che hanno ispirato generazioni di surreali simpatizzanti del comunismo in quanto "fede" marxiana. Questa forma mentis sopravvive in chi vede nello Stato l'occasione di regolare il bioritmo del cittadino manipolando le sue aspirazioni e deprivandolo d'ogni ambizione: e - sappiamo bene - la suprema è "cambiare lo Stato". Renderlo il topos e il logos dell'agilità di creare ricchezza e lavoro; sottrarlo al controllo ideologico di chi - da sempre - vede nell'iniziativa del Privato un vero attentato alla casta che deve dominare il Pubblico. E per questo alza bastioni insuperabili e scava fossi sulla strada dei cittadini volenterosi, che non hanno paura di lavorare, perchè lo fanno per se stessi. Perchè sono padroni e operai a un tempo. Ma lo Stato italiano rende l'impresa impossibile, o solo l'occasione per nutrire le tasche delle mafie attraverso i pizzi, i ricatti e gli assassini degli imprenditori. Una Mafia che oggi si attribuisce a Berlusconi e a Dell'Utri, ma dov'erano i politici onesti, gli statisti, i difensori dello Stato e dell'economia onesta e piccola - frutto di immani sacrifici - quando Berlusconi e Dell'Utri portavano ancora i pantaloncini corti!?
    smarescaserra
  • @ jerofante
    La stampa estera ha dimostrato di non conoscere affatto la storia del nostro paese, e ha sommato il discredito gettato addosso alle nostre istituzioni a quei volgari preconcetti sugli italiani, che io ho sperimentato di persona avendo girato mezzo mondo , e che - ti assicuro, se non lo sapessi - non è per niente gratificante o intelligente. Le nazioni estere sono spesso affette da un provincialismo e da una carenza di cultura bestiali, quando non da un perbenismo strisciante che inibisce la capacità critica (cosa che in Italia è molto meno presente, modestamente).

    Io non difendo Berlusconi - chi se ne frega - io difendo un obbiettivo che ho a chiare lettere enunciato.

    Parlo bene di Berlusconi perchè non posso parlare bene di altri, o che dovrei fare?, l'apologia politica di Prodi?, di Fassino?, di Rutelli, di Veltroni?, di Bertinotti?, di D'Alema!?

    Mi sentirei del tutto ridicolo, francamente.

    Io ho sempre lavorato. Vengo da una tradizione d'imprenditori e di artisti. So cosa vuol dire fare impresa in Italia. E così conosco fin troppo bene la forma mentis etica di chi lavora nel Pubblico (cioè nello Stato...noi imprenditori privati non siamo considerati Stato, ma avventurieri - nella migliore delle ipotesi - e mariuoli o mafiosi - nella peggiore).

    Credo che Berlusconi sia il meno peggio, oggi.

    Poi si vedrà. La pressione fiscale e i gineprai burocratici intanto hanno distrutto l'impresa italiana, e così l'ignavia etica e immorale degli istituti di credito.

    Se tu pensi che abbiamo un futuro così...
    smarescaserra
  • Presunzione a parte avevo ben intuito da tempo il tuo pensiero politico/sociale che hai succintamente ma chiaramente esposto in questi interventi.
    Sono concetti e parole che in parte condivido e in parte no, ma tutti rispettabili.
    Sfondi della porte aperte quando critichi l'ancien regime; il conservatorismo retrogado della D.C.;
    Il suo servilismo acquiescente verso l'oscurantismo clericale; il suo appiattirsi supino nei confronti di Poteri atlantici e il suo rifugiarsi, politicamente,socialmente ed economicamente in un provincialismo nefasto e settario.
    Altrettanto pesanti responsabilità si possono attribuire alla sinistra dell'epoca.
    La sua cieca osservanza ad una dottrina utopistica ed inflessibile che, ovunque attuata, ha dato origine a regimi autoritari e antidemocratici.
    Il suo concetto, fondamentale, di Stato centralizzato; il suo ostracismo contro ogni forma di liberalizzazioni e di libero mercato.
    Pensi che basti come breve excursus storico?
    Ora il vero problema, non mi stancherò mai di ripeterlo, è la valutazione dell'uomo;l'intuire o il capire le sue motivazioni, le sue intenzioni e i suoi programmi se ne ha.
    Sapere quanti compromessi e quali connivenze di qualsiasi genere ha accettato o accetterà e con quali finalità.
    Il tutto , per carità, al di là dell'immagine pubblica, sua e del suo partito, che ha imposto;
    e che oggi, per lui come per altri, rappresenta il principale biglietto da visita di ogni leader( purtroppo).
    E' su questo punto che essenzialmente ma energicamente dissento da molte analisi come la tua.
    Spero, a questo punto, di aver chiarito sufficentemente il mio pensiero.
    Cordialmente.
    jerofante
  • Caro jerofante,
    io ti ringrazio della disponibilità, della comunicazione e della schiettezza: tutte prerogative che ti appartengono e di cui puoi andare fiero.

    Presunzione a parte, anch'io capisco bene il tuo pensiero. Anche se non lo avessi scandito a chiare lettere, come vedo invece che hai fatto varie volte. Anche se - credo entrambi - ci rendiamo perfettamente conto che questa non è la sede più idonea e deputata a farlo.

    Non per te, ma per chi forse non lo ha mai sperimentato, voglio concludere questo ringraziamento dicendo ciò che è giusto e sacrosanto dire.

    La politica è amministrazione dello Stato, buona amministrazione (teoricamente).

    Con i politici è necessario, è indispensabile, averci a che fare, per trarre un giudizio, tutto il resto non fa testo.

    A me è capitato spesso, per una serie di circostanze che ineriscono alla mia attività, al mio lavoro, alla mia persona e alle persone che io rappresento.

    Faccio un salto necessario, altrimenti non basterebbero diecimila pagine, ma anche di più.

    Il voto in Italia è stato ed è ancora merce.
    Le geofrafie elettorali dei seggi dimostrano chiaramente se un voto promesso - in virtù di uno "scambio" è stato poi effettivamente dato.
    Ed è così in ogni nazione del mondo: chi lavora investendo su se stesso e sui propri denari difficilmente può esentarsi dall'appartenere ad una geografia elettorale. Diverso può essere per chi è al di fuori di tutto ciò. Leggo parole senza alcun peso specifico (cioè senza aggancio alla realtà vera e dotata - di contro - di reale "peso specifico") spesso in giro. Su current poi...ho l'impressione - a volte - di stare anch'io in un asilo nido.

    Quindi...di cosa vogliamo parlare?

    Acquisire uno spazio nella società che produce, che lavora, che investe nello Stato, nella propria regione, nella propria provincia, nel proprio comune, è proprio un'altra cosa rispetto a chi (non ce l'ho ovviamente con te) sragiona e inquina la realtà solo per quello stupido gusto di "parlare di cose che non conosce".

    Parole, solo parole.

    Suoni che sono rumori fastidiosi, e basta.

    Su current vige statisticamente il trionfo del cretinismo, ma anche altrove. A volte mi viene in mente la canzone di Carosone: Tu vuò fà l'americano, ma i soldi pe Camèl chi te li dà?, la borsetta di ...

    Ciao, alla prossima.
    smarescaserra