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FONDI PER LO SPETTACOLO????SERVONO!!!IL GOVERNO DICE NO!!!

  1. MARCOFU
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Il mondo del teatro, della lirica, della danza e in genere dello spettacolo dal vivo sono nuovamente in fermento - come già in anni recenti - in vista dei tagli al Fus (Fondo Unico per lo Spettacolo) annunciati dal governo. Dai 560 milioni stanziati l'anno scorso dal governo Prodi, la Finanziaria 2009 dovrebbe scendere a 380, tornando così ai livelli dei precedenti governi Berlusconi. A soffrire dei tagli saranno soprattutto le realtà più marginali, quelle dei piccoli centri, quelle di ricerca e le compagnie giovani, oltre a settori come la danza e soprattutto la lirica, che richiede ingenti investimenti per le sue costose produzioni.

Mercoledì 8 ottobre il Corriere della Sera ha ospitato un intervento del sovrintendente della Scala di Milano, Stéphane Lissner, che ha ricordato come i tagli prospettati porrebbero a rischio anche l'attività del tempio della lirica internazionale, che pure ha aumentato il totale delle alzate di sipario da 165 a 280 l'anno, chiudendo i propri bilanci in pareggio o addirittura in attivo. Bisogna poi tener presente che nessuna delle altre fondazioni liriche italiane può vantare l'attenzione che i media riservano alla Scala e gli ingenti contributi privati che ne sostengono l'attività.

Va detto, tuttavia, che le recenti vicende della finanza internazionale hanno gettato sull'intero Paese un senso di precarietà che certo gioca a favore di chi difende i "tagli", sostenendo che anche le imprese teatrali dovrebbero sostenersi principalmente grazie a fondi propri o coi soldi dei biglietti. Ciò però contrasta con la storia stessa del teatro, in Italia come all'estero, che nei secoli ha sempre avuto bisogno di essere sostenuto economicamente (dai sovrani o dagli stati) per poter andare in scena. In questa complessa situazione, tu che faresti?
MARCOFU

17 responses // FONDI PER LO SPETTACOLO????SERVONO!!!IL GOVERNO DICE NO!!!

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    io da conoscitore del mondo dello spettacolo approvo questa scelta di tagliare i fondi, è finita l'epoca delle vacche grasse dove si sono elargiti fior di " notri soldi " ad individui che di spettacolo non conoscono la differenza tra la scala e lo scalino.
    Questo taglio dovrebbe permettere a nomi semisconosciuti nel mondo della lirica in particolare di emergere offuscati come sono dagli alti compensi percepiti dai soliti noti personaggi invischiati in un lurido ingranaggio, tanto a pagare era lo stato un po a te e un po a me.
    Dunque dicevo già dall'anno prossimo una delle manifestazioni a livello locale che raccoglieva fondi milionari dal comune dalla provincia e dalla regione porterà in scena compagnie del luogo ( non faccio nomi al momento ) e questo potrà essere una cosa buona semprechè alla fine delo spettacolo l'impresario non piazzi la fatidica frase: Bambole, non c'è una lira.

    dagos
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    La questione dei finanziamenti pubblici al mondo dello spettacolo è troppo complessa e vitale per la vita civile e democratica di un paese moderno per ridurla ad una sorta di vacua e arida vendetta contro quelle istituzioni che oltre a essere il fiore all'occhiello della storia artistica italiana rappresentano anche dei luoghi che sostentano molte famiglie.
    Dietro uno spettacolo alla Scala non ci sono solo le perfomance dei cantanti molto ben pagati (questo è vero) ma il lavoro salariato di dipendenti e quello che in gergo imprenditoriale si chiama indotto. Ma a parte ciò il FUS italiano da sempre stanzia cifre semplicemente ridicole per il sostegno dello spettacolo. Dunque, si intende ridurre ancora di più una cifra già ridicola perché la strategia politica del governo Berlusconi è quella di colpire i settori della cultura, tendenzialmente non di destra. La stessa operazione scientifica la sta compiendo Alemanno a Roma.
    Ed ancora, la tradizione della lirica italiana è caratteristica fondamentale dell'identità degli italiani, caratteristica unica nel mondo poiché l'Italia è la patria del canto lirico; ma i paladini dell'italianismo questo non lo capiscono. In qualsiasi paese europeo civile e moderno, i teatri lirici (storici e di tradizione) sono sostenuti anche dallo Stato con cifre che qui in Italia non si sono mai viste. E nessuno si sognerebbe di lamentarsene. Sul bilancio dello Stato il taglio al FUS rappresenta una quota risibile, mentre sempre lo stesso taglio rappresenta un chiaro messaggio politico.
    E aggiungo. Si vogliono tagliare fondi alla cultura quando invece i manager dello Stato incassano stipendi e liquidazioni impressionanti. La destra ha una concezione stravagante della cultura e dello spettacolo. Ne ha sostanzialmente paura.

    E per concludere, ci sono state in passato delle elargizioni pubbliche sbagliate e anche soggetti che ne hanno approfittato. Ma il compito di uno Stato civile è quello di eliminare i veri sprechi e i veri abusi e di salvaguardare le risorse culturali nazionali. E il teatro lirico italiano è una straordinaria risorsa, ma l'italietta berlusconiana (salvo a presentarsi in pompa magna alla Prima della Scala) questo fa finta di non saperlo.

    Orith
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    .. lui finanzia solo ciò che può controllare... non regala nulla al nemico...
    ... l'unica consolazione è che il fenomeno tutto italiano che stiamo vivendo in questo momento non sarà più lungo della stessa vita del soggetto, perché questo tipo di dittatura sono fondate sulla persona del tiranno, il quale per fortuna non è immortale... una volta venuto meno il soggetto, per morte naturale mi auguro... (sperando che non ci sia qualche idiota che vuole farne un martire...) finito lui il movimento dovrebbe scemare nell'arco di una legislatura...
    se lascerà il diritto di voto…

    F7
    • F7
    • 1 month ago
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    Alla mia età non ho mai chiesto fondi pubblici per esercitare la mia attività di artista...avrei dovuto passeggiare per anticamere, corteggiare assessori, andare a cene politiche, procurarmi una qualche tessera...Le sole cose che ho avuto sono le sale storiche nazionali - gratis et amore dei - per esporre le mie opere: una concessione che ha permesso alle persone di entrare in contatto (non commerciale ma squisitamente culturale) con un artista italiano.

    Rinfreschi, inviti, manifesti, striscioni, banner, trasporti, pubbliche relazioni, ospiti illustri, visibilità li ho sempre finanziati integralmente io.

    Per essere artisti è necessaria una dote fondamentale, ed è la capacità imprenditoriale. Questo mi ha portato sempre ad intercettare l'interesse di sponsors che hanno sostenuto sui vari territori dei comuni italiani la cultura e l'arte come arricchimento della loro immagine istituzionale.

    Ma io non sono fatto per interagire con la politica degli amministratori locali, per quello di gente "capace" ce n'è tanta i Italia.

    Arte, spettacolo e cultura sono un'impresa ben precisa, l'assistenza dello Stato non fa che creare indotti discutibili, l'iniziativa deve stare nelle mani degli artisti, i veri imprenditori che mancano all'appello di una cultura che annaspa nella sua approssimazione o improvvisazione o politicizzazione - il peggio che c'è.

    Mi rendo conto che il discorso è lungo e spinoso, ma faccio un esempio - poco distante dalla politica - per intenderci: avete notato mai che le chiese contemporanee vengono affrescate sempre (nei nostri tempi, scusate il pleonasmo necessario) dal nipote del figlio del fratello del parroco?!...

    Intelligenti pauca, lo Stato ha i suoi pretucoli.

    Per ciò che concerne grosse imprese tipo Scala, grosse mostre tipo Picasso adesso al Vittoriano, beh non credo proprio si debba chiedere alle tasche dei cittadini, c'è già il biglietto (il resto è solo clientelismo).
    Se qualcosa ci deve essere, dev'essere per il degrado delle periferie, ma con un controllo ed una oculatezza etiche che è solo utopia come esemplificavo pocanzi.

    smarescaserra
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    Non vedo nulla di strano in questo provvedimento in piena linea con i provvedimenti a taglio indiscriminato.

    Tra l'altro se non conta niente l'educazione perchè mai dovrebbe contare lo spettacolo (teatro, cinema d'autore, ballo).

    Non credo che in Italia abbiamo bisogno di spettacoli "imprenditoriali" di cui siamo pieni. Basta faresi un giro sui canali televisivi analogici durante le ore di massimo share? Fiction, varietà, reality. Spettacolo usa e getta, costa poco, non necessita di capacità critica o concentrazione s'assimila per osmosi. E' questo lo spettacolo di cui il popolo necessita.

    Non di cose noiose, senza tette e in cui magari bisognerebbe anche leggere il libretto per capire quel che dicono gli attori gridanti abbiamo bisogno.

    @F7: non sarei così ottimista, Berlusconi non è il male è ciò che il popolo vuole. Lo ha fatto per la TV e lo fa per la politica. Non con la sua dipartita le cose cambieranno.

    Ad ogni modo ho paura che il post Berlusconi sarà il CEO di Mediolanum Ennio Doris, sentendo alcuni suoi discorsi rivedo Berlusconi...

    Una volta, su Le Scienze ho letto che affinché una linea di pensiero scompaia è necessario che l'intera generazione che l'ha abbracciata muoia... ci vorranno almeno 50 anni perché le cose cambino.

    ezu
    • ezu
    • 1 month ago
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    ...e vabbè l'articolo diceva così mica era riferito al caso specifico ;).

    ezu
    • ezu
    • 1 month ago
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    @smarescaserra
    Uno dei fondamentali doveri identitari di uno Stato "normale" è quello di sostenere le proprie risorse identitarie. Il teatro lirico è per l'Italia un punto focale della cultura nazionale, poiché è un punto focale della storia italiana. E' chiaro, ciò non vuol dire che si debbano buttare i soldi, ma allo stesso tempo non è possibile tagliare (il FUS) un fondo pubblico che già distribuisce cifre ridicole, briciole in un bilancio dello Stato dove ci sono sprechi giganteschi da decenni.

    In un momento in cui gli italiani dovranno pagare di tasca propria i debiti di Alitalia (non acquistati da CAI), si fa credere agli italiani che si sta risparmiando qualcosa togliendo soldi al FONDO UNICO DELLO SPATTACOLO. Tutto ciò è ridicolo. Si tratta di un'operazione furba, poiché fa leva sul qualunquismo tipico dell'italietta berlusconiana, un qualunquismo fatto di gente che non legge un libro, non va a teatro, non sa cosa è un concerto, non va mai al cinema.
    Dunque, una cosa sono i teatri lirici di tradizione, un'altra i desideri soggettivi di chi ha aspirazioni artistiche.

    Il FUS riguarda lo spettacolo (la tradizione creativa di un intero paese), le iniziative espositive individuali sono un'altra cosa. Non si tratta di regalare soldi a chiunque, ma di consentire a un'istituzione (Il Teatro alla Scala) che il mondo intero ci invidia di svolgere un lavoro all'altezza della sua fama. La cosa da fare non è togliere soldi al FUS ma vigilare affinché tali soldi siano spesi bene.

    Non bisogna dunque confondere piani diversi e bisogna tenere presente che la cultura e lo spettacolo (teatro, danza, musica, cinema) sono un patrimonio enorme per un paese come l'Italia ad alto tasso di creatività.

    Il problema è politico. Si intende lanciare un messaggio preciso. L'Italia deve diventare il paese degli imprenditori e dei loro affari. La cultura è un disturbo perché "affare" che non produce la ricchezza degli imprenditori dominanti (banchieri, grandi industriali, speculatori e tardopalazzinari) e dei loro referenti politici.

    In un paese normale, nessun governo di destra o di sinistra creerebbe un problema simile, in Italia invece si usa il potere per delineare stili di vita, gusti e opinioni della gente facendo disinfomazione. E per l'italietta berlusconiana la cultura e lo spettacolo non devono far parte della vita e dei gusti degli italiani. Dunque bisogna disinformare dicendo che i soldi pubblici destinati al FUS sono troppi.

    Orith
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    @ Orith

    Mi rendo conto che della mia micro-metafora ti arrivato ben poco. Peccato. Non esistono una Italia e una italietta, stanno solo nei neuroni di quelli che occupano posizioni ideologiche. Tu sei su una posizione statalistica-dirigistica che non vale (storicamente) neanche la pena di commentare. La mia idea di Stato è solo diversa dalla tua. Quando le persone smetteranno di consorziarsi per attirare le attenzioni sulla propria potenzialità di potere di voto, e vivranno la loro identità propria, solo allora il clientelismo smetterà di infangare le collettività democratiche: cioè mai.

    Io mi tengo il mio "mai".
    Gli altri si adattino all'alternanza dei governi, e dei loro interessi. Senza piangere. E senza rivendicare un improbabile diritto alla gestione dell'immagine dell'Italia culturale. FUS? Ognuno cammini sulle sue gambe. Le sigle e gli acronimi sono serviti solo a sfruttare gli italiani qualunquisti, ma parlo di altro qualunquismo, non di quello che citi tu.

    Basta ribaltare la prospettiva, ma - mi rendo conto - è difficile.

    C'è - piuttosto - chi vuole fare "arte" con i soldi degli altri. Io la faccio con i miei. Perchè sai, di arte in giro ce n'è tanta in vetrina, ma con i soldi dello Stato, cioè dei cittadini, che neanche possono (perchè non hanno nemmeno il respiro per occuparsi di scegliere) coscientizzare quello che le clientele politiche decidono di far andare sù o giù nelle bilance dei finanziamenti pubblici.

    Usate le gambe, le proprie.
    E camminate se vi riesce.
    Senza il sistema restate a casa, ch'è meglio per tutti.

    smarescaserra
  •  

    Ma che piccola storia ignobile mi tocca raccontare, così solita e banale come tante,
    che non merita nemmeno due colonne su un giornale o una musica o parole un po' rimate,
    che non merita nemmeno l' attenzione della gente, quante cose più importanti hanno da fare,
    se tu te la sei voluta, a loro non importa niente,
    te l' avevan detto che finivi male...

    da: Piccola Storia Ignobile di Francesco Guccini

    F7
    • F7
    • 1 month ago
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    @smarescaserra: credo che allora di persone che resteranno a casa saranno davvero tante. Di per sé non è un male, se vogliamo.

    C'è da dire però che di fatto, a meno di alcune realtà metropolitane, in Italia mancano gli spazi e il tessuto economico in cui e per cui "l'arte" possa esprimersi.

    Parlo della mia realtà piccola e dimenticata, una realtà provinciale e per di più meridionale. Non abbiamo teatri, spazi per concerti. Per vedere un concerto lirico bisogna fare almeno 100 km.

    Le uniche occasioni per vedere teatro sono le manifestazioni sponsorizzate dalla provincia e la regione, in cui piccole compagnie teatrali possono esibirsi in cinema oppure scuole. I concerti? Quelli organizzati durante le feste patronali con i soldi di cui sopra. Addirittura quest'anno hanno organizzato dei concerti lirici in piazza. Un po' difficile seguire il libretto, ma sempre meglio del DVD o doversi fare 100 km.

    E' giusto? Assolutamente no, anche perché è vero come dici, che sono soltanto un modo come un altro per esercitare un potere politico sui cittadini, che vengono raggirati con il Giovenaliano "Panem et circenses". Ma senza gli investimenti statali, queste occasioni, rare, di spettacolo comunitario, di piazza, che fine faranno? Se alla mancanza endemica di strutture e di realtà industriali necessarie perché si possano fare spettacoli di qualunque tipo, aggiungiamo la mancanza di fondi pubblici dove arriviamo?

    ezu
    • ezu
    • 1 month ago
  •  

    @ ezu

    Il problema più grave è esattamente quelllo che tu menzioni: strutture, circuiti, presenze nelle aree disagiate della provincia italiana e delle periferie cittadine di eventi che portino - soprattutto ai giovani - il respiro dal vivo dell'arte e della cultura.

    Ebbene, ti posso testimoniare che giunte, consigli e assessori di regioni, province e comuni non posseggono (al 99,9 % periodico dei casi) alcuna competenza culturale né artistica. I soldi degli italiani finiscono per finanziare "eventi" legati solo all'indotto strumentale clientelare locale, per quel poco, infimo, che viene fatto per forza; allo scopo di mantenere in vita il do ut des politico attraverso centri di potere che sussistono ormai da anni ed anni nelle amministrazioni dei vari comuni. Mancano competenza, capacità di raccogliere fondi dagli sponsor e volontà di "illuminare" l'Italia della provincia. Parliamoci chiaro: diventare amministratore della pubblica cosa dei piccoli centri è solo un gioco mafioso-clientelare, il potere del voto è rimasto incapsulato in un regime di cose che sussistono dalla notte dei tempi della repubblica. La cultura media delle giunte comunali che ci amministrano è ridicola, grottesca. Questi "signori" sono bravi solo a coagulare gruppi di potere di voto attraverso ricatti che vengono attuati dai satrapi locali. Le reti di famiglie rispondono all'appello al momento opportuno perchè vengono controllate in modo sistemico nei seggi attraverso le geografie politiche e l'osservazione corrotta dei presidenti dei seggi. Hanno solo da perdere se votano con la testa o la speranza del bambiamento: chi conosce queste realtà può testimoniare con me che le cose stanno esattamente così. Altro che italietta berlusconiana. Dalla DC e dai Comunisti si è costituita l'italietta dei piccoli, medi e grandi centri di potere clientelare: essi distribuiscono fondi per gestire il controllo delle preferenze (eufemismo per dire "ricatti"). I posti di lavoro (allontanandosi per un attimo dallo spettacolo) vengono gestiti attraverso le concessioni ad hoc delle licenze, autorizzazioni varie, iter burocratici completi di cui le aziende necessitano per iniziare le attività d'ogni tipo (dal piccolo-medio commercio all'impresa; dall'edilizia alla sanità; dai servizi ai supermercati o ipermercati): le Asl, gli ispettori, i sindaci, le giunte comunali, le regioni hanno il potere che serve per ostacolare gruppi e imprese che non siano sufficientemente in grado di garantire l'immissione di sostegno di voto ai loro sponsor politici locali, ma anche ai piccoli commerci e imprenditori. I cavilli infiniti dei requisiti minimi, la paccottiglia burocratica ridondante, i gineprai giuridico-legali dello Stato sono stati creati ad hoc per mettere chiunque in condizione di colludersi con la corruzione di funzionari, politici e istituzioni. Aggiungiamo l'assenza in Italia di una banca per le imprese, il guado attraverso tutta la melma politica per arrivare a presentare progetti europei, l'equazione è fatta. La politica del "non fare" domina l'Italia pur di mantenere il suo delinquenziale potere. Se qualcuno lo si lascia fare è solo perchè fa parte "della famiglia"...I "manovali" dei senatori infiltrano medici, ingegneri, manager, consulenti, fin giù giù nella cosa pubblica, dovunque. E tutti quelli che - prima o poi - si ribellano, restano con le chiappe per terra anche per sempre, perchè questo potere è monolitico. Altro che Spettacolo: questo è lo spettacolo.

    smarescaserra
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    hmmm e dunque, quale potrebbe essere la soluzione?

    Lasciamo perdere e lasciamo che le nuove generazioni siano sempre più distanti dal teatro, la lirica, il cinema d'autore?

    Forse abbiamo bisogno di idee per una terza via, ma il punto è... esiste e potrà funzionare?

    ezu
    • ezu
    • 1 month ago
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    C'è da compendiare e concludere dicendo - una volta e per tutte - che i diritti sanciti dalla Costituzione italiana non hanno "nessuna" relazione con la rete clientelare che asfissia la nazione, e ne fa giocattolo alla mercede di delinquenti organizzati nelle pubbliche amministrazioni. La legge scritta non è la legge dei fatti, dei comportamenti, del potere reale.

    Quello che questo governo rischia di far saltare (solo in parte) è questa precipua rete corrotta ed i suoi traffici neanche troppo clandestini. Ma anche questo governo ha i suoi, come tutti. Anche se prevalentemente in questo momento storico è meglio un'alternanza delle corruzioni, dei giochi, delle gestioni.

    La democrazia è solo un gioco di poteri, ed ognuno usa le armi che possiede o ch'è bravo a costruirsi in fretta. E questo fin dall'aretè politikè greca.

    Chi si scandalizza lo ammiro, ma farebbe meglio a trasferirsi su Marte...

    smarescaserra
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    @ ezu

    Caro amico, se vuoi sapere come la penso, la soluzione non esiste, bisognerebbe ricreare l'uomo.

    smarescaserra

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