3PRIME aspettando i 3GIORNI di MILANO

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re "prime" da non perdere
Si preannuncia una settimana decisamente ricca di appuntamenti da non perdere, con una serie di "prime" importanti che si accavallano e susseguono. Darei la precedenza, anche per evidenti ragioni extra-teatrali, a La menzogna, lo spettacolo che martedì 21 apre la stagione dello Stabile di Torino: un po' per il tema, che è quello - legato al sentimento della città - della tragedia della Thyssen Krupp, e più in generale delle morti sul lavoro, un po' per il fatto che ad affrontarlo è la compagnia di Pippo Delbono. I lavoro di Delbono, ormai diventato una star internazionale, mi è parso spesso discutibile, e non ne ho mai fatto mistero: in questo caso, però, mi sembra alquanto significativo che un argomento di così scottante attualità si incontri col suo furore politico, col suo stile visionario. Mi sembra anche notevole che a cimentarsi con esso siano attori anomali come i suoi, di per sé già segnati dal dolore. Ed è emblematico che lo spettacolo debutti in un ex-impianto industriale, le Limone Fonderie Teatrali di Moncalieri.

Sempre da martedì 21, al Teatro dell'Elfo di Milano, Elio De Capitani si misura con un'opera di Sarah Kane: il regista ne allestisce il testo d'esordio, il ferocissimo, sanguinosissimo Blasted, che nel '95 pose l'autrice, allora ventitreenne, al centro dello scandalo: l'azione, ambienta in una camera d'albergo, sullo sfondo di una guerra, è infatti un macabro susseguirsi di orrori - stupri, accecamenti, cannibalismo - attraverso i quali la Kane si proponeva di esprimere la violenza dei nostri giorni.

Mercoledì 22, ancora a Torino, il gruppo Egumteatro mette in scena alla Cavallerizza Reale L'apparenza inganna, uno dei testi più desolati di Thomas Bernhard: ancora una volta la trama si riduce a una vicenda senza sbocchi, il cerchio chiuso degli incontri settimanali di due fratelli. Ancora una volta i vacui profluvi di parole dei protagonisti servono a tacitare rancori non detti, vecchi segreti, ferite ancora aperte, come l'ambiguo rapporto che la moglie morta di uno di loro pareva avere con l'altro. È uno spettacolo da vedere, per varie ragioni: in primo luogo perché attraverso questa pièce - già allestita non molti anni fa da Federico Tiezzi e Sandro Lombardi - si realizza il primo approccio all'autore austriaco di due registi dal segno livido, tagliente come Virginio Liberti e Annalisa Bianco. È interessante verificare cosa ne verrà fuori. E poi c'è attesa per l'interpretazione di Michele Di Mauro: Un anno con tredici lune e Nella solitudine dei campi di cotone ne hanno sancito l'incontenibile talento.
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MARCOFU
  • added October 21, 2008

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