Le chiamano morti bianche, ma il colore giusto è il nero. Tutte le morti sono nere. Il colore della putrefazione, della cancrena. Il colore che risucchia tutti gli altri fino a spegnerli in sé. Così, come la luce entra in buco nero e non sa più uscirne, i nostri sogni, le nostre speranze, e tutto l'amore di cui siamo stati capaci, un bel giorno attraversano un punto oltre il quale non solo svaniscono, ma perdono qualsiasi memoria di se stessi, come se non fossero mai neppure esistiti.
Sì, le chiamano morti bianche, ma la disperazione che si lasciano dietro è nera. Nera come un pozzo nero, come le acque nere, come l'umore nero di chi ha perduto suo marito, suo figlio, suo padre, e nessuno lo aiuterà mai con un solo centesimo di risarcimento. E insieme alle morti bianche ci sono anche gli infortuni bianchi: gente che era nata con due braccia, due gambe, dieci dita, e all'improvviso non gli tornano più i conti. A lungo, l'illusione sensoriale continua a percepire una mano dove non c'è più, ma bisogna stare lontani dagli specchi, è chiaro, altrimenti il giochetto non regge....
Le chiamano morti bianche, nel tentativo di renderle candide, immacolate, innocenti, e sarebbe interessante chiedere ad un uomo che sta precipitando nel vuoto, magari perchè nessuna misura di sicurezza è stata adottata dal suo datore di lavoro, se in quel preciso istante si senta così in pace con se stesso e con la società. Negli anni '60 li chiamavano omicidi sul lavoro. Meno tranquillizzante, se volete, ma certo più realistico.
Invece, oggi le chiamano morti bianche. Bianche come un bianco Natale, come la biancheria che sa di lavanda, come i capelli di un vecchio. Bianche come le nuvole bianche, come la spuma delle onde del mare, come la panna, come il latte, come la neve che attutisce il dolore ricoprendo ogni cosa di un bianco mantello silenzioso...
Le chiamano morti bianche. E vi prendono per il culo.
A l'Aquila ho intervistato Samanta Di Persio, autrice del libro Morti bianche. Una ragazza davvero speciale. Guardate l'intervista nel video accluso al post.
Per una storia da leggere, la storia di Andrea:
[http://www.byoblu.com/post.aspx?p=97ab8992-680d-44d5-adbb-77a3f893b327]
Sì, le chiamano morti bianche, ma la disperazione che si lasciano dietro è nera. Nera come un pozzo nero, come le acque nere, come l'umore nero di chi ha perduto suo marito, suo figlio, suo padre, e nessuno lo aiuterà mai con un solo centesimo di risarcimento. E insieme alle morti bianche ci sono anche gli infortuni bianchi: gente che era nata con due braccia, due gambe, dieci dita, e all'improvviso non gli tornano più i conti. A lungo, l'illusione sensoriale continua a percepire una mano dove non c'è più, ma bisogna stare lontani dagli specchi, è chiaro, altrimenti il giochetto non regge....
Le chiamano morti bianche, nel tentativo di renderle candide, immacolate, innocenti, e sarebbe interessante chiedere ad un uomo che sta precipitando nel vuoto, magari perchè nessuna misura di sicurezza è stata adottata dal suo datore di lavoro, se in quel preciso istante si senta così in pace con se stesso e con la società. Negli anni '60 li chiamavano omicidi sul lavoro. Meno tranquillizzante, se volete, ma certo più realistico.
Invece, oggi le chiamano morti bianche. Bianche come un bianco Natale, come la biancheria che sa di lavanda, come i capelli di un vecchio. Bianche come le nuvole bianche, come la spuma delle onde del mare, come la panna, come il latte, come la neve che attutisce il dolore ricoprendo ogni cosa di un bianco mantello silenzioso...
Le chiamano morti bianche. E vi prendono per il culo.
A l'Aquila ho intervistato Samanta Di Persio, autrice del libro Morti bianche. Una ragazza davvero speciale. Guardate l'intervista nel video accluso al post.
Per una storia da leggere, la storia di Andrea:
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- byoblu
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...opera meritoria, bisogna dare il massimo rilievo a queste ingiustizie quotidiane.
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Per me questo è il miglior servizio di Claudio Messora.
Complimenti vivissimi Claudio per il tuo impegno e per la scelta dell'argomento.-
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- noviziozio1
- 1 year ago
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