Dopo quattro secoli di colonialismo portoghese, nel 1975 gli angolani hanno assaporato la conquista della loro indipendenza attraverso il gusto amaro delle divisioni interne tra il blocco in difesa dell’autonomia nazionale ed il blocco filo-occidentale. Il partito del Movimento Popolare per la Liberazione dell’Angola con a capo dos Santos ha tenuto testa al partito UNITA sostenuto dagli Stati Uniti per gli oltre 25 anni di guerra civile. Solo i programmi di cooperazione delle Nazioni Unite nei primi anni Novanta hanno ottenuto il via libera da parte del Presidente. Ma i programmi di aiuto internazionale non sono mai partiti per mancanza di fondi.
Laddove la cooperazione ha fallito nei suoi buoni propositi e l’Occidente ha cercato di conquistare politacamente ed economicamente uno spazio di territorio da poco tempo resistuito a se stesso solo i cinesi sono riusciti ad ottenere in tempi brevi il visto per importare ed esportare materie prime in Angola.
A metà anni Novanta Pechino ha offerto al Governo di Luanda ampi finanziamenti agevolati in cambio di greggio. Probabilmente vale la pena specificare che l’Angola ha giacimenti di petrolio tanto vasti da garantire l’estrazione di circa 2 milioni di barili al giorno superando la media dei paesi OPEC.
La Cina ha concesso al paese sahariano finanziamenti da circa 2 miliardi di dollari. Il paese asiatico ha inoltre messo i suoi infaticabili lavoratori a disposizione dell’Angola per la ricostruzione del paese dopo la fine nel 2002 della sanguinosa guerra civile. Nei cantieri sparsi lungo il territorio angolano si incontrano solo lavoratori con carnagione chiara ed occhi a mandorla. Maestranze cinesi e materiali cinesi impiegati nella realizzazione delle linee ferroviarie, delle scuole, degli ospedali e delle maggiori infrastrutture del paese.
Gli operai cinesi in Angola lavorano a ritmi più serrati rispetto al livello standard della madrepatria. Un accanimento che rivela una scarsa socializzazione con il luogo che li ospita. Sono tante le Chinatown sorte accanto ai cantieri nei villaggi angolani quasi a rimarcare i confini delle roccaforti del nuovo colonialismo.
Molti angolani infatti risultano contrariati da questa graduale invasione di campo cinese. Le grandi opere "made in Chinatown - Africa” sono sì finanziate dal Governo di Pechino ma si tratta di finanziamenti non a fondo perduto. In cambio dei tassi agevolati la Cina è divenuto il primo importatore di petrolio del paese.
Gli angolani temono quindi che tale forma di cooperazione riveli presto le sembianze del neo-colonialismo. Solo pochi angolani vengono impiegati nei cantieri delle “Chinatown” presenti sul territorio e sempre con mansioni di basso livello e paga altrettanto scarsa.
Ma il presidente dos Santos continua a dirsi convinto del contrario: l’attuale modello di cooperazione risulta vincente sia per la Cina sia per l’Angola. Tale modello - secondo dos Santos – potrebbe aprire la strada a quei paesi dell’Occidente fino ad oggi troppo irrigiditi nei loro panni di moralisti rispetto ad un paese noto per l’alto tasso di corruzione agli alti piani dei palazzi.
Ma la Cina, in questo senso, non ha mai avuto alcunché da obiettare. Una cooperazione “senza condizione” è dunque il leitmotif a sigillo degli accordi tra il Governo di Luanda ed il Governo di Pechino.
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tutto vero!! aggiungo che sara' la prima potenza al mondo a breve.Se volete gradire il mio canale video su dei video che ho fatto personalmente a ottobre2008 su shanghai,hong kong e anche dubai per aprire un'altro capitolo , potrebbe essere di aiuto:
http://www.vuze.com/user/Profile.htm?sp=X&sp=l14041014&sp=X&sp=1&...
michele belmondo-
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