Con una bibliografia di quasi trenta pubblicazioni scientifiche, lo scopo del rapporto è di mettere a disposizione di tutti, con un linguaggio semplice e chiaro, le “prove” di un fatto ormai ben noto agli scienziati: il cambiamento climatico è già tra noi. Dobbiamo intervenire con urgenza per arrestare una deriva che rischia di essere incontrollata e irreversibile.
L’aumento delle temperature, le variazioni delle precipitazioni e quindi degli apporti di nutrienti dei fiumi, così come le possibili modifiche alle correnti – tutti effetti dei cambiamenti climatici - sono stati variamente correlati, insieme alla pesca eccessiva, alla diminuzione delle popolazioni di specie ittiche di importanza commerciale. Per esempio i piccoli pelagici, come le acciughe.
Lo stress causato da periodi relativamente lunghi di elevate temperature ha prodotto mortalità in massa di vari organismi, come molte specie di spugne, coralli (compreso il corallo rosso) e gorgonie.
Aggregati di mucillagini sono sempre più frequenti sia nel Tirreno che in Adriatico. L’effetto di soffocamento dei fondali di questa “copertura mucillaginosa” può essere grave. Tra l’altro, le mucillagini possono ostacolare anche le attività della piccola pesca costiera intasando le reti.
Un altro fenomeno a cui stiamo assistendo è una sorta di “sostituzione” più o meno rapida della fauna e della flora marina. Le specie “tradizionalmente” presenti sono sostituite con altre che tollerano meglio il caldo. Molto più preoccupanti sono le “invasioni biologiche” di specie che fino a pochi anni fa erano totalmente sconosciute nel Mediterraneo insieme alle “invasioni di alghe assassine” (Caulerpa taxifolia e Caulerpa Racemosa).
“Un Mare d’Inferno” evidenzia come il cambiamento climatico non agisce in isolamento, ma insieme a troppi altri fattori di degrado: inquinamento, distruzione delle coste, pesca eccessiva e distruttiva. E’ necessario gestire meglio le attività umane che operano sul mare, utilizzando uno degli strumenti più utili: le riserve marine.
Dobbiamo mettere al sicuro grandi aree di mare per garantire il funzionamento dell’ecosistema. Un mare in salute potrà resistere meglio allo stress imposto dal riscaldamentoglobale, mentre un mare malato non ce la farà.
Per questo abbiamo presentato una proposta per una Rete di Riserve Marine che copra il 40% del Mediterraneo, lungo le coste e in altura per proteggere specie ed habitat costieri e marini. La realizzazione di questa rete, al 2012, è stata decisa dalla Convenzione di Barcellona - il principale Accordo Internazionale per la protezione del Mediterraneo - con la Dichiarazione di Almeria, adottata nel gennaio 2008.
-
- tags:
- Notizie, Informazione, Greenpeace, emissioni CO2, 3 more + add
-
-
- punKhitch
- added this
-
La situazione dei mari Italiani è tragica sotto tutti i punti di vista e c'è stato negli ultimi dieci anni un peggioramento, a parte i dati attendibilissimi di Greenpeace , chi và per mare sà bene di cosa parlo . Estate e inverno ci sono zone di mare dove i pescherecci impongono alle altre imbarcazioni vere e proprie deviazioni di miglia per non attraversare le zone di pesca al tonno; in queste aree stendono chilometri di reti che sono tenute insieme da cavi di acciaio che oltre a rappresentare morte sicura per qualsiasi forma di vita marina ,sono un pericolo costante per la navigazone ; la cosa che mi sorprende è che come queste cose le vedo io che navigo per lavoro, difficilmente questo tipo di pesca può sfuggire al controllo di tutte le polizie che pattugliano i nosti mari (per chi non lo sapesse a mare ci sono imbarcazioni della finanza,marina militare,capitanerie di porto, guardia costiera, carabinieri, polizia , guardie forestali e perfino la USL e nessuno si accorge che sempre negli stessi punti geografici, nelle stesse acque negli stessi giorni dell'anno si compiono questi scempi in barba a leggi e regolamenti europei e italiani ! Non parliamo di una barchetta a remi che esce e và a pescare due pesci in una riserva naturale (fatto comunque esecrabile), parliamo di uomini mezzi, barche,movimenti nei porti,equipaggi registrati, mercati che ricevono il pescato! Tutti sanno che certe specie e certe taglie sono illegali,eppure le troviamo puntualmente nei ristoranti! Gli addetti ai controlli sanno bene che certi tipi di pesca non consentono una selezione di specie e taglie e per questo già il solo possesso dovrebbe generare delle sanzioni , ma siamo nel paese degli occhi chiusi per comodità . Questo poi è solo uno degli aspetti di deterioramento , ma provate a fare un giro in mare in inverno dopo che i fiumi in piena riversano in mare ogni tipo di rifiuto dalle lavatrici ai cadaveri ,per non parlare delle zone industriali, dove l'acqua assume tonalità innaturali come succede dalle parti di Massa e carrara dove i residui di lavorazione del marmo rendono l'acqua di colore quasi bianco e assolutamente priva di vita o in sicilia dove vicino alle raffinerie di augusta sembra di vedere un arcobaleno metallico dipinto sull'acqua in realtà sono olii conbustibili e petrolio! o il paesaggio surreale dell'adriatico disseminato di piattaforme petrolifere, se questo è quello che si vede immaginiamo quello che non vediamo per fatto di nascosto,, in mare oggi si vede e si trova di tutto ! Quello che spaventa in tutta questa situazione è che sembra sempre che nessuno veda nulla e quindi non succede mai nulla finchè non appare il disastro che è talmente grande che non si può non parlarne, a quel punto come è ormai prassi si trova un capro espiatorio , si fà qualche controllo in più , nuove leggi e regolamenti e poi lentamente come sempre succede in italia si ricomincia da capo piano piano fino al prossimo disastro
-
E' molto importante questa tua testimonianza, strallo, perché non si pensi che questi siano 'solo' i rimproveri di alcuni 'ambientalisti da strapazzo', cosa che a molti fa COMODO credere!




