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C’ era una volta e c’è ancora oggi una nazione tranquilla, dalla bandiera rossa e la croce bianca, situata nell’ Europa Centrale. Si chiamava e si chiama Svizzera, famosa per il cioccolato, le banche, le verdi terre e i coltellini; apprezzata per aver conservato per quasi cinque secoli la neutralità, a parte poche e dolorose incazzature con l’ Italia per provvedimenti finanziari.
In una delle sue città più importanti, Basilea, nacque il tennista talentuoso Roger Federer, da padre svizzero e madre sudafricana. Mancata stella calcistica, divenne fenomeno tennistico. Adolescente birbone, in ritardo agli allenamenti e piagnucolone dopo ogni sconfitta. Non riusciva a sfruttare il suo potenziale perché gli serviva qualcuno d’ esperienza, una figura che sapesse indirizzarlo e consigliargli che spaccare racchette dopo un errore non lo avrebbe reso un tennista migliore.
“ Ad un certo punto, quando avevo sedici anni, mi hanno cacciato persino dall’ allenamento intensivo”- confidò Federer.
Fortunatamente per lo sport, passarono gli anni e Federer non si smarrì nei suoi difetti. Capì che il suo talento avrebbe potuto renderlo un numero uno e di conseguenza diminuì la sua “cazzimma” e arrivarono i successi. Nel 1998 vinse Wimbledon da Juniores, un anno dopo esser diventato campione juniores svizzero. Il 2001 mostrò le sue stigmate da futuro campione. Il palcoscenico e l’antagonista non potevano avere fascino maggiore: Wimbledon e Pete Sampras. Federer giocò meravigliosamente, vinse al quinto set e tornando a casa si accorse di avere le chiavi di Wimbledon in una delle sue tasche.
Queste chiavi le usò finalmente nel 2003 per vincere il torneo sull’ erba più gustosa e da quell’ anno iniziò la dittatura federeriana. Vinti, in alcuni casi comodamente, 16 Tornei dello Slam, 6 Atp World Tour Finals, 19 Master 1000, 15 Atp World Tour 500 Series, 17 Atp World Tour 250 Series e un oro nel doppio nelle Olimpiadi di Pechino 2008 ( in coppia con Stanislas Wawrinka ).
Per 285 settimane occupò la posizione numero uno del ranking. Collezionò record, coppe, assegni e riconoscimenti come miglior sportivo. Bravo a far quasi tutto, colpire di dritto, di rovescio e giocare a rete, non litigare con arbitro ed avversari e non essere soggetto ambito per il gossip scandalistico. Anche questo aspettò di Federer gli consegnò un’ aurea da intoccabile. Era uno dei pochi tennisti dalla vita privata mediaticamente noiosa. Non scappava con fotomodelle, non si faceva fotografare in discoteca, amava Miroslava Vavrinec, sposò lei e con lei concepì due gemelline.
Il tennis, con Federer indiscusso dominatore, stava perdendo di fascino e morendo ( come sottolinea spesso l’ irriverente Andrea Scanzi ). In effetti, se in uno sport c’è un monopolio non c’è divertimento.
Federer primo al mondo, freddo e quasi sempre distaccato nelle esultanze, era poco seducente. Incuriosì quando riprese a spaccare una racchetta e a piangere copiosamente dopo aver perso la finale dell’ Australian Open del 2009 contro il rivale Nadal. Era tornato battibile.
Lo sport della racchette riprese la sua spinta propulsiva con l’ avvento del lottatore maiorchino e del terminator serbo Novak Djokovic. Federer, per la prima volta, non era più indiscusso vertice alto.
Di cadute ed ascese, nello sport come nella vita, ne abbiamo tante. Roger sa di essere un fenomeno e che di lui se ne parlerà nei secoli a venire. Ma le gerarchie nel tennis si sono lentamente modificate. Se prima vinceva quasi sempre lui, adesso l’ avverbio di frequenza è in ribasso, essendo passato al quasi mai.
Il gioco dello svizzero non incide, gli avversari sono più solidi e il tennis stesso non è tra le mani degli esteti, dei giocatori di serve and volley dal tocco fine e dal gioco aggressivo.
Rino Tommasi, esperto giornalista, ha scritto del campione svizzero: “ A Dubai ha dimostrato di non essere ancora pronto per la pensione”. Certamente lo svizzero non andrà in pensione secondo i dettami del Ministro Fornero, ma la sua esperienza è ugualmente sul punto di esaurirsi. L’ età ti conferisce pure saggezza, ma davvero si prova il piacere sadico di vedere Roger vincere due, tre tornei all’ anno, perdere spesso da ragazzotto svogliato ?
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