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Presso l’Istituto Professionale “Industria e Artigianato Enrico Fermi” di Reggio Calabria, si è tenuto un evento importantissimo per Cyberludus: la presentazione di Risen, l’ottimo Gdr sviluppato dai ragazzi di Piranha Bytes, uscito questo mese per Pc e Xbox360.Presso l’Istituto Professionale “Industria e Artigianato Enrico... more
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Il ministro Matteoli annuncia che per la fine dell'anno inizieranno i lavori per il Ponte sullo Stretto di Messina. Poco importa che il territorio è a grave rischio idrogeologico, come dimostra l'ultima frana.
L'esperienza della Salerno-Reggio Calabria, (in vent'anni i lavori non sono finiti e ora la data per il termine dei lavori è stata spostata al 2013) con una spesa lievitata di 17 volte, non ha insegnato nulla.Il ministro Matteoli annuncia che per la fine dell'anno inizieranno i lavori per... more
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Dicono che i lavori inizieranno a gennaio 2010 e il ponte sullo stretto di Messina sarà aperto al traffico il 1 gennaio 2017. Sabato 8 agosto diversi cittadini, partiti di opposizione e associazioni ambientaliste hanno organizzato una manifestazione a Messina contro il progetto, già iniziato dal precedente governo Berlusconi e ora, pare, di imminente realizzazione. Gli oppositori contestano diversi aspetti del ponte.Dicono che i lavori inizieranno a gennaio 2010 e il ponte sullo stretto di Messina... more
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Qualcuno la Mafia la racconta, altri l’anatomizzano, altri ancora negano il suo potere. Ci sono quelli che provano ad innalzare un manifesto con su scritto “stop ”, ci sono quelli che gridano basta alle sorde orecchie della criminalità organizzata, c’è chi l’aggredisce e magari riesce anche a colpirla. E poi c’è l’arte.
Quella forma creativa che opera come un filtro e depura la mente attraverso il suo artista. Sicuro è che: ogni forma di comunicazione dovrebbe essere in grado di portare alla comune-azione e quando ci riesce, anche se piano, dà un colpo forte alla struttura mentale che sostiene l’elevazione di quella dimora in cui il padrone è il silenzio e l’ospite principale è l’anti-evoluzione. Gaetano Porcasi, di Partinico, è uno di quei pittori che nelle sue opere dipinge il bello, ma sa anche strappare il marcio alla sua terra, la Sicilia, per portarlo su tela. Rende tutto più visibile, più chiaro, con le sue pennellate. L’arte funziona come una lente d’ingrandimento su fatti e personaggi che immersi tra i colori raccontano, in uno spazio libero, la loro storia. E’ sul piede di guerra contro la mafia, la Pop-Art di Gaetano. Ragione e memoria, nutrimento per la mente, sono gli ingredienti attraverso i quali l’artista ha dipinto quella parte della sua collezione chiamata “ Volti”. C’è anche Peppino Impastato tra il rosso, il verde, e il giallo, dentro la profonda bellezza della sua terra e c’è anche la tristezza, quella di un volto umano, forse stanco, ma mai vinto. C’è la scritta “Radio Out” dietro le spalle di Peppino. Da lì si sprigionava la rabbia, negli anni 70, attraverso la voce che trasmetteva onde contro Cosa Nostra. Da quella radio partivano flussi di denuncia satirica, impegno politico, lotta alla mafia, attacchi a Gaetano Badalamenti, boss di Cinisi. Tano Seduto, così lo deridevano Peppino e i ragazzi durante la trasmissione storica “Onda Pazza a Mafiopoli”.
C’è anche il grano, dentro lo spazio visivo, prodotto di quelle stesse terre che Peppino ha difeso guidando nella resistenza i contadini contro chi attraverso sporchi giochi è riuscito a sottrarre quelle proprietà e a edificare l’aeroporto di Punta Raisi. Dentro il quadro c’è quella bellezza autentica e amata da Peppino. Si sente, si vede l’umore combattivo e inquieto di quel ragazzo che scriveva:
Fiore di campo nasce
dal grembo della terra nera,
fiore di campo cresce
odoroso di fresca rugiada,
fiore di campo muore
sciogliendo sulla terra
gli umori segreti.
E poi c’è Rita Atria. Personaggio che condivide non poco con Peppino. Anche lei nasce in Sicilia, a Partanna provincia di Trapani, da una famiglia mafiosa. Entrambi moriranno per mano della Mafia. Peppino ucciso. Lei suicida. Sì la Mafia può anche questo. Ancora più simili lei e Peppino nel combattere il silenzio, anche se in modi differenti. E’ il 1991 quando i burattinai di Cosa Nostra eliminano il fratello di Rita, Nicola. Il padre, un mafioso, don Vito, aveva fatto la stessa fine.
E’ il 1991, quando Rita si ribella. E' una bambina, ha solo diciassette anni e racconta tutto quello che sa a Paolo Borsellino. Diventa una “collaboratrice di giustizia”, una “spiuna” per la mafia. Allontanata da tutti, odiata dalla madre, Rita continua a scandire i suoi passi in avanti sulla strada della verità. Poi la Strage di via D’Amelio, muore Paolo Borsellino. Una settimana dopo Rita si toglie la vita. Nel quadro a lei dedicato Gaetano la posiziona al di sopra di tutti, mentre il suo volto stanco e segnato dal lutto sembra voler raccontare lo strazio attraverso il quale è d’obbligo passare quando la vita e la morte ti portano dentro un mondo che non ti appartiene.
E’ una dimensione storica imperniata di reale e fantasia, quella che mette in mostra Gaetano.
Vale davvero la pena, fare un giro tra le sue pennellate di colore, le sue superfici e i suoi tempi visivi. E se proprio nella stupenda Partinico non potete andarci c’è il sito web: www.gaetanoporcasi.it
di Cristina TuranoQualcuno la Mafia la racconta, altri l’anatomizzano, altri ancora negano il suo... more
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Questa volta non c'entra la 'Ndrangheta, ma l'arte. San Luca, piccolo paesino in provincia di Reggio Calabria, noto per aver dato i natali a Corrado Alvaro o per la strage di Duisburg, arriva a New York grazie alle sue donne.
Quindici fotografie antimafia sono in mostra (fino al 21 gennaio) nella prestigiosa Onishi Gallery di New York, nel quartiere di Chelsea, il cuore culturale di Manhattan. Foto di donne d'Aspromonte. Donne solari, donne forti, magari come scrive Tracy Wilkinson, cronista del Los Angeles Times, "donne indurite dalla sofferenza".
Tredici artisti hanno immortalato i loro volti su pellicola dando vita all’esposizione collettiva d’arte contemporanea “XX Women made in South of Italy - Donne create nel Sud Italia”. Un progetto tutto al femminile: ideato da donne, curato da donne e dedicato alle donne. Una rassegna fotografica che cerca di dare luce nuova a una terra e a una comunità spesso in ombra o conosciuta nel mondo solo per fatti di cronaca nera.Questa volta non c'entra la 'Ndrangheta, ma l'arte. San Luca, piccolo... more
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Parodia dei documentari sugli sport estremi (skateboarding, parkour...) interamente girato nella Città di Reggio Calabria; realizzato da un gruppo di amici che nel tempo libero si diletta nella creazione di cortometraggi.Parodia dei documentari sugli sport estremi (skateboarding, parkour...) interamente... more
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di Cristina Turano (Strill.it)
Il capitalismo corre. Corre e quando passa, lascia ogni volta una sua impronta indelebile e cumulabile con tutte le altre. Ogni volta che il capitalismo affonda la sua presa sul nostro modo di vivere, ogni volta che usa le sue logiche per giustificare il passaggio che trasforma tutto in “prodotto" in merce da fantascienza, ogni volta succede agli esseri umani che mentre sorreggono lo scheletro di un’innovativa, tecnologica e viziata sociètà, loro stessi perdono colpi. I colpi li perdono tutti. Sembra esistere un processo inverso all’immissione dell’innovazione. Merce, merce che inonda il presente e il futuro, tecnologia innovativa, web, video su internet, blog (diari personali e virtuali), foto. Figli della novità. E la vogliono a tutti i costi la novità. La cercano, la creano. Secondo alcuni studiosi del marketing, non esiste più quel mercato prepotente che un tempo sapeva come imporre i prodotti. Adesso esistono le recenti generazioni, quelle che dettano le loro regole alle aziende, al mercato, perchéhanno in mano il potere di “decidere” e chiedere solo quello che desiderano. Altrimenti l’azienda collassa, il mercato sbaglia. E’ successo all’azienda Levi Strauss e co, quando non è stata in grado di cogliere la nuova forma che doveva dare ai suoi modelli di jeans perché non venissero rifiutati dalle nuove generazioni, quelle che gli studiosi definiscono i figli delnuovo, del tutto e subito, quelli che hanno in mano e usano i soldi dei genitori. Sono cambiati in pochi anni, usano internet come se fosse l’unico elemento davvero rilevante per ottenere tutto con velocità, abbreviano i tempi anche per creare “relazioni”, non parlano più di persone ma di chat e nick, preferiscono tagliare la strada e aprirsi agli altri attraverso una realtà fittizia e anestetizzante per il cervello ma veloce.Basta fare un giro su Badoo, sito per incontri, per capire come questo strano e ipnotico sistema aggancia tutti crescendo ogni giorno a dismisura. Tra le pagine di Badoo anche i ragazzi del sud, di tutta la Calabria. Basta scrivere Reggio Calabria, Condofuri, Siderno, Bova, Brancaleone, Locri…
Di tutte le età e di “tutti i tipi” e quasi tutti con foto, il tutto accompagnato anche da un profilo molto veloce necessario a rendere più rapida la ricerca del prodotto più vicino ai propri gusti... E’ tutto velocissimo. Tutto freddo e senza limiti.
Già, senza limiti e senza il calore umano. Sono davvero tanti ad aver provato anche il ”sesso virtuale”. Si aggancia tramite chat, si accende la web-cam, ci si vede sullo schermo e poi il resto. Badoo ne è solo un esempio. Il computer è diventato per i figli della tecnologia la trasposizione della Piazza cittadina. La Piazza, cambia posizione, e porta da un’altra parte la sua fisicità e il suo significato di luogo in cui scambiare parole e centro nel quale condividere spettacoli ed eventi attraverso la presenza fisica delle persone. La Piazza abbandona la città per spostarsi virtualmente nella regione del web. Tramite il computer, i ragazzi parlano, scrivono, si raccontano, s’incontrano, si conoscono, si descrivono, litigano, programmano eventi. Comunicano tramite battute sulla tastiera.Tramite il computer mettono in scena lo spettacolo della loro vita. Hanno creato una nuova forma di comunicazione mediatica. E poi lo sconfinamento nel basso, di alcuni. Si annoiano ed estremizzano il sistema. Iniziano a usare il web per farsi riconoscere come “bulli”, come personaggi da imitare.Fanno i cattivi e ci provano gusto. Peccato che le azioni riprese sono sempre più umilianti per loro stessi e forse anche per le loro famiglie. Sempre che se ne rendano conto i genitori! http://www.strill.it/index.php?option=com_content&task=view&id=16245&Itemid=47
di Cristina Turano (Strill.it)
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Donna Gelmini si propone come gran restauratrice di un ordine scolastico ormai scomparso.
Lotta ai bulli, studio della Costituzione (i maestri spiegheranno gli scempi di questo governo, ad esempio la sparizione dell'art. 3?), grembiule per tutti (sono d'accordo), e voto in condotta vincolante per la promozione.
Non importa se la scuola italiana dovrà fare a meno di 8 miliardi di euro e 150 mila addetti, ce la farà comunque, ce la deve fare.
Ultimo quesito: Gelmini, donna tutto d'un pezzo, punta molto sul prestigio personale, e non perde occasione per mandare frecciate alle scuole del Sud e all'impreparazione degli insegnanti giunti dall'oltre Po (è ancora questa la linea?) ...
nessuno sa che però qualche anno fa il Sergente Gelmini è scesa, assieme a 40 genialoidi del diritto, a sostenere l'esame per diventare Avvocato proprio a Reggio Calabria ...
Ma come? Ma stiamo scherzando??
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Continua nel frattempo l'iniziativa del blog Nonleggerlo ... Partecipa!
"IO NON LODO! Contro la Violenza e l'Abbandono della Costituzione Italiana"
http://nonleggerlo.blogspot.com/2008/08/io-non-lodo_18.html
WilDonna Gelmini si propone come gran restauratrice di un ordine scolastico ormai... more
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di Cristina Turano - A Reggio Calabria, la ‘ndrangheta c’è. Ci sono le vittime di una mafia imponente. Ci sono i buoni e i cattivi. Così, forse, avrebbe iniziato a raccontare Carlo Lucarelli. Già, perché anche lui, sabato era sul palco con Piero Grasso (Procuratore Nazionale Antimafia); Santi Giuffrè (Questore di Reggio Calabria); Rosanna Scopelliti (Presidente della Fondazione “Antonino Scopelliti”); Nicola Gratteri (Sostituto procuratore DDA Reggio Calabria). C’erano tutti alla seconda ed anche alla terza giornata di “Legalitàlia” voluta dal movimento “Ammazzateci Tutti” e dalla “Fondazione Antonino Scopelliti”. La gente perbene c’è, fuori e dentro la Calabria, l’hanno dimostrato quelli che in questi giorni hanno occupato la scena per sostenere la lotta contro le Mafie. C’è chi ha il coraggio di guardarla in faccia la mafia. Stringere i denti e sopportare i morsi feroci, non ha senso. L’ha detto anche Rosanna Scopelliti, la figlia del giudice Antonino Scopelliti, uomo che non ha voluto saperne di accettare in silenzio gli “sgarri” dei mafiosi verso la società e verso la dignità. Non era comprabile Scopelliti. Risultato? Un agguato. Doveva pagare perché non era un venduto. “Eppure anche se loro, i mafiosi, credono di aver vinto sporcando la nostra terra con il sangue di una persona perbene – rileva la figlia del Magistrato – in realtà la loro non è altro che una grande umiliazione subita perché io rifarei nuovamente tutto ciò che ha fatto mio padre”. Onore. Non esiste, onore più forte, di quello posseduto da una donna, figlia di una vittima di mafia, che seduta sul palco a Piazza Duomo parla del disonore di chi non ha il coraggio di fiatare. “Quanta gente a Campo Calabro, avrà visto quel giorno, raccontate, se sapete!”. Appello doloroso, quello della figlia del Giudice Solo, una richiesta che non può non ricevere risposta. “Eppure- lo dice Piero Grasso- i casi di cronaca legati alle mafie, sono i più complessi da risolvere perché parenti, amici e familiari dei pentiti, rinnegano, aggrediscono anche psicologicamente chi decide di parlare, come quando il figlio di un pentito-aggiunge Grasso- ha detto che avrebbe tentato il suicidio per impedire al padre di raccontare”. In questa regione, bisognerebbe imparare che normali devono essere considerati gli eroi buoni. Perché deve rientrare nella normalità combattere un male sociale, politico ed economico che porta solo depressione nel territorio Italiano. Perché è un caso Nazionale, la mafia. Carlo Lucarelli (scrittore noir, conduttore e autore di “Blu Notte”), alla nostra domanda: se davvero è possibile annientare un mostro così feroce e insinuante come la mafia, risponde così- “Io ne sono certo, prima però è necessario ricostituire la società- continua Lucarelli- bisogna invertire, attraverso i giovani, l’andamento sbagliato, quello che sta prendendo la collettività sotto le strette della criminalità organizzata.” E quando lo scrittore sale sul palco, alla domanda di Michele Cucuzza su quanto fa paura la mafia, risponde: “La criminalità organizzata spaventa e proprio per questo motivo è necessario pretendere ed ottenere verità storiche e processuali”. Mancano le risposte. Ancora nulla. E’ stato archiviato il caso del magistrato che il 9 agosto 1991 a Campo Piale (Campo Calabro) è stato colpito da diversi proiettili mentre era alla guida della sua auto. Scopelliti quel giorno è precipitato in un burrone. ‘Ndrangheta e Cosa Nostra siciliana, avrebbero agito insieme per organizzare la fine del Giudice. Parola dei pentiti ‘ndranghetisti Giacomo Lauro e Filippo Barreca. CONTINUA SU strill.itdi Cristina Turano - A Reggio Calabria, la ‘ndrangheta c’è. Ci sono... more
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di Cristina Turano
Niccolò Fabi e Pino Marino in concerto, a Reggio Calabria, per la “Giornata Contro la ‘Ndrangheta”. Al centro dell’evento, organizzato dalla Cgil, anche il riferimento all’inaugurazione, del 27 luglio, programmata per la rinascita del “Murales Anti ‘Ndrangheta” di Gioiosa Jonica. La riflessione è andata verso la storia di quel disegno, realizzato trent’anni fa grazie al Pci di Gioiosa e alla Cgil di Milano. Sul cemento bianco, a ridare tono alla pittura, sono tornati Corrado Armocida e Giovanni Rubino, i creatori autentici del “Quarto Stato dell’Anti ‘Ndrangheta”. E poi, alle 22:30, quando Niccolò Fabi, sale sul palco, i pensieri premono sulla testa e…. Rewind. Torna indietro il nastro. Si va al settantasette, si rivisitano gli anni di “smossa”, quelli della sommossa generale. La gente si muove, protesta. A gridare, in questi anni, sono studenti, lavoratori, donne. L’Italia è in rivolta. Al sud, è guerra civile. La mafia si trasforma. Sta per diventare pesante e sempre più “Liquida”. Inizia l’espansione. Supera i confini mettendo le mani sulla droga. Le cosche arrivano in Germania e tra loro c’è anche una famiglia ‘ndranghetista di Gioisa. Sono i Mazzaferro. E’ il mese di Marzo. In Calabria prende piede, sempre più velocemente, l’era dei soprusi, delle minacce, delle estorsioni. La gente, in Calabria ha paura. La ‘ndrangheta stringe la morsa. Mette sotto assedio i ribelli. Quelli che ci provano, a ripudiare la ‘ndrangheta. A Gioiosa Jonica sta per iniziare una guerra vera. Quella tra un uomo, Rocco Gatto. Per formare una propria attività. E non ha mai ceduto alla‘ndrangheta. Punire lui, Rocco Gatto. Punire la gente di quel paese. Ferire la Calabria. Questa la decisione della ‘ndrangheta. Inizia l’instaurazione del regime mafioso. Intimidazioni dopo intimidazioni, la ‘ndrangheta pretende i soldi, quelli puliti, quelli della gente che non perde tempo. Li chiede e li deve ottenere. Se dici no la prima volta, tornano, minacciano. Mettono paura. Si sta per infrangere, totalmente, la legalità. Rocco Gatto è uno di quelli che non cede. Non è un vile. Non conosce la vigliaccheria. Quella che, invece, usa la mafia. A Gioiosa, c’è un altro personaggio scomodo. E’ un carabiniere e si chiama Gennaro Niglio. Combatte la mafia con le armi. Spara e colpisce. Usa la pistola e i colpi, contro i mafiosi. E’ Novembre. Vincenzo Ursini muore, in uno scontro con i carabinieri. Parte la guerra della Mafia. Sta per arrivare il segno definitivo di una presenza soffocante e criminosa. Arrivano colpi duri per l’intera Calabria. Inizia tutto così: Gatto viene portato in Questura, parla, racconta tutto, firma una denuncia, torna a casa. L’Uomo, ancora non si piega, non lo paga il pizzo. Un giorno, uno di quelli che Gatto aspettava, ma che non sarebbe dovuto mai arrivare, viene. E’ il 22 marzo. Data dell’agguato. Ha un fucile con sé Rocco. Non avrà il tempo di usarlo. Sparano colpi d’arma da fuoco, i sicari degli Ursini. Lui cade. Muore. “Sì, ma non basta questa vergognosa tattica offensiva della‘ndrangheta per violare la dignità- dicono i ragazzi di Libera- non è servito quel gesto, come molti altri, per far morire la memoria. Perché sono ancora tante le persone che ricordano e urlano la voglia di cambiamento-continuano i ragazzi- basta ristagno, basta con la paralisi deformante che emerge dalle basi del territorio calabrese.” Intanto, uno degli spettatori presenti alla manifestazione, parla di una canzone di Niccolò Fabi, canta il testo a degli amici che dicono di non conoscerla, eccome come fa: di Cristina Turano
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di Cristina Turano(strill.it)
‘Ndrangheta, nella Provincia di Reggio Calabria. E’ solo un gioco di parole per raccontare la presentazione del libro-documento di Francesco Forgione: “'NDRANGHETA. BOSS LUOGHI E AFFARI DELLA MAFIA PIU' POTENTE DEL MONDO. LA RELAZIONE DELLA COMMISSIONE PARLAMENTARE ANTIMAFIA”.
Materiale impostato sulla sostanza che sta alla base della nuova ‘ndrangheta. Sostanza che la rende “Liquida”. Perché si espande come un fluido. E’ veloce la ‘ndrangheta. Non conosce, quasi mai, barriere. Sfrutta l’innovazione e la globalizzazione a suo vantaggio. E lo fa per moltiplicare la sua presenza in diversi territori. Ha una mano “poco invisibile” la criminalità organizzata calabrese. La sua economia corrotta tiene stretti in un pugno, non solo il sud e l’Italia, ma arriva anche a gestire territori esteri. Tant’è che anche la Casa Bianca ha stilato un documento, una Black List con elencati i nemici “primi” da distruggere. E in quella lista nera, la ‘ndrangheta c’è. Tutto questo è solo una parte del concetto comune condiviso dalle molte autorità presenti, tra le quali anche: l’On. Forgione Francesco; On. Angela Napoli; Don Pino De Masi, coordinatore dell’Associazione Libera e Pignatone, Procuratore di Reggio Calabria. Insieme anche per evidenziare con “forti sottolineature” quanto possa essere importante per la società civile imparare a conoscere l’economia della’ndrangheta per poi giungere a fare propria quella coscienza collettiva basata sul desiderio di legalità. Allora, se è questo lo scopo, diventa fondamentale ricordare che il giro d’affari della criminalità organizzata calabrese è di 43,7 miliardi l’anno. E spiegare, anche, quali sono le principali entrate in grado di far lievitare il reddito della ‘ndrangheta, fino a questi colossali livelli. Intanto, c’è La Droga. Il traffico di sostanze stupefacenti detiene il record nel garantire un fatturato immenso alla ‘ndrangheta. Perché la droga rimbalza come un pallone al centro di un campo occupato principalmente da tre squadre:’Ndrangheta, Narcos (Sud-Americani) e Colombiani.”. Il punteggio della partita giocata si conclude sempre a vantaggio della ‘ndrangheta, con il risultato finale di: 27,2 miliardi l’anno. Se poi si aggiunge anche il controllo degli appalti e dei lavori pubblici, si associano al punteggio precedente, 5,7 miliardi. E se ancora non basta, l’Eurispes fornisce dati riguardanti l’attività del racket e dell’usura. Due attività in grado di fruttare ben 5 miliardi l’anno. E poi ci sono le armi, c’è la prostituzione. C’è la Mano Visibile della Gigantesca ‘Ndrangheta. Talmente evidente, la sua ombra, da riuscire ad oscurare le teste di molti. Ma talmente percepibile da rendere anche un favore, involontario, alla società. In fondo si sa, se il nemico lo tieni sotto controllo, se impari a conoscerlo, se lo studi per analizzare il suo comportamento e capire le sue mosse, significa arrivare quasi al punto che permette di creare, come società civile, una formazione intellettuale e collettiva edificata su delle fondamenta forti che reggono dal basso il pensiero dell’“antimafia”. Cultura che prima o poi riuscirà a strappare da quella mano gigantesca tutto ciò che ancora ottiene con lo stupro, con la violenza alla società. Così la pensa l’On.Francesco Forgione. Così, la vede anche Omar Minniti (capogruppo Prc) presente alla conferenza. Comunque sono davvero in molti a credere fermamente che consapevolezza e sapere siano anche armi, micidiali, per ferire e smembrare il bersaglio.
di Cristina Turano(strill.it)
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di Gianluca del Gaiso e Cristina Turano
Un pomeriggio sulla spiaggia, a due passi dal mare di Reggio, per parlare di teatro con Sista Bramini e Camilla Dell’Agnola (“Compagnia O Thiasos TeatroNatura). E ancor di più per entrare dentro l’anteprima
del loro spettacolo, ”Miti d’acqua”, in programma per il 27 giugno. Innovatrice figura quella di Sista Bramini, attrice e regista. E’ proprio lei, infatti, a porre al centro della sua teatralità un legame naturale tra l’azione recitata e la natura. Ed è con lei che ci siamo addentrati nella rivisitazione del passato attraverso un varco, aperto da un colloquio sul metodo che vige all’interno dei suoi laboratori teatrali. Laboratori nei quali sembra di ritornare agli anni anticonvenzionali di Grotoswki. Era il 1977 quando Grotowski, regista teatrale polacco, valicò il solco delineato dalla tradizionale rappresentazione teatrale. Era l’anno degli “esperimenti parateatrali”, così lui li chiamava. Era il momento di una nuova storia, legata a un pensiero dissidente per il teatro, perché poggiata su un concetto di consonanza con il totale distacco tra attore e pubblico. Nascevano così, viaggi, pellegrinaggi, ricerche culturali durante le quali gli attori erano condotti da alcune “guide”, come nel caso della “Veglia notturna”, sulla strada dell’annullamento dei ruoli. Nella communitas ci si doveva incontrare e conoscere da zero. Sorgeva, così, un nuovo assetto basato sull’individualità dell’artista. Attori liberi da costrizioni e a contatto con la natura per abbandonare le vecchie personae e scoprire un nuovo io. Plasmare l’io al non-io, questo rappresentava il “successo” della sperimentazione attoriale. Per dirla alla maniera di Turner basterebbe usare il concetto di “liminalità”, per descrivere le idee e i meccanismi dentro i quali si addentrava Grotowski. Liminale è il margine, il punto di passaggio da vecchie a nuove situazioni sociali. E il teatro è stato ed è tuttora punto di lacerazione per la sua intrinseca capacità di sconvolgere canoni, leggi, prescrizioni sociali. Perché e lì che è inventata la creatività, e lì che s’innalza una nuova effettività. Le rotture concettuali di Grotowski, quelle del 1977, sembrano abitare dentro le foto contenute nel libro di Sista Bramini e Francesco Galli: “Un teatro nel paesaggio, fotografare O Thiasos TeatroNatura." Quando Sista sfoglia il libro con noi, colpisce la totale assenza di separazione tra presenze paesaggistiche (alberi, foglie, rami, rocce, acqua, vento) ed esseri umani. E’ totale la fusione delle attrici con la “massa terrena”. Questo metodo equivale a linfa vitale, ossigeno per questa forma, bio-direzionale, di teatro. Così torna ancora la similitudine tra il sistema teatrale di Sista Bramini e le “prove ritualizzate” messe in scena dagli attori di Grotowski. “Il taglio”, ad esempio, che riproduceva una danza selvaggia, espressione figurata del taglio dei vegetali, rappresentava un seme d’incontro tra individui. Nasceva, quindi, uno spazio nuovo, dove gli attori interagivano senza categorie d’appartenenza, senza sistemi precedentemente dati. Erano, soli con la natura, alla scoperta della profonda essenza. E lo sono, liberi, anche gli attori di Sista Bramini.
di Gianluca del Gaiso e Cristina Turano
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di Cristina Turano (Strill.it)
Nel reparto di pediatria degli Ospedali Riuniti, è partito, con la sezione dedicata alla città “invisibile” (periferie e strutture di accoglienza), “Ontheroad"
il festival internazionale del tetro di strada. Invasione di follia, buona però. Già perché al sesto piano della struttura ospedaliera sono spuntati “nasi tondi e rossi” provenienti da tante parti del mondo, anche dalle aree più lontane come il Giappone, l’America, la Russia, l’Austria... Una fantastica collisione di culture multiformi incorporate l’una dentro l’altra, grazie all’azione di Italo Bertolasi, Presidente di Clown One Italia Onlus e grazie anche alla collaborazione del Teatro Proskenion rappresentato da Claudio La Camera. Così, pareti bianche e grigie si sono come smaterializzate sotto l’invasione, coloratissima ed onirica, dei giocolieri dell’anima.
Clown, che hanno preso d’assalto l’ascensore e, appena le porte si sono schiuse sono fuoriusciti insieme con un’eccentrica “messa in scena” di un particolare tipo di teatro girovago, con adattamenti e personaggi surreali, anche un po’ circensi. Guerra alla tristezza! Insomma! Questa, la loro sentenza. E allora, tra musica, tanto rumore, palloncini e micro-magia, i piccoli degenti si sono improvvisamente sentiti come stemperati tra i colori sgargianti delle divertenti maschere raffigurate dai volontari dal naso rosso, così ha commentato una delle mamme presenti nel reparto.
Portati, al centro della scena da attori implacabili, eclettici e trascinanti, i bambini si sono sentiti lontanissimi, per due ore dal solito spazio- temporale che li “trattiene” dentro l’ospedale. Una forza, un’unione in sinergia quella tra i grandi sorrisi dei piccoli e le simpatiche smorfie sulle facce mobili dei Clown. Così, la contentezza è arrivata come un riflesso e ha colpito anche, medici, infermieri e genitori che hanno aperto le stanze dei piccini, per far entrare quel buon “R-Umore”. “R-Umore capace di fondersi con altri tipi di terapie nel tentativo di cancellare vari disagi, anche sociali, l’ha detto Tedeschi Antonino, (Primario di uno dei reparti di pediatria), il quale ha anche spiegato quanto sia vera la teoria che riconosce alla “Clown-Terapia” una capacità medicinale. “Medicina per la mente e per il corpo.” Anche Italo Bertolasi, sostiene fermamente la “Terapia del Sorriso”, ed è questo il motivo che lo spinge insieme con i suoi giocolieri dell’anima a buttarsi con il sorriso anche nelle zone più povere del mondo, nei luoghi di guerra, in quei territori devastati e devastanti per piccole vite che devono crescere.
Tutto questo, perché almeno il sorriso, possa essere come una strada dritta che passa per ogni angolo del mondo. Lo pensano i Clown, anche quando tolgono “costumi” e “trucco”.
di Cristina Turano (Strill.it)
Nel reparto di pediatria degli Ospedali Riuniti,... more
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