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Greenwebeconomics. La Nuova Frontiera
Il principio di «giusta società» guida come una bussola i due autori Davide Reina e Silvia Vianello verso «un’economia il cui sogno non sia crescere all’infinito ma evolvere in armonia con l’ambiente». All’ambiente dunque il ruolo di stella polare. Al web, invece, il ruolo di strumento realizzativo.Il principio di «giusta società» guida come una bussola i due... more-
- EffettoTerra
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- 2 months ago
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Marketing e Greenwashing
Greenwashing (letteralmente tradotto lavare col verde) è un vocabolo “nuovo” che comprende la finta cultura ecologica di società, attività produttive, di partiti politici o altri enti indirizzati a promuovere, positivamente, le proprie attività dimenticando le proprie responsabilità che invece sfociano, in risultati, ambientali negativi. Un'infografica ce lo dimostra concretamente.Greenwashing (letteralmente tradotto lavare col verde) è un vocabolo... more-
- EffettoTerra
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- 3 months ago
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Nuda Verità
Io lo so perchè la vita peggiora e lottare ogni giorno per avere ciò che avevamo, adesso non basta.
Io lo so perchè dentro gli ospedali di Stato c’è gente che muore per niente e gente che invece li lascia morire rubandoci sopra con il solo interesse di un sciacallo
Io lo so perchè a scuola si sbarca il lunario, odiando il momento di insegnare o imparare, aspettando soltanto una vita leggera, egoista, prevista ed inutile.
Io lo so perchè nessuno rispetta la legge, qualunque essa sia, fottendo il vicino, escludendo la gente, invece di unirla.
Io lo so perchè adesso che crolla tutto nessuno si prende la briga di fare qualcosa, annegando la propria coscienza tra i rifiuti e la mafia o sperando che il crollo si possa fermare per decreto divino.
http://nudaverita.wordpress.com/Io lo so perchè la vita peggiora e lottare ogni giorno per avere ciò che... more-
- marcfer7
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- 4 months ago
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Jacques Lacan, Freud e la società umana
Lacan, la psicoanalisi francese.-
- Psicolinea
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- 5 months ago
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I disastri causati dal neo-liberismo si curano con ricette altrettanto neo-liberiste?
Nei primi giorni di agosto l’agenzia di rating Standard&Poor’s ha declassato gli Stati Uniti da tripla A ad AA+, dando in tal modo il via a massicce operazioni di vendite speculative sui tutti i mercati finanziari, innescando una nuova ulteriore crisi finanziaria mondiale, che sommandosi alla precedente crisi non ancora conclusa, rischia di tramutarsi in una vera e propria recessione planetaria. È appena il caso di ricordare che la medesima agenzia, nel settembre 2008, aveva certificato l’affidabilità massima (tripla A) per la banca di investimento Lehman Brothers, pochi giorni prima del suo fallimento, che diede inizio alla crisi finanziaria mondiale (ancora in corso); il che la dice lunga sulle affidabilità ed obiettività delle agenzie di rating.
Quasi in contemporanea, nel pieno della bufera speculativa che si stava abbattendo sull’Italia, la Banca Centrale Europea (finora sempre prudentemente distante da tali tematiche) in una lettera al Governo italiano avrebbe chiesto quale condizione per intervenire a sostegno del nostro paese (stando alle indiscrezioni giornalistiche, visto la segretezza messa dallo stesso Governo), interventi e tagli allo stato sociale nonchè riduzioni delle tutele sui licenziamenti illegittimi.
Per inciso, l’arbitrio di licenziare indiscriminatamente senza giusta causa o giustificato motivo quanto fa risparmiare ai conti dello stato? La precarietà giovanile si risolve facendo diventare tutti instabili e precari?
Fuor di polemica, una riflessione più ampia anche temporalmente, non può che osservare che, dall’inizio della crisi di 3 anni fa, tutti gli istituti e consessi mondiali, dal Fondo Monetario Internazionale, ai vari G8, G20, all’OCSE, alla Commissione europea, anche la BCE, etc., continuano pervicacemente a propinare lo stesso modello neo-liberista: quello del dominio assoluto del mercato finanziario, dello smantellamento delle garanzie sociali, della “flessibilità” del lavoro.
Un modello che, confidando nei feticci del neo-capitalismo globale, dell’autoregolamentazione del mercato finanziario, delle virtù taumaturgiche dell’avidità e dell’accumulazione egoistica a qualsiasi costo, punta di crisi in crisi, a scaricare tutti i costi e le contraddizioni sullo stato sociale, su lavoratori e pensionati, sulle giovani generazioni con la permanente incertezza del futuro (emblematica è la precarizzazione dei rapporti di lavoro).
Tutto ciò motivato dal tentativo di impedire che il “virus greco” possa contagiare anche gli altri Paesi europei, esponendoli però in tal modo, a cure da cavallo che rischiano di uccidere anziché guarire, senza peraltro essere al riparo dalle manovre speculative dei mercati finanziari.
Eppure, l’esito negativo delle politiche neoliberiste è certificato dai suoi effetti più disastrosi, quali le massicce redistribuzioni dei redditi dai poveri ai ricchi e le impennate della disoccupazione/inoccupazione.
L’applicazione italiana del neo-liberismo nell’ultimo decennio, ha prodotto conseguenze catastrofiche che hanno inciso non solo sulla struttura socio-economica ma anche sulla morale collettiva del Paese, intaccando la solidarietà fra gruppi sociali e favorendo corporativismi e fenomeni di disgregazione e disagio, con l’aumento delle diseguaglianze nella distribuzione dei redditi e nell’accesso ad un mercato del lavoro bloccato basato non sul merito, ma sull’appartenenza e sulla rete di conoscenze familiari.
Perciò i giovani ritengono (non a torto) di essere stati derubati del proprio futuro.
La manifestazione più eclatante consiste nell’ultima versione della manovra in discussione in Parlamento, in cui in un quadro molto dubbio di equilibrio finanziario, emergono scelte annunciate, cambiate e poi ritirate, ricambiate ancora e per più volte, con l’unica preoccupazione di evitare reazioni, nel tentativo disordinato di conservazione del consenso del blocco sociale di riferimento.
Chi paga il pareggio di bilancio? Saranno ancora una volta le famiglie, il lavoro, la previdenza, l’assistenza ed i servizi erogati dagli enti locali a sopportare il maggior peso di tagli, imposte e riduzione delle esenzioni.
L`ideologia finanziaria continua a dominare, sulla politica e sulle esigenze sociali.
Non è vero che il mercato finanziario ha espropriato la politica; è vero esattamente il contrario, cioè che la politica ha abdicato in favore dei mercati finanziari.
La conseguenza è stata lo spostamento del potere di governance agli attori del mercato finanziario.
Lo dice un’indagine dell’Onu, non i critici del capitalismo.
Quindi, non lasciare, come ad esempio in Europa, la governance dell’economia senza regole e senza organi, ma imponendo regole ed istituendo organismi che governino il mercato in funzione di quegli interessi che hanno un valore non misurabile solo in termini di profitto.
In questa direzione sembrano muoversi gli studi che indicano nel benessere (definito anche felicità collettiva) e non nel Pil la misura della dinamica del reddito.
Ad imporre ciò deve essere la politica, se non ha completamente perso la sua ragion d’essere, lasciando crescere a dismisura l’individualismo (prodotto ed alimentato dall’avidità sconfinata ed irresponsabile del sistema finanziario neo-liberista); per contro, manca lo slancio verso un impegno collettivo e solidale.
Infine ed in sintesi la domanda è: come mai si continua a tentare di curare le ricorrenti crisi finanziarie originate dal capitalismo neo-liberista (che si scaricano regolarmente sui sistemi economici e sociali) con la riproposizione di ricette di stampo neo-liberista, smantellamenti dello stato sociale e ripartizione dei sacrifici solo tra la middle-class ed i più esposti, mentre chi è causa dei disastri non ne paga mai il costo?
Non esiste altro pensiero economico-sociale che quello neo-liberista, peraltro sposato integralmente dalle istituzioni internazionali ed europee?
Che fine hanno fatto le teorie di politica economica di J.M. Keynes e di J.K.Galbraith, l’economia sociale di mercato, la solidarietà marxiana, la dottrina sociale della chiesa ed il solidarismo cattolico, etc.?
La crisi finanziaria, più che innescare l’auspicata inversione di tendenza verso un’Europa “sociale” (dopo che fin dall’inizio dell’Unione europea ha prevalso l’aspetto monetario su quello economico e sociale), sembra sia stata assunta come il pretesto per regolare definitivamente i conti con ciò che rimane dello stato sociale nei singoli paesi dell’Unione (PIGS = Grecia, Portogallo, Irlanda, Spagna, ora anche l’Italia, etc.), con azioni di demolizione della sanità, dell’istruzione, della previdenza sociale, del lavoro, nonché con spinte selvagge verso privatizzazioni di tutto ciò che può tramutarsi in profitto.
Malgrado ciò, resto fermamente convinto che possiamo andare verso un risveglio, se sapremo interpretare la speranza di una società migliore, più equa e più giusta.
La rinascita di una società civile in grado di riappropriarsi del proprio futuro, non può che passare dal tramonto dell'individualismo avido, al risorgere del solidarismo sociale che punti alla riduzione delle iniquità e all’eguaglianza delle opportunità, ed a regole e controlli di governance dell’economia finanziaria.
Un percorso certamente arduo e faticoso, di cui, a tutt’oggi, non si intravede nemmeno l’inizio, ma tuttavia possibile, a condizione di mettere insieme i “cervelli liberi” per costruire e diffondere un progetto idea-le di sviluppo equo e solidale alternativo al neo-liberismo, anche con l’utilizzo degli strumenti più liberi, non controllabili ed oscurabili disponibili in Internet, tra cui i social network (Facebook, Twitter, YouTube, etc.); in sostanza più demos, più coinvolgimento, più partecipazione, più democrazia, anche per rivitalizzare una declinante “politica”.
(di Flavio PELLIS – Segretario Generale AReS)Nei primi giorni di agosto l’agenzia di rating Standard&Poor’s ha... more-
- asilopolitico
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- 5 months ago
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I disastri causati dal neo-liberismo si curano con ricette altrettanto neo-liberiste?
Nei primi giorni di agosto l’agenzia di rating Standard&Poor’s ha declassato gli Stati Uniti da tripla A ad AA+, dando in tal modo il via a massicce operazioni di vendite speculative sui tutti i mercati finanziari, innescando una nuova ulteriore crisi finanziaria mondiale, che sommandosi alla precedente crisi non ancora conclusa, rischia di tramutarsi in una vera e propria recessione planetaria. È appena il caso di ricordare che la medesima agenzia, nel settembre 2008, aveva certificato l’affidabilità massima (tripla A) per la banca di investimento Lehman Brothers, pochi giorni prima del suo fallimento, che diede inizio alla crisi finanziaria mondiale (ancora in corso); il che la dice lunga sulle affidabilità ed obiettività delle agenzie di rating.
Quasi in contemporanea, nel pieno della bufera speculativa che si stava abbattendo sull’Italia, la Banca Centrale Europea (finora sempre prudentemente distante da tali tematiche) in una lettera al Governo italiano avrebbe chiesto quale condizione per intervenire a sostegno del nostro paese (stando alle indiscrezioni giornalistiche, visto la segretezza messa dallo stesso Governo), interventi e tagli allo stato sociale nonchè riduzioni delle tutele sui licenziamenti illegittimi.
Per inciso, l’arbitrio di licenziare indiscriminatamente senza giusta causa o giustificato motivo quanto fa risparmiare ai conti dello stato? La precarietà giovanile si risolve facendo diventare tutti instabili e precari?
Fuor di polemica, una riflessione più ampia anche temporalmente, non può che osservare che, dall’inizio della crisi di 3 anni fa, tutti gli istituti e consessi mondiali, dal Fondo Monetario Internazionale, ai vari G8, G20, all’OCSE, alla Commissione europea, anche la BCE, etc., continuano pervicacemente a propinare lo stesso modello neo-liberista: quello del dominio assoluto del mercato finanziario, dello smantellamento delle garanzie sociali, della “flessibilità” del lavoro.
Un modello che, confidando nei feticci del neo-capitalismo globale, dell’autoregolamentazione del mercato finanziario, delle virtù taumaturgiche dell’avidità e dell’accumulazione egoistica a qualsiasi costo, punta di crisi in crisi, a scaricare tutti i costi e le contraddizioni sullo stato sociale, su lavoratori e pensionati, sulle giovani generazioni con la permanente incertezza del futuro (emblematica è la precarizzazione dei rapporti di lavoro).
Tutto ciò motivato dal tentativo di impedire che il “virus greco” possa contagiare anche gli altri Paesi europei, esponendoli però in tal modo, a cure da cavallo che rischiano di uccidere anziché guarire, senza peraltro essere al riparo dalle manovre speculative dei mercati finanziari.
Eppure, l’esito negativo delle politiche neoliberiste è certificato dai suoi effetti più disastrosi, quali le massicce redistribuzioni dei redditi dai poveri ai ricchi e le impennate della disoccupazione/inoccupazione.
L’applicazione italiana del neo-liberismo nell’ultimo decennio, ha prodotto conseguenze catastrofiche che hanno inciso non solo sulla struttura socio-economica ma anche sulla morale collettiva del Paese, intaccando la solidarietà fra gruppi sociali e favorendo corporativismi e fenomeni di disgregazione e disagio, con l’aumento delle diseguaglianze nella distribuzione dei redditi e nell’accesso ad un mercato del lavoro bloccato basato non sul merito, ma sull’appartenenza e sulla rete di conoscenze familiari.
Perciò i giovani ritengono (non a torto) di essere stati derubati del proprio futuro.
La manifestazione più eclatante consiste nell’ultima versione della manovra in discussione in Parlamento, in cui in un quadro molto dubbio di equilibrio finanziario, emergono scelte annunciate, cambiate e poi ritirate, ricambiate ancora e per più volte, con l’unica preoccupazione di evitare reazioni, nel tentativo disordinato di conservazione del consenso del blocco sociale di riferimento.
Chi paga il pareggio di bilancio? Saranno ancora una volta le famiglie, il lavoro, la previdenza, l’assistenza ed i servizi erogati dagli enti locali a sopportare il maggior peso di tagli, imposte e riduzione delle esenzioni.
L`ideologia finanziaria continua a dominare, sulla politica e sulle esigenze sociali.
Non è vero che il mercato finanziario ha espropriato la politica; è vero esattamente il contrario, cioè che la politica ha abdicato in favore dei mercati finanziari.
La conseguenza è stata lo spostamento del potere di governance agli attori del mercato finanziario.
Lo dice un’indagine dell’Onu, non i critici del capitalismo.
Quindi, non lasciare, come ad esempio in Europa, la governance dell’economia senza regole e senza organi, ma imponendo regole ed istituendo organismi che governino il mercato in funzione di quegli interessi che hanno un valore non misurabile solo in termini di profitto.
In questa direzione sembrano muoversi gli studi che indicano nel benessere (definito anche felicità collettiva) e non nel Pil la misura della dinamica del reddito.
Ad imporre ciò deve essere la politica, se non ha completamente perso la sua ragion d’essere, lasciando crescere a dismisura l’individualismo (prodotto ed alimentato dall’avidità sconfinata ed irresponsabile del sistema finanziario neo-liberista); per contro, manca lo slancio verso un impegno collettivo e solidale.
Infine ed in sintesi la domanda è: come mai si continua a tentare di curare le ricorrenti crisi finanziarie originate dal capitalismo neo-liberista (che si scaricano regolarmente sui sistemi economici e sociali) con la riproposizione di ricette di stampo neo-liberista, smantellamenti dello stato sociale e ripartizione dei sacrifici solo tra la middle-class ed i più esposti, mentre chi è causa dei disastri non ne paga mai il costo?
Non esiste altro pensiero economico-sociale che quello neo-liberista, peraltro sposato integralmente dalle istituzioni internazionali ed europee?
Che fine hanno fatto le teorie di politica economica di J.M. Keynes e di J.K.Galbraith, l’economia sociale di mercato, la solidarietà marxiana, la dottrina sociale della chiesa ed il solidarismo cattolico, etc.?
La crisi finanziaria, più che innescare l’auspicata inversione di tendenza verso un’Europa “sociale” (dopo che fin dall’inizio dell’Unione europea ha prevalso l’aspetto monetario su quello economico e sociale), sembra sia stata assunta come il pretesto per regolare definitivamente i conti con ciò che rimane dello stato sociale nei singoli paesi dell’Unione (PIGS = Grecia, Portogallo, Irlanda, Spagna, ora anche l’Italia, etc.), con azioni di demolizione della sanità, dell’istruzione, della previdenza sociale, del lavoro, nonché con spinte selvagge verso privatizzazioni di tutto ciò che può tramutarsi in profitto.
Malgrado ciò, resto fermamente convinto che possiamo andare verso un risveglio, se sapremo interpretare la speranza di una società migliore, più equa e più giusta.
La rinascita di una società civile in grado di riappropriarsi del proprio futuro, non può che passare dal tramonto dell'individualismo avido, al risorgere del solidarismo sociale che punti alla riduzione delle iniquità e all’eguaglianza delle opportunità, ed a regole e controlli di governance dell’economia finanziaria.
Un percorso certamente arduo e faticoso, di cui, a tutt’oggi, non si intravede nemmeno l’inizio, ma tuttavia possibile, a condizione di mettere insieme i “cervelli liberi” per costruire e diffondere un progetto idea-le di sviluppo equo e solidale alternativo al neo-liberismo, anche con l’utilizzo degli strumenti più liberi, non controllabili ed oscurabili disponibili in Internet, tra cui i social network (Facebook, Twitter, YouTube, etc.); in sostanza più demos, più coinvolgimento, più partecipazione, più democrazia, anche per rivitalizzare una declinante “politica”.
(di Flavio PELLIS – Segretario Generale AReS)Nei primi giorni di agosto l’agenzia di rating Standard&Poor’s ha... more-
- asilopolitico
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- 5 months ago
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Debitocrazia - Debtocracy
Un documentario dei giornalisti Katerina Kitidi e Aris Hatzistefanou sulla crisi greca. Girato con i loro risparmi e i contributi di qualche amico, il documentario è stato pubblicato gratuitamente su debtocracy.gr.
I protagonisti di questo documentario (circa 200 personalità) hanno firmato una petizione per l’istituzione di un comitato internazionale che investighi sull’origine del debito e individui i responsabili. Per loro la Grecia avrebbe il diritto di rifiutare il rimborso del suo “debito ingiustificato”, cioè del debito accumulato attraverso atti di corruzione commessi contro l’interesse della società. Debtocracy è un atto politico e presenta un punto di vista ben definito sugli avvenimenti che hanno portato la Grecia sull’orlo del baratro. Le opinioni vanno tutte in una direzione, quella scelta dagli autori, che fin dai primi minuti mettono in chiaro il loro modo di vedere le cose: “In quasi 40 anni due partiti, tre famiglie politiche e alcuni grandi imprenditori hanno portato la Grecia al fallimento. Questa gente ha smesso di pagare i cittadini per salvare i suoi creditori”.
Gli autori del documentario non danno la parola a quelli che considerano come “complici” di questo fallimento. I primi ministri e i ministri delle finanze degli ultimi dieci anni in Grecia sono presentati come i responsabili di una serie di connivenze che hanno spinto il paese nel precipizio.
Il direttore generale dell’Fmi, Dominique Strauss-Kahn, che si è presentato ai greci come il medico del paese, è paragonato al dittatore Georges Papadopoulos [primo ministro sotto il regime dei colonnelli dal 1967 al 1974]. Il parallelo è proposto fin dall’inizio del documentario, ma Strauss-Kahn non ha diritto ad alcuna replica. Alla domanda “Perché non far intervenire le persone prese di mira?” Katerina Kitidi risponde che è “una domanda che bisogna porre a molti media, che in questi ultimi tempi trasmettono un solo punto di vista sulla situazione. Noi volevamo offrire un altro approccio, che mancava da tempo”.
Come in Ecuador
Per Aris Hatzistefanou quello che conta è l’indipendenza del documentario: “Non avevamo scelta. Per evitare i vincoli che ci avrebbero imposto le case di produzione, le istituzioni o i partiti, per realizzarlo ci siamo rivolti direttamente al pubblico. Il documentario appartiene quindi ai nostri ‘coproduttori’ che hanno contribuito via internet. Ed è per questo che non ci sono stati problemi di diritti. Il nostro scopo è quello di diffonderlo il più possibile”.
Il documentario si serve dei casi dell’Ecuador e dell’Argentina per sostenere la tesi secondo la quale il rapporto di un comitato di esperti può essere utilizzato come strumento di negoziazione per cancellare una parte del debito e il blocco degli stipendi e delle pensioni.
“Cerchiamo di prendere spunto dagli esempi di paesi che hanno detto no all’Fmi e ai creditori stranieri. A questo scopo abbiamo parlato alle persone che hanno condotto questa valutazione in Ecuador e che hanno dimostrato come gran parte del debito fosse illegaleUn documentario dei giornalisti Katerina Kitidi e Aris Hatzistefanou sulla crisi... more-
- albyom
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- 7 months ago
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