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Asdpettando Stefano Progettiamo
ASPETTANDO STEFANO PROGETTIAMO
“…aspettando Stefano…”
mostra di pittura promossa dall’Associazione Sicilia Anno Uno intestata a Stefano Maiorana, quale Presidente Onorario, in quanto il Presidente dell’Associazione in atto è la Sig.ra Salvatrice Ferlisi.
…INSIEME PER LA VERITA’ SULLA SCOMPARSA DI STEFANO ED ANTONIO MAIORANA
Perché una estemporanea di pittura in occasione dell’anniversario dalla scomparsa
di Stefano Maiorana ed il padre Antonio?
La mia Vita all’insegna della lotta, affrontata con la determinazione ed il coraggio di chi sa che nessuno ti darà niente, oggi mi vede cimentata nell’impegno più grande:
un nemico invisibile da sconfiggere!
Credetemi …non c’è peggior nemico di un NEMICO INVISIBILE
Non lo vedo…ma lo sento intorno…è talmente integrato nel sistema che è impossibile metterlo a fuoco.
E’ parcellizzato, sottile, subdolo, TIRANNO!
Vuoi o non vuoi…porta i più ad avere paura di…pensare, dire, agire, ESSERE.
Forse le forme, i colori, l’arte… è l’ultima espressione che ci concediamo?
Stefano scompare il 3 Agosto dello scorso anno e da quel giorno è iniziata, per me, una nuova gestazione: l’attesa.
Quanto dura il “tempo dell’attesa” rispetto a fatti dai contorni così indefinibili?
“…aspettando Stefano…”somma alla mia attesa di Verità, l’attesa di tutti quelli che aspettano il cambiamento, ma che – altresì – comprendono, che dobbiamo essere sempre più numerosi per sconfiggere quel nemico invisibile… che vuole divorarci l’Anima perché
E’ UN NEMICO CHE TROVA UN PREZZO A TUTTO
L’estemporanea di pittura, la mostra, sono l’ennesimo spunto per parlare di mio Figlio e della sua misteriosa scomparsa insieme al padre Antonio…
Nessuno ha visto, nessuno ha sentito…e proprio sui luoghi della scomparsa restituiremo al territorio un’attenzione, un’amorevolezza…il PERDONO…aspettando che qualcuno parli.
Infatti, il ricavato della vendita delle tele andrà a finanziare le attività in programma riguardanti la Tutela dell’Ambiente e la Raccolta differenziata.
L’intento è quello di remunerare cittadini diseredati, residenti nei due comuni, per bonificare la scogliera antistante la Biblioteca Comunale di Isola delle Femmine (visibilmente deturpata da rifiuti, plastica, vetro, etc..)e piantumare aree destinate a verde nel Comune di Capaci con alberi a cui saranno dati i nomi dei bambini - nati nel territorio nei giorni precedenti - quale puntuale denuncia nei confronti di chi s’intesta l’incendio doloso, contribuendo stoltamente alla desertificazione dalla nostra Terra al Pianeta Azzurro.
La mostra ha riscosso consensi istituzionali e di pubblico, tant’è che alcuni Comuni hanno sollecitato l’Associazione all’allestimento della mostra stessa presso altre sedi regionali avviando un percorso itinerante.
I contenuti espressi dagli artisti sono risultati ricchi di valori e di stimoli per una sana riflessione, tanto da innescare la costruzione di veri e propri “spazi didattici” per giovani e meno giovani.
Un ringraziamento di cuore, va alla proprietà dell’Hotel Saracen nonché allo staff che contribuisce ogni giorno ad accogliere al meglio i turisti e che in questo frangente ha dimostrato uno spiccato senso di solidarietà umana e di Amore Cristiano.
Rinnoviamo alla comunità l’invito a partecipare attivamente agli eventi sovraesposti - con un appello particolare a tutte le Madri che s’interrogano sul futuro dei nostri ragazzi – affinchè, con la propria presenza e la propria voce, più forte risuoni il grido di speranza.
Il futuro si costruisce.
Grazie
Rossella Accardo
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Aspettando Godot ...
"Quando il potere dell'amore e' piu' grande dell'amore del potere, il mondo conoscera' la pace"
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Che Chantal! La coppia di fatto è solo governativa
Per la verità non è la prima e non sarà neppure l'ultima. Chantal Sciuto, bella lo è, indubbiamente; brava anche se a voluto risolvere il suo innamoramento con il ministro degli Esteri, Frattini, dettando una bella dichiarazione di legame all'Ansa.
Erga omnes abbiamo la coppia di fatto così come fece a suo tempo l'ex presidente della Camera Casini.
Ora la chiamano tutti "Lady Farnesina" perchè accompagnerà il suo innamorato anche in eventi pubblici proprio come fanno le altre signore sposate a politici di rango.
Con lei, dice oggi Il Riformista, nascono i Dico, ovvero quella legge sulle coppie di fatto che nè destra nè sinistra vogliono o hanno voluto.
E, come ironicamente suggerisce il quotidiano di Polito: "Conviventi di tutto il mondoi, adesso sapete cosa fare: un comunicato stampa. Per la verità non è la prima e non sarà neppure l'ultima. Chantal Sciuto, bella lo è, indubbiamente; brava anche se a voluto riso... more -
Amanti della letteratura di tutto il mondo unitevi!
Match.com, "il più grande sito al mondo per gli incontri" e l'editore Penguin hanno lanciato un nuovo sito di incontri amorosi tra appassionati di letteratura. Gli iscritti al sito dovranno inserire nel loro profilo la lista dei loro libri preferiti in modo che nella ricerca dell'anima gemella escano fuori individui con gusti letterari affini.
Il nuovo sito incoraggerà i suoi iscritti a scrivere delle vere e proprie lettere d'amore per restituire al testo scritto il suo antico valore.
Sembra che Match.com abbia grossi problemi creati dalla concorrenza, quindi doveva inventare qualcosa di nuovo. Ma quando ci sono di mezzo i libri, è sempre una bella iniziativa. Match.com, "il più grande sito al mondo per gli incontri" e l'editore Penguin hanno lanciato un nuovo sito di incontri ... more -
Fleshmap: dove ci piacce toccare. Ed essere toccati.
Lo sappiano tutti: l'esperienza del toccare ed essere toccati è molto umana e molto eccitante, ma due artisti Fernanda Viégas e Martin Wattemberg hanno deciso di andare a fondo nel piacere e hanno chiesto a gruppo di volontari di indicare quali sono le parti del corpo che preferiscono toccare e quelle nelle quali preferiscono essere toccati... Lo sappiano tutti: l'esperienza del toccare ed essere toccati è molto umana e molto eccitante, ma due artisti Fernanda Viégas e M... more
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Riconosciuta la salma di Domenico Riso
RICONOSCIUTA LA SALMA DI DOMENICO
Disastro aereo Madrid. Riso identificato dal Dna
lunedì 25 agosto 2008
Disastro aereo Madrid. Tutti i pezzi
25 agosto 2008 - E' stata riconosciuta la salma di Domenico Riso, l'unico italiano morto nel disastro aereo del Md-82 della Spanair a Madrid. Nel corso della notte l'ufficio di gabinetto del ministero degli Esteri del governo Zapatero ha informato l'ambasciata italiana a Madrid sull'esito positivo dei riscontri tra il Dna prelevato ai familiari della vittima e quello di uno dei cadaveri non ancora identificati. L'ambasciata ha avvertito i familiari dello steward, le sorelle Marianna e Concetta, Antonino Croce e un nipote, che da venerdì sono nella capitale spagnola. Stamattina i parenti hanno raggiunto il cimitero di Madrid, dove c'é stato un momento di raccoglimento davanti al feretro dello steward. "Non abbiamo potuto vedere Domenico - dice Antonio Croce - ma abbiamo pregato per lui". Il corpo, come quello delle altre vittime, è carbonizzato. I familiari di Domenico Riso ripartiranno domani da Madrid con un volo dell'Alitalia dove sarà imbarcata anche la salma. Con loro porteranno anche alcuni effetti personali del proprio congiunto, ritrovati nei bagagli che la vittima aveva portato con sé nel volo della Spanair e in parte recuperati dalle autorità spagnole. L'arrivo nell'aeroporto Felcone e Borsellino é previsto nel pomeriggio, da qui il trasferimento a Isola delle Femmine, città d'origine di Domenico Riso, dove vive la sua famiglia. Non si sa ancora quando saranno celebrati i funerali. (Ansa).
Ultimo aggiornamento ( lunedì 25 agosto 2008 )
I FUNERALI SARANNO CELEBRATI NELLA GIORNATA DI DOMANI MARTEDI’ 26 AGOSTO ALLE ORE 18,30 ALLA CHIESA MADRE DI ISOLA DELLE FEMMINE LA STESSA OVE VENNE BATTEZZATO IL DOMENICO.
http://www.fondazioneitaliani.it/index.php/Disastro-aer...
Il sangue torna a riscaldare. Non meno di un paio di giorni per razionalizzare e aspettare svanisse che il gelo che mi ha preso per la morte di quella che possiamo considerare la prima famiglia arcobaleno vittima ufficiale di un doppio disastro, umano e tragico, mediatico e meschino.
A Domenico Riso, a Pierrick Charilas ed al figlioletto Ethan un pensiero affettuoso, personale, intimo e commosso. Loro adesso non hanno più di bisogno di altro. Hanno trovato una pace definitiva ed un’eternità, che probabilmente in questo mondo avrebbero faticato a costruire. Il loro progetto di vita, la loro affettività, il loro amore si sono dissolti nel fuoco di quell’aereo maledetto.
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Isola delle Femmine Una Storia Una Cultura Un Amore Una Vita
ISOLA DELLE FEMMINE UNA STORIA UNA CULTURA UN AMORE UNA VITA
Restituiamo dignità a Domenico Riso
Il dolore per la scomparsa di un giovane uomo in modo cosi assurdo richiede sempre il massimo rispetto e la capacità di fare un passo indietro, di coltivare il silenzio come atteggiamento adeguato e rispettoso. Ci abbiamo provato per due giorni e abbiamo mantenuto, nonostante la drammaticità dell’accaduto, l’adeguata distanza di chi non è in prima persona coinvolto.
Ma i servizi tv e la rassegna stampa di ieri e di oggi ci hanno ancora una volta indignato.
La vita di Domenico Riso è stata avvolta da una cortina fumogena tragicamente ridicola, e ci siamo chieste e chiesti, quando in questo paese si avrà il coraggio di chiamare le cose con il proprio nome? Quando un gay siciliano che è emigrato, si è costruito una vita nuova, una propria famiglia, potrà ottenere il rispetto dovuto almeno dopo morto? E’ possibile che la sua famiglia completamente distrutta in un tragico incidente non sia uccisa una seconda volta dall’ipocrisia, dall’omissione, dal perbenismo? E’ dovere per chi dovrebbe informare correttamente, dare conto di una storia che purtroppo è stata bruscamente interrotta, e che propone una riflessione ampia sulla condizione di milioni di gay e lesbiche in questo paese.
Un tempo, evidentemente non ancora troppo lontano, quando ci si riferiva all’omosessualità si parlava "dell’amore che non osa dire il suo nome" e oggi? Siamo ancora lì?
Quando la vita delle persone omosessuali non sarà più cancellata o trattata sui mass media solo nei casi di cronaca nera o nei pezzi di colore?
Vogliamo salutare a nostro modo Domenico, cui ci sentiamo legate e legati da un sentimento di fraternità e di sorellanza: la sua pur breve vita è la testimonianza di una ferrea volontà di non rinunciare a se stesso, di combattere la sua personale battaglia per la felicità, che in questo paese c’è ottusamente negata. Per lui e per tante e tanti, figlie e figli, amici ed amiche, continueremo a lavorare affinché anche nel vuoto della scomparsa, non sia mai più negata la realtà della famiglia omosessuale.
Andrea Benedino (Gay Pd), Paola Concia (Deputata Pd), Rita De Santis (Presidente Agedo), Riccardo Gottardi (Segretario Arcigay), Cristina Gramolini (Segretaria Arcilesbica), Franco Grillini (Presidente Gaynet), Giuseppina La Delfa (Presidente Famiglie Arcobaleno), Aurelio Mancuso (Presidente Arcigay), Paolo Patané (Arcigay Sicilia), Francesca Polo (Presidente Arcilesbica), Sergio Rovasio (Presidente Certi Diritti Radicali), Agata Ruscica (Arcigay Sicilia).
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ISOLA DELLE FEMMINE FOLLA IMMENSA AI FUNERALI DI ROBERTO
Isola delle Femmine 1.8.07
LA CHIESA NON RIUSCIVA A CONTENERE I GIOVANI CHE VOLEVANO DARE L'ULTIMO SALUTO ALL'AMICO ROBERTO.
Da qualche parte è scritto:
“Alla fine della vita ciò che conta è aver amato”
Questo è il messaggio che leggiamo nella grande e straordinaria partecipazione delle tante persone di Isola delle Femmine.
Roberto è morto!
La notizia, che nessuno osava pronunciare, ha attraversato come d’incanto tutto il Paese.
In tutti noi vi è una sorta di pudore a non voler pronunciare quella parola morte!
NON possiamo! NON vogliamo accettarlo. Lui Roberto aveva solo venti anni!
Aveva ancora bisogno di tempo per esplorare i percosi della vita.
Mesti sono i cuori di questi tanti ragazzi e ragazze che vengono a salutare questo loro amico e fratello.
Nei loro cuori hanno la speranza di rivedere ancora una volta il sorriso di Roberto impresso sul suo giovane volto.
La forza di un ragazzo di soli venti anni che riesce a smuovere le coscienze e i sentimenti di tante tantissime persone.
La forza di un ragazzo di soli venti anni che costringe, noi tutti al silenzio per sentire in noi il risveglio dei sentimenti di amicizia, solidarietà e amore.
La grandezza dell’ amore che Roberto aveva per la VITA trova il suo riconoscimento nelle tante lacrime che scorrono sui visi di questo popolo di amici.
Alla mammma che gli ha donato le ali per volare nel mare della vita resterà per sempre nel suo cuore la semplice grandiosa e gioiosa vita di ROBERTO.(u picciriddu)
Pino Ciampolillo
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ISOLA DELLE FEMMINE AL FEMMINILE
L'ALTERNATIVA Isola delle Femmine al femminile
Un’Idea Un Progetto Una Prospettiva Un Futuro
Isola delle Femmine è donna.
L’immensità del mare che bagna Isola Delle Femmine è donna.
Donna è creatività,
Donna è gioia,
Donna è passione,
Donna è perseveranza,
Donna è dedizione,
Donna è sogno,
Donna è pace,
Donna è VITA,
Donna è energia……
Vogliamo porre Isola delle Femmine al centro dell’interesse turistico culturale.
Vogliamo infondere la nostra passione per offrirci un’opportunità di cambiamento.
Vogliamo risvegliare e stimolare grandi energie su obiettivi importanti e condivisi.
Caricato da isolapulita
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Don Giovanni e i suoi figliocci
Un posto a parte nella gerarchia dei latin lover spetterebbe di ufficio agli uomini spagnoli o di cultura ispanica. Non sono poche le vicende appartenenti principalmente alla cronaca rosa che li vedono come protagonisti. Negli anni ’80 un film dal titolo eloquente di “Bolero extasy” fece irruzione negli schermi cinematografici e televisivi di tutto il mondo, con l’impatto violento di una meteora. Narrava la storia di un mandriano spagnolo che iniziava ai dolci piaceri della carne una ardente e ben strutturata pulzella americana. Poco da dire sulla trama, molto da ammirare, invece, in quella donna, impersonata dall’attrice Bo Derek, che proprio in quegli anni conosceva il culmine della popolarità. Il personaggio del mandriano era invece interpretato da Andrea Occhipinti. Di latin lover spagnoli troviamo tracce ben documentate nella storia, nel costume e nella televisione. Si potrebbe iniziare con la figura mitica di Dominguin, il torero che turbò i sogni di molte donne, tra cui Ava Gardner, e che convolò a nozze con l’ex miss Italia Lucia Bosè. Da quel matrimonio nacquero dei figli, di cui uno, Miguel Bosè, divenne famoso con la canzone “Superman”. Le sue doti di latin lover, celebrate all’inizio come sorprendenti, sono poi state con il tempo sminuite. Secondo i maligni a causa di certe tendenze non certamente virili del personaggio in questione.
Date queste premesse si può sostenere senza correre il rischio di essere smentiti che la figura del latin lover spagnolo è appiattita sul personaggio simbolo di Don Giovanni. Si sono spesi fiumi di inchiostro per rievocare la storia di questo personaggio la cui leggenda popolare è stata ripresa e rielaborata dallo scrittore spagnolo Tirso Molina. Mozart vi ha scritto un’opera, e George Byron, noto amante vorace di ambedue i sessi, ha voluto eguagliarlo in letteratura. Persino Carlo Goldoni, acclarato “farfallone”, ha voluto cimentarsi nell’ingrato compito di ripercorrerne le gesta. Con quali risultati è meglio non discutere. Piuttosto, dovremmo riflettere profondamente sul significato da dare agli amori di Don Giovanni. Egli fonda il suo modello relazionale con le donne esclusivamente sulla sensualità e raramente sulla complicità. E’ per questo che dal confronto con un altro importante rappresentate della categoria degli amatori, l’italiano Casanova, egli esce sconfitto. Don Giovanni divora le sue prede come l’avventuriero veneziano le ricolma di gentilezza. Casanova, inoltre, rimane “quasi” sempre in amicizia con le donne con le quali ha instaurato un rapporto d’amore, anche quando quest’ultimo si è bruscamente interrotto. Assodate queste differenze e peculiarità non c’è dubbio che il latin lover italiano, che si modella sui personaggi di Casanova e Valentino, abbia una marcia in più rispetto al suo omologo spagnolo. Netta è pure la differenza che intercorre tra il latin lover e i corteggiatori delle altre latitudini ( per esempio “nordici”). Il primo non si pone il problema se riuscirà o meno a conquistare la sua preda e la inonda delle più grandi e squisite considerazioni, il secondo, invece, è più realista e pragmatico, e si impegna soltanto quando riterrà di avere buone probabilità di farcela. Il maschio latino, tuttavia, non è una “macchina da sesso”, come il classico “stallone” che si può intravedere nei film hard. Egli intende donare piacere alla sua partner non in senso semplicemente fisico, ma anche intellettuale. In Italia, peraltro, è assente totalmente quella che è una tendenza ampiamente riscontrabile in area spagnola e che fa della donna un mero e semplice oggetto di consumo. Un posto a parte nella gerarchia dei latin lover spetterebbe di ufficio agli uomini spagnoli o di cultura ispanica. Non sono poche le ... more -
La non violenza di Gandhi
Di Gandhi è nota la sua adesione agli ideali della non violenza. Eppure pochi sanno che le origini di questo principio si trovano in una religione elitaria come è il giainismo. Si tratta di una dottrina professata da un contemporaneo del Buddha, di nome Mahavira, che mostra straordinarie assonanze con il buddismo. Ciò che la differenzia è il diverso percorso per il raggiungimento della perfezione (santità). Nel giainismo esistono due diverse categorie di anime: quelle dei tirthamkara (profeti liberati definitivamente dalle passioni) e quelle “trasmigranti” degli uomini e degli animali, che ancora devono raggiungere la perfezione più alta. Tra uomini e animali non vi possono essere dunque contrasti; essendo entrambi nella medesima situazione “esistenziale”. Alcuni seguaci del giainismo arrivano ad applicare in modo estremo questa convinzione e si mettono un bavaglio alla bocca, in modo da non nuocere neppure a forme viventi apparentemente insignificanti come gli insetti. Eccettuato il suicidio che rappresenta per i giainisti (per lo più i monaci) un modo di elevazione spirituale, si può dire che l’ideale di santità e perfezione è raggiunto quando si rispettano questi cinque principi: 1) ahimsa (non violenza);2)satya (assoluta verità); 3)asteya (astensione dal furto); 4)brahmacarya (continenza); 5)aparigraha (limitazione dei desideri).
L’ahimsa (non-violenza) è per Gandhi “un grande voto, più difficile che camminare sulla lama di una spada”. E ancora: “E’ una potente emozione del cuore che trova la sua espressione in numerose forme di servizio. Se essa si manifestasse nella sua perfezione anche in un solo essere umano, la sua luce sarebbe molto più potente della luce del sole”.
Egli non fu mai un teorico delle sublimi verità, né tanto meno un guru. E anche quando postula la necessità dell’amore assoluto, la cui forza “è come la forza dell’anima e della verità” senza la quale l’universo scomparirebbe, lo fa escludendo totalmente argomentazioni astratte.
Il punto culminante della sua esperienza spirituale può essere dunque individuato in queste suggestive parole: “L’amore è una pianta assai rara che trasforma in amico anche il peggiore nemico, e questa pianta cresce sul terreno della non-violenza”. Di Gandhi è nota la sua adesione agli ideali della non violenza. Eppure pochi sanno che le origini di questo principio si trovano in u... more -
Il tempo delle mele
Nel 1980 esce un film francese destinato a cambiare gli orizzonti esistenziali degli adolescenti di tutta Europa. Il suo nome è banale: “Il tempo delle mele”, come la trama, che si regge sulla storia d’amore tra un ragazzo e una ragazza, la promettente Sophie Marceau, futura “stellina” del cinema d’oltralpe, di cui già allora si cominciava ad intravedere la cristallina bellezza. Ciò che colpisce è il successo immediato e dirompente di questo film, semplice e semplicistico, ma in grado di attrarre schiere di giovanissimi. Si può così dire che se gli anni ‘60-70 avevano sdoganato i “capelloni”, gli anni ’80 “scoprono” finalmente gli adolescenti con tutti i problemi che debbono affrontare. Il tempo delle mele assurge dunque a film manifesto dell’età adolescenziale, fatta non soltanto di leggerezza ma anche di tensioni interne ed emotive. Se il film piace, è tuttavia la colonna sonora ad entusiasmare di più; quel “ Reality” del musicista francese Richard Sanderson, che spopola in tutte le feste di compleanno di quell’epoca. E’ bene aprire una parentesi a tal proposito e parlare di come gli adolescenti che apprezzavano “Il tempo delle mele” si divertivano durante i loro passatempi pomeridiani. Le feste di compleanno erano dei veri e propri happening, come si direbbe ai nostri giorni, imperniati di fantasia e di tutto quello spirito che oggi non si trova più. Era frequente che si riunissero in circolo, preferibilmente seduti, e si dilettassero con “il gioco della bottiglia”, che si faceva ruotare finchè non si fermava ad indicare qualcuno. Il “prescelto” decideva la punizione da infliggere al suo vicino tra un lotto costituito da baci, carezze, schiaffi e via dicendo.
Dopo l’uscita del film le feste pomeridiane tra compagni di classe si intensificarono, riprendendo il più delle volte manie e tendenze che si vedono nella pellicola cinematografica come quella di serrare le finestre.
Il successo de “Il tempo delle mele” convinse i suoi produttori a registrare il sequel, che si chiamò, senza troppo dispendio di fantasia, “Il tempo delle mele 2” dove troneggia, accanto alla sempre più affascinante Sophie Marceau, il “bello e impossibile” Pierre Cosso che avrebbe poi dato il meglio di se stesso ( e della sua non memorabile carriera) nel film “Windsurf, il vento nelle mani” (1984). La colonna sonora, sebbene non eccelsa come quella della prima serie, è comunque all’altezza della situazione e scandisce i ritmi delle feste di compleanno di quegli anni.
Il tempo delle mele fu un fenomeno culturale in cui si rispecchiò un’intera generazione che, parafrasando le parole di Eros Ramazzotti in “Terra promessa”, pensava sempre all’America. Le magliette dell’università di Ucla indossate dai protagonisti, le frequentazione dei MC Donald’s, la passione per la Coca Cola, lo testimoniavano molto chiaramente. Questa nuova generazione si contrapponeva radicalmente a quella politicamente impegnata degli anni precedenti, ma finiva per avallarne le conquiste (culturali e sessuali), anteponendo però alle emozioni della protesta quelle di amori da vivere in piena libertà.
‘ Nel 1980 esce un film francese destinato a cambiare gli orizzonti esistenziali degli adolescenti di tutta Europa. Il suo nome è banale... more -
Bolla Trevigiana
Carnevale a Venezia con base a Treviso...a Villa Zane
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L'amore nei poeti latini
Non si può dire, però, che la donna goda di una grande considerazione nell’immaginario collettivo dei poeti latini. Ovidio, in questo, rappresenta un’eccezione in un mondo in cui la misoginia la fa da padrona. A parte il caso patologico di Giovenale che inveisce ferocemente contro l’impudicizia e licenziosità delle donne di ogni strato sociale, mettendole tutte in uno stesso calderone, il resto del panorama letterario ha toni più dimessi ma che convergono sempre nella stessa direzione. Se Orazio mostra di prediligere modelli femminili che si rifanno pedissequamente alla tradizione di una Roma contadina e virtuosa, gli altri poeti più in vista mettono a fuoco donne certamente più emancipate, con la conseguenza di doverne stigmatizzare i comportamenti. Properzio, per esempio, disegna la sua amata Cinzia come una persona vagamente ambigua e contraddittoria, capace di slanci amorosi e brutture che hanno il gusto amaro della meschinità. Il poeta soffre del tradimento perpetrato dalla sua amata, ma cerca di farsene una ragione. L’amore, però, è momentaneamente salvo, anche se scalfito nelle fondamenta. E Il finale spezza ogni illusione, perché scioglie inesorabilmente il legame tra il poeta e la sua amata, che viene vista per la prima volta nella sua reale essenza di donna, volubile e problematica.
Scorrendo le pagine di antologie latine troviamo gli stessi temi dominanti, di polemica cioè nei confronti delle donne, anche in altri poeti latini. Consapevole dei copiosi tradimenti da parte delle donne è sicuramente Tibullo, anche se spesso i suoi strali non sono lanciati contro tali rappresentanti del genere femminile, bensì contro gli uomini che le inducono in tentazione. Per Catullo, invece, si dovrebbe fare un altro discorso, partendo dal rapporto totalizzante ed esclusivo con la sua amata Lesbia, la cui figura è passata indenne all’oblio del tempo che passa. Noè la sola donna al quale dedica i suoi Carmi, ma certamente la più significativa anche per gli insulti che le lancia tra una rima e l’altra. Lesbia è il paradigma della femminilità volubile e infedele, ma ispira un desiderio cui non è possibile rimanere estranei. La realtà è che quasi tutti i poeti latini sono consci della follia dell’amore che spinge l’uomo nelle braccia della mollezza e di una devastante sensualità. “Amantes amentes” sentenzierà Terenzio, ovvero: “ Gli amanti sono dei folli”. L’amore è percepito con un potenziale distruttivo molto forte, tanto che i poeti latini non fanno che ripetere questa frase: “ Nec tecum possum vivere nec sine te”, ossia “ Non posso vivere con te, né senza di te”. La passione amorosa è contraria all’armonia e alla serenità e crea una senso di smarrimento molto forte. Soltanto Petronio non lo avverte, anche perché il suo Satyricon è fondamentalmente un romanzo amorale, dove albergano creature dedite alle più basse turpitudini.
L’amore latino ha in ogni secolo i suoi cantori e mano a mano che ci si avvicina al declino dell’Impero si assiste ad un ammorbidimento dei toni. Con Apuleio vediamo come esso tenda a divenire parte di una spiritualità più generale, simboleggiata dall’incontro tra Cupido e Psiche nel racconto che costella la parte più affascinante del romanzo “Le metamorfosi”. Il messaggio lanciato dall’autore latino sembra essere questo: l’amore senza l’anima non ha un futuro. Soltanto se i due termini stanno insieme l’uomo potrà giungere all’immortalità. Era il primo passo verso il superamento della concezione dell’amore inteso come eros ed un passaggio verso le sponde di quella che i cristiani avrebbero chiamato agape. L’amore, insomma, da quel momento sarebbe stato vissuto con meno passione e più familiarità. Non si può dire, però, che la donna goda di una grande considerazione nell’immaginario collettivo dei poeti latini. Ovidio, in questo,... more -
Gli amori di Carlo Goldoni
Quando Carlo Goldoni si recò a Parigi per la prima volta nel 1762 la gente si aspettava di assistere alla solita carnevalata italiana fatta di scene teatrali affollate da guitti e donzelle allegre. I francesi si attendevano infatti Pulcinella, Arlecchino, Pantalone e non caratteri noiosi come quelli che sgorgavano dalla penna di Moliere. Goldoni aveva riformato il teatro italiano, ma la sua lezione adesso trovava difficoltà ad essere recepita in un paese che era abituato ad immaginarsi gli italiani in una sola veste: quella dei commedianti.
La biografia di Carlo Goldoni segue tutte quelle linee di pregiudizio che gli stranieri avevano nei confronti degli italiani. Gli italiani sono intriganti ? Pure Goldoni lo è. Gli italiani sono donnaioli ? Anche Goldoni non si sottrae a tale ultimo stereotipo. Goldoni non era altro che un mancato avvocato innamorato delle belle donne e del gioco d’azzardo con una fantasia bizzarra che soltanto certi italiani, i più geniali, hanno. Fu un campione del menage a trois che praticò indefessamente con la moglie del suo datore di lavoro, il capocomico Medebac, e con l’amante dell’abate Frugoni, Cornelia Barbaro Gritti. Goldoni era per sua natura un goliarda ed in ogni cosa che faceva, anche la meno ortodossa o la più losca, traeva
linfa per il suo personale divertimento. A diciannove anni ne combinò una delle sue- si mise a scrivere un libello sulla scarsa onorabilità e licenziosità di certe signore di non difficile identificazione ma ebbe la fortuna sfacciata di sfuggire in extremis al linciaggio. Qualche anno dopo spedì delle lettere a conoscenti ed amici rivelando loro la sua storia a tre con l’abate Frugoni e Cornelia Barbaro Gritti. Una sera dichiarò agli amici la sua intenzione di farsi frate, dettata dalla visione della punizione pubblica inferta ad un sacerdote condannato per violenza carnale. Fu però una scelta momentanea- il giorno dopo , invece che a prendere i voti, lo videro entrare in una casa di tolleranza. Un’altra volta si impelagò nel reclutamento di mercenari per un fantomatico esercito di Zara e per questa leggerezza perse seimila ducati. Un individuo di questa risma poteva risolvere i suoi guai soltanto se avesse avuto al suo fianco una donna pia e coscienziosa. Goldoni la incontrò per caso mentre stava camminando con consueta lentezza per le strade di Genova. Appena la vide alla finestra si invaghì di lei, e quando la conobbe meglio si innamorò soprattutto del suo portafoglio. La ragazza, infatti, era figlia di un notaio- professione che allora come oggi assicurava un soddisfacente tenore di vita. Non si curò affatto di un ulteriore particolare’ quello di rimanerle fedele. Ogni donna per lui era l’allegra cuccagna a cui non avrebbe rinunciato per nessuna cosa al mondo. Con una di esse passò addirittura dei guai sebbene poi temperati dal sapore dolce del lieto fine. Una ragazza minorenne, infatti, lo denunciò per stupro. Un’accusa forse infondata, ma che non ci lascia, conoscendo il personaggio, stupefatti. Il “cioccolataio” Carlo Goldoni, come era stato definito dal suo rivale Carlo Gozzi, per via del suo amore viscerale per la famosa “bevanda degli dei”, si comportò nella vita come i personaggi delle sua commedie. In un’ unica occasione ebbe un sussulto o un impeto di orgoglio e fu quando il pubblico del teatro S.Angelo di Venezia, lo iniziò a fischiare sonoramente. Egli promise con sfrontatezza che avrebbe scritto in un anno sedici commedie e che queste sue opere avrebbero incontrato il massimo apprezzamento da parte del pubblico. Fu forse la sola volta in cui azzeccò una scommessa. Quando Carlo Goldoni si recò a Parigi per la prima volta nel 1762 la gente si aspettava di assistere alla solita carnevalata italiana... more -
Le donne preferiscono gli chef, altro che brillanti.
Un motivo ci sarà se le TV satellitari che si occupano di cucina hanno sempre più successo. E un altro motivo ci sarà se a preparare piatti succulenti sono sempre più gli uomini, sfatando la donna come angeli dei fornelli.
Secondo una indagine di Esperya.com, metà delle italiane amano essere corteggiate davanti a un prelibato piatto e l'invito a cena diventa ancor più intrigante se a cucinare è lui.
Lo chef, insomma, è in cima alla classifica dei mestieri più sensuali e che conquistano le donne.
Segue l'imprenditore ovviamente ricco, bello ma senza spalmature di creme. Al terzo posto, con un 16 per cento di gradimento il militare; poi il veterinario e infine il pompiere che si attesta all'8 per cento delle preferenze femminili.
Sempre secondo l'indagine, invitare a cena il partner per conquistarlo è meglio di un regalo prezioso o di un viaggio romantico. Un motivo ci sarà se le TV satellitari che si occupano di cucina hanno sempre più successo. E un altro motivo ci sarà se a preparare p... more -
Le donne nell’ars amandi di Ovidio ( 3° libro)
Un uomo per amare ha bisogno di interagire con il proprio partner. E nella storia di Roma antica le donne non sono mai state le stesse, ma hanno preferito cambiare atteggiamento nel corso dei secoli. All’inizio prevale in esse il carattere sabino, che le mostra in una veste castigata e rigorosa. E’ il periodo in cui fioccano le leggende sulla virtù e l’eroismo della donna romana, tutta casa e chiesa, incarnata nelle figure di Clelia e Lucrezia. E’ il trionfo dell’ideale puro di bellezza che fa da contraltare alla tetra goffaggine di uomini quasi selvaggi e virili, come sono i romani delle origini. Che amore è possibile in questi casi se non un semplice esercizio di funambolismi di natura fisico-estetica ? Verso le donne i latini della prima ora provano certamente affetto, che non si riverbera però in atteggiamenti erotici conseguenti. Dare piacere fisico alle proprie consorti ed amanti era considerato nella tradizione romana se non un vizio, un lusso che non ci si poteva permettere. L’uomo mirava soltanto a misurare la propria virilità sul numero dei rapporti sessuali che compieva. E in giro si diffondevano storie o leggende metropolitane che servivano a ghettizzare ancora di più la donna fuori della stanza dei piaceri.
Alla visione cruda dell’amore di stampo classico si contrappone la raffinatezza greca ed estetizzante di Ovidio che pone le basi per la creazione di un vero e proprio rapporto di servizio dell’uomo nei confronti della donna. E il suo pensiero, anche se si attira gli strali dell’imperatore, è destinato a sopravvivere dopo la sua morte.
Nel terzo libro dell’Ars amatoria, il poeta di Sulmona si arrischia nel dare consigli di seduzione alle donne. Del resto ogni rapporto è biunivoco e oltre agli attori ( i maschi) ha bisogno di attrici che siano all’altezza (le donne). Nasce così uno scambio vicendevole che pone le basi per la realizzazione di un piacere comune e condiviso.
L’immagine che Ovidio ci propone delle donne non è in tono con quella livorosa e misogina di certi conclamati letterati latini. Le donne, anzi, non risultano ingannatrici come gli uomini, ma scontano la debolezza di essere travolte dal “fiume” dell’amore. A tutte il poeta di Sulmona consiglia alcune tecniche per sedimentare e far prosperare il rapporto amoroso. Il clou di questo ragionamento è rappresentato dall’invito ad assumere una “figura d’amore” a seconda delle proprie caratteristiche fisiche. Chi è bella di viso deve farsi vedere dall’amante, girata di schiena, chi ha un bel seno e delle graziose gambe deve, invece, sdraiarsi obliquamente davanti all’amante e via dicendo. E’ anche grazie a queste esortazioni che l’amore presso i latini è potuto realmente progredire, sebbene l’amoralità che ne derivi non sia condivisa da tutti. Su Ovidio grava sicuramente una colpa che forse da sola rappresentò la causa principale del suo allontanamento da Roma. Fu, però, questa una delle ragioni per cui la sua fama arrivò intatta e si consolidò nel Medioevo. Anche se Ovidio non lo dice espressamente, fa capire almeno a parole che l’amore non può esistere in un contesto familiare, ovvero, più esplicitamente, all’interno del matrimonio. Un uomo per amare ha bisogno di interagire con il proprio partner. E nella storia di Roma antica le donne non sono mai state le stesse... more -
L’arte di amare di Ovidio ( 2° libro)
Nel secondo libro Ovidio si lascia andare a considerazioni sul modo di mantenere una donna già conquistata. In questo caso l’arte di amare deve aumentare di intensità perché è a lei preclusa qualsiasi forma di improvvisazione. Ovidio invita gli uomini ad adottare un contegno amabile, associando ai beni del corpo le qualità della mente. E una donna si dovrà in primo luogo accondiscendere e sopportare. “Se ti fa la guerra arrenditi perché così vincerai: assumi qualsiasi parte lei vorrà farti assumere” recita Ovidio. Se la donna ride, o afferma qualche cosa, oppure la nega, così deve fare l’uomo. “L’amore è come il servizio militare” afferma il poeta di Sulmona per giustificare questo atteggiamento servizievole da parte dell’uomo, il quale dovrà pure mostrare stupore di fronte alla (supposta) bellezza della sua donna. L’importante è, naturalmente, far credere all’amata che non la si sta prendendo in giro, altrimenti l’inganno rischia di essere controproducente, così come un numero troppo elevato e smisurato di lodi e apprezzamenti.
La ricetta del successo con le donne passa anche attraverso la familiarità, ovvero l’abitudine di stare vicino ad una ragazza ed essere considerati da lei necessari. Talvolta, però, un’assenza momentanea e temporaneamente ridotta può alimentare la fiamma della passione. Quanto alle scappatelle, Ovidio non fa mistero di ritenerle fisiologiche per un uomo. L’importante, naturalmente, è di non farsi beccare e per raggiungere questo scopo si debbono usare delle precauzioni, ovvero “mai alle stesse ore” e “mai negli stessi luoghi”. Per scacciare il sospetto di infedeltà, non resterà che negare nel modo più assoluto. Il fatto che un moglie pensi di avere una rivale in amore non è sempre cosa negativa.
Nella parte finale del secondo libro, Ovidio sostiene che tutti gli amori furtivi sono sacri e che perciò non debbano essere messi in piazza. Esprime poi un parere sull’età migliore per far bene l’amore e il genere di donna con cui accoppiarsi. L’uomo, per godere dei piaceri della carne, dovrà quindi avere almeno trentacinque anni e scegliersi preferibilmente una donna matura, con cui andare “insieme alla meta”. Perché, come dice Ovidio, “il piacere è al suo massimo quando l’uomo e la donna giacciono insieme, vinti”. Nel secondo libro Ovidio si lascia andare a considerazioni sul modo di mantenere una donna già conquistata. In questo caso l’arte di a... more -
L’arte di amare di Ovidio ( 1° libro)
Qualche giorno fa mi sono imbattuto in un film che voleva essere un compendio dell’arte di amare di Ovidio. L’ars amandi è un testo letterario che il poeta latino scrisse per celebrare l’amore, visto in chiave spiccatamente erotica, in un’epoca in cui questi temi erano considerati fuorilegge. Il percorso compiuto da Ovidio è “controcorrente”, dal momento che la sua idea di amore stride con la pretesa di confinarlo all’interno del matrimonio o della vita di coppia in generale. “Un’arte deve guidare l’amore” sostiene il poeta di Sulmone, così come “ un’arte fa andare veloci le navi, a vela e a remi e un’arte fa andare i carri leggeri”. L’uomo, dunque, in amore non può improvvisare, ma deve seguire delle regole ben precise finalizzate prevalentemente alla conquista e al mantenimento di una donna. Nei primi due libri dell’Ars amatoria vengono trattate tutte le tecniche di seduzione maschile, evitando di far accenno alle posizioni da tenere durante il rapporto sessuale. Se il cacciatore e il pescatore sanno dove ci sono tanti cervi e tanti pesci, così l’uomo deve conoscere in anticipo i luoghi in cui trovare le ragazze. E così Ovidio ne enumera alcuni, come per esempio, i teatri, i circhi, gli ippodromi e i conviti, dove scorre il vino a fiotti e si saldano nuove amicizie. Ma guai a giudicare una donna la notte mentre è sazia di vino, dal momento che la bellezza è nota soltanto di giorno. L’uomo deve agire, sapendo che nessuna donna gli è preclusa se solo egli riesce a disporre bene le sue reti. Per prima cosa egli dovrà guardarsi bene dal fare i regali alla donna che vuole conquistare, per non essere spolpato e poi piantato per opportunismo. Meglio allora le promesse che possono far credere l’uomo un pascià anche se non lo è minimamente. Fondamentale è naturalmente che l’uomo piaccia alla donna che vuole sedurre e per ottenere questo risultato è necessario che si proponga in un certo modo. Egli deve prediligere il parlare semplice e non le espressioni auliche e pedanti. E quanto all’aspetto fisico, Ovidio prescrive, con minuzie di particolari, che la lingua non debba essere indurita, sui denti non ci sia tartaro, i piedi non si collochino in scarpe troppo larghe, le unghie non siano sporche, dalle narici non sporga alcun pelo, il fiato e l’odore della pelle non siano pestilenziali, la barba e i capelli rimangano in ordine.
Ovidio passa poi a rappresentare le principali tecniche di seduzione durante un banchetto. L’uomo deve quindi imitare ogni gesto compiuto dalla donna, bere alla coppa in cui questa ha bevuto, toccare gli stessi cibi e cercare di afferrarle la mano. Alla fine del banchetto arriva il momento di toccarle il piede, sfiorarle con le dita il fianco ed iniziare a parlare con lei.
La miglior cosa da fare è fingersi innamorato, visto che la donna si crede sempre “degna d’amore”. L’uomo dovrà impegnarsi in un’opera approfondita di adulazione del viso, dei capelli, delle dita e dei piedi, perché, secondo Ovidio, “l’elogio della bellezza piace anche alle caste”. Ma è poi necessario, per portare avanti il proposito di conquista, provvedere a baciarla anche contro la sua volontà. Si deve trattare di un atto di audacia non di una violenza vera e propria, affinchè la donna possa trarne beneficio. Alla donna, però, piace essere corteggiata e non sempre ripaga chi mostra subito il suo amore. E’ allora consigliabile in questi casi, a detta del poeta di Sulmona, di presentarsi come amico al fine di divenire poi l’amante. Ma per essere credibile nel ruolo dell’innamorato, l’uomo dovrà esibire un aspetto adeguato. “Sian pallidi gli innamorati” sentenzia Ovidio, aggiungendo poi: “La magrezza inoltre dimostrerà amore”. Ma i pericoli si annidano da ogni parte, tanto che il seduttore si dovrà guardare dagli amici piuttosto che dai nemici. Se l’amicizia del marito della donna che vuole soggiogare, gli sarà di vantaggio, assolutamente deleteri saranno per lui il cognato, il fratello e gli amici in generale. Qualche giorno fa mi sono imbattuto in un film che voleva essere un compendio dell’arte di amare di Ovidio. L’ars amandi è un testo le... more
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